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Diario di una schiappa, la mia prima volta elettrica/2

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La nuova Nissan Leaf che debutterà nel 2018

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Ecologia portami via

La Leaf che ho tra le mani è un modello del 2015, il suo prezzo di listino è superiore ai 30 mila euro, ma monta una batteria da 30 Kwh e la sua autonomia è di circa 200 chilometri. Le dimensioni sono quelle di una utilitaria di alta gamma, tipo una Golf per intenderci. Quindi spazio ce n’è sia per il trasporto dei passeggeri che per il bagagliaio. Niente a che vedere dunque con quelle bizzarre monoposto che mi capita di vedere soprattutto nelle nostre grandi città e che sembrano più uno scooter o un risciò di lusso. Qui, aperto lo sportello, sono in una macchina come tutte le altre. Solo completamente diversa.

Ricaricarla a casa è piuttosto semplice: Conun’unità di ricarica domestica da 32 A (ampere) e il caricabatteria a bordo da 6,6 chilowatt (che è un optional), questa pila gigante si carica completamente in circa sei ore. Quindi in casa non ci sono problemi, soprattutto a fine giornata. Per quanto riguarda le nostre strade, stazioni di ricarica stanno spuntando con buon ritmo, sia nei centri abitati che su qualche autostrada. «Con una sosta all’autogrill di venti minuti sei già in grado di ripartire»,mi assicura Roberto.

Non nego di essere affascinato dal concetto che sta dietro a questa tecnologia, soprattutto da un punto di vista ecologico. Il traffico veicolare in Italia è colpevole di un terzo dell’inquinamento che subiamo, con picchi anche maggiori nelle città più popolate, dove oltretutto il trasporto pubblico è anche peggio organizzato e drammaticamente poco utilizzato. L’Italia non è all’avanguardia da questo punto di vista, inutile negarlo: l’utilizzo di una macchina a carburante fossile è molto radicato. Eppure qualcosa sta cambiando.

Osservando i dati forniti dalle case produttrici mi rendo conto che un’auto elettrica non è fatta per chi viaggia molto. Ma quanti sono in percentuali quelli che percorrono centinaia di chilometri al giorno? Per chi si sposta in città, su percorsi brevi e magari fatti di saliscendi una macchina green può rappresentare un’opzione interessante. Senza contare che non ha alcun problema nelle zone a traffico limitato, dato che non emette gas di scarico si può muovere ovunque.

Poste italiane da un anno si avvale del furgone green di Nissan (da poste.it)

E qui penso anche a tutto il movimento di piccoli veicolo commerciali dei tanti corrieri che circolano nei nostri centri abitati, grazie all’esplosione dell’e-commerce e delle consegne a domicilio. La stessa Nissan produce un suo furgone completamente elettrico, «si chiama E-NV200» e monta lo stesso propulsore della Leaf. Quindi stessa potenza, ma chiaramente qualche chilometro in meno di velocità massima.

Ma più guido e più mi rendo conto che la punta di velocità è un concetto inutile da questa prospettiva. la fortuna di una macchina elettrica si basa molto sulla sua agilità, con una restituzione di potenza immediata. La ripresa non ha niente a che vedere con quella di una motorizzata diesel, ma anche con benzina. Ci sono passi da fare sicuramente soprattutto dal punto di vista delle ricariche rapide e della potenza delle batterie, ma il motore elettrico è pronto a scattare nella sfida alla mobilità su quattro ruote.

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