Obbligata a usare un’auto elettrica aziendale, Isabella percorre molti chilometri per lavoro e ha bisogno di colonnine fast: nel suo paese ne hanno installate cinque lo scorso ottobre, ma non sono state mai attivate. Si lamenta su Facebook, ma gli hater la irridono. Per lei non è una battaglia ideologica: è pura praticità. «A me servono le colonnine per lavorare», ribadisce. E sbotta: «A cosa servono cinque colonnine veloci in tre chilometri se non vengono accese?». Un caso che si aggiunge ai tanti già documentati, l’ultimo a San Giorgio a Cremano.
L’appello: «Devo lavorare, attivate le colonnine»
Isabella ha pubblicato sul gruppo Facebook del suo paese la foto di una delle cinque colonnine installate ma ancora inattive. Siamo a Rovolon, poco meno di 5mila abitanti in provincia di Padova, e il post è bastato a scatenare gli hater. Questo il suo sfogo: «Quando ho chiesto su questo gruppo se qualcuno sapesse quando sarebbe stata attivata, mi ha risposto “Domani alle 18”… una bella presa in giro in pieno stile FB».

Le solite banalità, condite di cattiveria gratuita, perché la storia di Isabella conferma un dato semplice: anche chi percorre molti chilometri al giorno può lavorare senza problemi con un’auto elettrica.
Il punto non è neanche costruire nuove colonnine, ma far funzionare quelle già installate. «A volte sono in difficoltà perché chi ha un’auto totalmente elettrica e fa 200-300-400 km al giorno fa molto poco con quelle lente», spiega. È una risposta diretta a chi sostiene che bastino le colonnine a bassa potenza: per chi viaggia per lavoro, servono ricariche super veloci. Poi ben vengano come in Gran Bretagna le colonnine a bassa potenza nei lampioni.
Isabella: «Non ho comprato la macchina sbagliata»
Interessante il passaggio in cui Isabella chiarisce: «Non ho comprato la macchina sbagliata o meno adatta: è un’imposizione aziendale e non ho scelta. Lavoro in tre regioni, faccio in media 400 km al giorno e abito a Carbonara, frazione di Rovolon. Carico 2–3 volte al giorno anche per essere carica alla sera per la mattina dopo. Ho la wallbox, che è lenta, e chiedo solo che vengano accese le cinque colonnine installate cinque mesi fa».

Agli hater risponde senza giri di parole: «Tutto il resto sono chiacchiere da bar che farò volentieri davanti a uno spritz, quindi non dovete né voler capire, né giudicare, né altro». Il senso è chiaro: con le colonnine fast attive, il problema sarebbe risolto.
Isabella non è l’unica e-driver di Rovolon. Interviene anche Pierpaolo, raccontando una scena tipica della burocrazia italiana: «Ho telefonato anch’io all’Enel e mi hanno detto che è colpa del Comune. Ho chiamato in Comune e mi hanno detto che dipende dall’Enel e che dovevano essere accese. Sul bollettino c’era scritto che sarebbero state attive dal 1° gennaio».
Attivazione saltata a Capodanno, superato anche Carnevale: ora si spera che le colonnine entrino in funzione almeno per Pasqua. Questa piccola cronaca è l’ennesima conferma che non esiste una sensibilità al tema, anche se nel Paese fanalino d’Europa per vendita di auto elettriche sono evidenti questi rallentamenti.
- Il mistero della colonnina: off-limits ma attiva… guarda il VIDEO



Le domande da porsi sono due: perché ci sono le colonnine fast?
Riformulando meglio: chi le ha messe, con quali soldi le ha messe? (Con un proprio investimento in attesa di ROI, o con qualche badilata di soldi a fondo perduto tipo Pnnr?)
E perché non sono attive? Ossia: non è che c’è dietro una volontà politica a NON attivarle e a ostacolare la diffusione delle colonnine?
Dopo il retro front di Stellantis, prevedo un grande aumento di colonnine non funzionanti, eliminazione di agevolazioni (il comune di Roma ha già aperto la strada, Milano seguirà a breve), fine degli incentivi ecc
Cara Isabella, non conosco i dettagli della sua situazione, quindi mi scuso se il mio suggerimento non fosse adatto al suo caso.
Visto che il datore di lavoro ha reso obbligatoria l’auto BEV, ha provato a negoziare l’installazione a spese dell’azienda di una wallbox a casa (con misurazione dei kWh per il rimborso) e, se necessario, l’aumento di potenza del contatore?
Per chi fa molti chilometri può essere finanziariamente più conveniente per l’azienda, oltre a ridurre la dipendenza da colonnine mai attivate.
Ciao Ivone, la signora Isabella dice che “…Ho la wallbox, che è lenta…”, quindi il problema non è avere la wallbox, bensì più potenza di ricarica.
Rimediare a questo però è facile: la signora può o aderire alla sperimentazione di Arera per avere l’aumento della fornitura a 6 kWh nelle ore notturne (non ricordo l’esatto intervallo temporale), oppure passare direttamente la sua fornitura ai 6 kWh assicurandosi che i cavi elettrici che portano alla wallbox siano correttamente dimensionati per sopportare tale potenza e che la wallbox sia in grado di erogare tutta la potenza a disposizione.
Impostando quindi la wallbox alla potenza di 6 kW, in 10 ore di ricarica serale/notturna la signora ricaricherebbe tranquillamente almeno 50 kWh, sufficienti per ridurre poi a 1 al giorno le ricariche alle colonnine.
Ciao Ivone, la signora ha la wallbox, sicuramente aiuterebbe il passaggio a 6 Kw ma penso non risolverebbe del tutto il problema
Certo, ma partire ogni mattina con la batteria almeno oltre l’80% permetterebbe alla signora Isabella di ridurre le ricariche alle colonnine a 1 sola al giorno.
Sarebbe bellissimo, ma la lungimiranza di AdE lo ha vietato. C’è una circolare che dice che il datore di lavoro non può rimborsarti le ricariche domestiche (pur contabilizzate in maniera certa) e che se lo fa gli importi costituiscono reddito di lavoro (quindi tassate secondo il tuo scaglione Irpef). Una porcheria
Quello forse sarebbe il meno, un modo per il rimborso lo si trova, anziché 0,24 €/kWh si chiede uno 0,35 e passano tutte le paure.
Se il datore ti obbliga ad andare in EV deve anche prevedere che uno potrebbe trovarsi a non riuscire a caricare o perdere più tempo del previsto per avere l’auto carica. Però per prendere l’auto aziendale uno può scegliere tra benzina e diesel o ibrida o elettrica per meglio adattarsi all’uso . Detto ciò come personale considerazione ammetto che tutti gli enti che girano attorno ai permessi, installazione ed attivazione di queste colonnine non fanno una bella figura.
Il problema è il diritto alla ricarica, non generica ma adatta ai viaggi lunghi per supportare chi lavora e viaggia in elettrico
Isabella, molla Feisbuc e vai nel fediverso. Forse perdi qualche amico, ma di sicuro perdi tutti gli odiatori.