Decreto bollette, ovvero: chi inquina non paga

decreto bollette



Il Decreto Bollette ribalta la logica della politica energetica europea, basata sul principio che “chi inquina paga“. Questo dicono in coro le associazioni ambientaliste italiane Greenpeace Legambiente e WWF, in un comunicato congiunto. A cui si aggiungono la multiutility Octopus, campione europeo della produzione di energia da fonti rinnovabili e il think tank italiano per il clima ECCO in un nuovo documento che smonta punto per punto il decreto approvato dal Governo il 20 febbraio. L’accusa è di favorire il termoelettrico a gas a danno  delle fonti rinnovabili. 

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Al centro del provvedimento c’è la proposta di neutralizzare il costo delle quote di CO2 per le centrali a gas, rimborsando i produttori e trasferendo l’onere in bolletta a famiglie e imprese. Il decreto punta a contenere il prezzo dell’elettricità intervenendo sul costo delle quote del sistema europeo di scambio delle emissioni, l’Emissions Trading System (ETS). Il rimborso ai produttori termoelettrici, stimato in circa 30 euro/MWh, verrebbe finanziato attraverso una nuova componente tariffaria a carico dei consumatori.

Decreto Bollette: misure “populiste” che rinviano il problema del caro energia

Le critiche delle associazioni ambientaliste

Sul decreto intervengono con toni molto duri Greenpeace, Legambiente e WWF, che giudicano il provvedimento «molto negativo». Secondo le associazioni, anziché affrontare i nodi strutturali del sistema energetico italiano, il Governo «continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando di fatto a esentarlo dalla tassa sul carbonio».

Per le tre organizzazioni si tratta di un attacco a uno dei pilastri storici delle politiche climatiche europee, precedente persino al Green Deal, su cui si fondano investimenti industriali e scelte di decarbonizzazione.

Le associazioni citano il caso della Spagna come esempio opposto: bollette più basse – fino al 40% in meno rispetto all’Italia – grazie a una maggiore penetrazione delle rinnovabili e a un mercato disegnato attorno a esse, non certo per aver smantellato le politiche green. «Non si può risolvere il problema del prezzo del gas colpendo le altre fonti energetiche», sostengono.

Tra GNL, mercati e rinnovabili in attesa

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Una nave da trasporto di gas naturale liquefatto

Secondo Greenpeace, Legambiente e WWF, il decreto risponderebbe a una logica politica che include anche l’impegno ad aumentare le importazioni di GNL (americano n.d.r.), sottraendo risorse a rinnovabili ed efficienza energetica per finanziare misure emergenziali una tantum.

Il provvedimento avrebbe già prodotto effetti sui mercati, con cali tra il 2% e il 3% dei titoli energetici nei giorni successivi all’annuncio, segnale di forte incertezza regolatoria.

Le associazioni indicano invece una strada diversa: accelerare su eolico e solare, sbloccare le aste per l’eolico offshore, disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, tassare gli extraprofitti delle multinazionali fossili e finanziare l’efficienza energetica. In sintesi, spostare l’asse del sistema energetico italiano dalle fonti fossili alle rinnovabili.

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Giorgio Tomasetti

Tomasetti (Octopus): “Così non si costruisce il futuro”

Tra le prime voci critiche al  Decreto Bollette, c’è quella di Giorgio Tomassetti, CEO di Octopus Energy Italia, che definisce il decreto «un’occasione persa» che «non costruisce il futuro».

Il decreto, sottolinea Tomassetti, si limita a riorganizzare chi lo paga. Con misure temporanee e redistribuzioni interne che offrono un sollievo nell’immediato, sia per le famiglie vulnerabili sia per gli industriali, che si trovano a concorrere con aziende straniere che pagano l’energia molto meno delle nostre.

«Ma, così facendo, non si interviene sul problema strutturale», evidenza Tomassetti. «Finché il sistema elettrico dipende in modo decisivo dal gas nelle ore chiave, il prezzo resterà legato a una materia prima che non controlliamo.

Di positivo, però, c’è che il DL favorisce contratti di lungo termine da fonti rinnovabili e semplifica le connessioni alla rete.

Sotto accusa il meccanismo di sterilizzazione degli ETS

Secondo ECCO, il meccanismo promette riduzioni di prezzo incerte e apre un fronte delicato con l’Europa. Stando alla relazione tecnica, infatti, la misura genererebbe 4,6 miliardi di nuovi oneri e una riduzione dei prezzi pari a 7,5 miliardi, con un beneficio netto atteso di circa 3 miliardi. Ma tutto si regge sull’ipotesi che i produttori trasferiscano il 100% del rimborso nelle offerte di mercato.

Energia, con le rinnovabili il prezzo dell’elettricità è ai minimi da quattro anni

Un presupposto fragile. Anche perché la stima si basa su una marginalità del gas nell’80% delle ore, mentre nel 2024 l’indice di tecnologia marginale si è fermato al 61,4%. Con la crescita delle rinnovabili prevista dal PNIEC – 69% di generazione elettrica verde al 2030 – il peso del gas è destinato a calare, rendendo incerto il beneficio strutturale.

Per ECCO, inoltre, la neutralizzazione dell’ETS contraddice il principio europeo del “chi inquina paga”, redistribuendo il costo della CO2 su tutti i consumatori, inclusi quelli che acquistano energia rinnovabile o hanno sottoscritto PPA per sottrarsi alla volatilità del gas.

Le alternative secondo ECCO

Anche ECCO propone di intervenire in modo strutturale utilizzando risorse già disponibili: circa 4 miliardi di euro dalle aste ETS, 4,3 miliardi di extragettito IVA legato all’aumento del gas e 2,4 miliardi di dividendi delle società energetiche partecipate dallo Stato.

Queste somme potrebbero alleggerire gli oneri generali di sistema, che pesano per circa il 10% sulle utenze domestiche e fino al 20% sulle PMI. Ulteriori interventi potrebbero riguardare la riforma delle concessioni idroelettriche e il rafforzamento dei contratti di lungo termine da fonti rinnovabili.

Il punto, per think tank e associazioni ambientaliste, è comune: senza un’accelerazione decisa sulle rinnovabili e una riduzione strutturale della dipendenza dal gas, il rischio è di redistribuire i costi senza sciogliere il nodo dei prezzi elevati dell’energia in Italia.

  • LEGGI ancheMarchesini (Confindustria): “Europa terza potenza se risolve il rebus energia” e guarda il VIDEO

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