De Pascale: “Il fabbisogno è nazionale, non regionale. Le rinnovabili si fanno dove rendono di più”

De Pascale rinnovabili





«Se ci sono territori che hanno condizioni climatiche favorevoli per installare impianti rinnovabili, non possono guardare solo al loro fabbisogno regionale: devono guardare al fabbisogno del Paese». Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia‑Romagna, non fa sconti a nessuno e critica apertamente anche gli amministratori – di qualsiasi colore politico – che rifiutano gli impianti rinnovabili nel proprio territorio.

Il vero scontro non è tra destra e sinistra, ma tra una visione nazionale e una visione localistica che cambia a seconda della convenienza. «Siamo un Paese unico oppure no?» è la domanda implicita. Non è una posizione “in salsa leghista”, ricorda infatti: «Sono uscito dal percorso dell’autonomia differenziata»; qui la logica è quella della solidarietà energetica nazionale. Vaielettrico gli ha posto la domanda durante un convegno a Bologna, e la risposta è stata netta: chi ha condizioni migliori per produrre energia rinnovabile deve contribuire al fabbisogno dell’intero Paese, così come le regioni più industrializzate contribuiscono alla finanza pubblica nazionale che sostiene i servizi fondamentali.

La frattura energetica tra Nord e Sud Italia

L’Emilia Romagna stima di alzare da 6 a 10 GW  la potenza delle rinnovabili al 2030 e lei ha accusato il Governo di ostacolare l’eolico offshore, eppure ci sono presidenti di amministrazioni di centro sinistra che fanno l’opposto. La presidentessa della Sardegna Alessandra Todde è volata in Consiglio dei ministri per chiedere la sospensione di 30 progetti dedicati  a solare ed eolico. Come mai questa divergenza?

«Il punto è semplice: siamo un Paese unico oppure no? Perché troppo spesso vediamo che, a seconda delle convenienze, qualcuno rivendica l’unità nazionale quando serve e la nega quando non conviene. Io penso che questa ambiguità non sia più accettabile. L’Emilia‑Romagna, sul piano del welfare, della scuola e della sanità, contribuisce da sempre al sistema nazionale. Non siamo la regione del io speriamo che me la cavo. Anzi: sono uscito persino dal percorso dell’autonomia differenziata proprio perché credo che il valore aggiunto prodotto in Emilia‑Romagna sia valore aggiunto italiano, non emiliano‑romagnolo».

Chi ha sole e vento dia il suo contributo al sistema energetico nazionale

Il presidente applica identico approccio sull’energia. «Lo stesso principio deve valere per l’energia. Se ci sono territori che hanno condizioni climatiche favorevoli per installare impianti rinnovabili, non possono guardare solo al loro fabbisogno regionale: ma al fabbisogno del Paese. Se un pannello in Sicilia produce molto più che in Pianura Padana, quel rendimento è un valore nazionale, non locale».

De Pascale rinnovabili
Impianto fotovoltaico che serve l’energia per il cementificio Buzzi a Siniscola in Sardegna

Sud  come hub del Nord?

«Naturalmente è giusto che chi ospita un’infrastruttura strategica riceva compensazioni adeguate. Quando ho autorizzato il rigassificatore, la città che amministravo (Ravenna, Ndr)  ha ottenuto 20 milioni di euro tra compensazioni e mitigazioni. È giusto trovare un equilibrio anche con il paesaggio, che è esso stesso un elemento di sviluppo economico. Ma non possiamo accettare la logica del “io ho già fatto la mia parte“. Il fabbisogno è del Paese, non della singola regione. Allo stesso modo, dove c’è alta industrializzazione e alto valore aggiunto si contribuisce alla finanza pubblica nazionale, garantendo servizi fondamentali per tutti. È un principio di equità e di responsabilità reciproca».

Eppure la crisi climatica colpisce tutto il Paese

Abbiamo posto la domanda al presidente durante un convegno di Legacoop a Bologna. Un incontro dove i produttori di frutta e verdura emiliano romagnoli hanno ricordato la difficolta di produrre a causa della crisi climatica. Per questo la Regione ha speso centinaia di milioni per i frutteti protetti. Alberi di pere o pesche avvolti da reti che proteggono da troppa acqua, troppo sole, insetti e fitopatologie.

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Claudio Mazzini responsabile freschissimi Coop ha ricordato: «Il  pomodoro estivo che in Campania soffre temperature ormai insostenibili già a giugno, costringe a spostare parte della produzione più a nord» mentre in Sicilia, Sardegna e le altre regioni del Sud si moltiplicano gli investimenti milionari sull’avocado che scala le classifiche di vendita. Crescono anche le coltivazioni di mango, papaia, frutto della passione e pure le prime di banane.  Per avere un sistema coordinato crescono le aggregazioni tra imprese del Nord e del Sud. Manca, invece, una politica nazionale sull’energia. Ognuno per conto suo.

  • LEGGI ANCHE: Sardegna, festival di bufale contro le rinnovabili: dal virus bovino agli incendi e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (3)
  1. Davide Isidoro P

    se la todde è di sinistra cioè progressista allora io sono di qualcos’altro(cit.David Gilmour a proposito di Tony Blair)…

  2. ..premesso che le compensazioni economiche ai Comuni che ospitano gli impianti sono già state alzate rispetto al passato, ora i Comuni ricevono compensazioni pari al 3% o il 4 % del fatturato lordo della vendita energia degli impianti, oltre agli affitti dei terreni

    il fatto è però poco pubblicizzato; inoltre si potrebbero alzare ancora di più queste compensazioni, specie per l’eolico che è più “visibile”, per rompere del tutto gli indugi anche nelle regioni difficili, creando proprio un netto desiderio di avere gli impianti per molti Comuni

    in Italia l’eolico vende energia al GSE a 65-70 €/MWh; il fotovoltaico a terra a 56-66 €/MWh; cioè siamo nel range 5-7 cents al kwh

    le compensazioni che gli impianti pagherebbero ai Comuni (e/o alle Regioni) che fossero accoglienti, facilitassero, velocizzassero i procedimenti, penso si potrebbero aumentare a:

    – 0,5 centesimi di euro al KWh per l’eolico ( compensazione 7% )
    – 0,4 centesimi di euro al KWh per fotovoltaico a terra con accumulo
    – 0,3 centesimi di euro al KWh per fotovoltaico a terra

    per paradosso alzare le compensazioni, se portasse ad agevolare le autorizzazioni e le installazioni, abbasserebbe le tariffe di vendita del kwh degli impianti a circa 60 €/MWh l’eolico e 45€/MWh il solare, perché con meno ostilità, meno consulenze legali, iter di autorizzazione più veloci degli 8 anni attuali, le installazioni costerebbero molto meno

    in Germania con meno sole che in Italia, il fotovoltaico a terra alle aste è pagato 46 €/MWh; Spagna ancora meno, senza ostacoli autorizzativi e costo del lavoro simile all’italia, fotovoltaico ed eolico a circa 30-35 €/MWh

    un altro politico ha allora fatto presente ( e penso anche io) che non è un problema difficile risolvere le ostilità a livelo locale, comunale; piuttosto è che manca la capacità di “governance” del legislatore al governo centrale, e anzi manca proprio la volontà di risolvere ed agevolare le installazioni

    discorso simile per le ostilità a livello di autorizzazioni regionali,
    in buona parte sono conseguenza di scelte recenti del governo nazionale, con il decreto aree idonee nazionale scritto da quadrupedi, che lascia libertà alle regioni di aggiungere molti vincoli esagerati (invece di aggiungere aree facilitate come era lo spirito del decreto europeo), ha dato un premio in visibilità politica ai politici locali che si oppongono agli impianti, senza dare almeno un contrappeso, un premio politico, a chi difendesse gli impianti, come maggiori compensazioni o anche già solo attivare il prezzo PUN zonale in bolletta elettrica, che è stato subito annullato appena creato

    se poi arriviamo alle autorizzazioni nazionali,
    quelle per gli impianti di taglia più grande, non è un mistero che andrebbero corretti un po’ di commi sabotanti dei recenti decreti (es restringere i terreni non vietati per il fotovoltaico ha creato speculazioni sugli affitti dei terreni; altre regole capestro hanno creato altri extra-costi) e triplicato in urgenza il personale della commissione VIA del MASE che deve valutare una coda infinita di progetti rinnovabili ( 300 GW, più altrettanti in accumuli BESS), per arrivare ad autorizzarne diciamo 20 GW all’anno, invece dei 7 GW attuali

    una volta che le autorizzazioni fossero più abbondanti, così da avere aste con partecipanti per almeno il doppio dei contratti messi in asta (creando aste competitive dove così prezzi scendono), le aste FER andrebbero organizzate con un calendario regolare, ogni 4 mesi come in altri paesi, invece che con ritardi e intervalli di 2 anni, questa regolarità permetterebbe ad investitori di limare ulteriormente costi e tempi

  3. La logica dell’indipendenza dei territori a me spesso ricorda l’ epopea in cui l’Italia era divisa in piccoli regni a livello “Comuni”, con frontiere, tasse , monete e norme diverse in pochi km di distanza….
    Purtroppo il detto “l’unione fa la forza” in un minuscolo stato come l’Italia dovrebbe far guardare a progetti molto più ampi, ad una piena unione con gli altri Stati europei per fare un organismo più forte e capace di competere con i ben più forti stati federali, come gli U.S.A. (non ci confrontiamo con la sola California, lo stato di New York o il Texas) o addirittura la monocratica Cina, il cui governo ha competenza e forza direzionale “dittatoriale” su un mezzo continente, dotato di tantissime zone diversificate per risorse minerarie, agricole, competenze umane….

    L’Italia DEVE avere leggi nazionali, pur “ascoltando i territori”, anche se non si può pretendere di ricoprire di pale o pannelli soltanto alcuni territori più “favoriti” dall’esposizione alle forze naturali da sfruttare…. Occorre equilibrio e razionalità ed evitare alcune dinamiche tipiche dell’azione delle lobby (nel forzare pro o contro).

    Come spesso ben documentato (anche) da >R.S. non sono enormi le superfici da coprire con F.E.R. + BESS, soprattutto se si sfruttano territori già “vocati” all’uso industriale/artigianale/allevamento/agricolo con gli impianti più idonei di volta in volta in base alle caratteristiche e le possibili integrazioni tra filiere diverse (il calore sviluppato da una produzione può esser sfruttato per teleriscaldamento, il biogas degli allevamenti o le discariche può esser trasformato ed inserito in rete locale, etc).
    Però un quadro normativo regionale o nazionale non può esser sviluppato ne da soli politici ne da soli tecnici ed occorre studiare le sinergie in modo da non fare investimenti esagerati e troppo ridondanti (che aumenterebbero inutilmente i costi) come neppure stare troppo “corti” e dover sempre dipendere da poco affidabili stati esteri o ricattabili da anche piccoli gruppi che bloccano forniture da stati affidabili ma molto lontani.

    Tra l’altro tra gli accumuli indispensabili in Italia serve un nuovo “idroelettrico” che sfrutti nuovi o rinnovati bacini d’acqua e creare pure regimentazioni delle ormai periodiche acque meteoriche super abbondanti in modo da sfruttare magari le indispensabili zone “allagabili” magari anche con impianti F.V. “galleggianti” in caso di necessità d allagamento (ed evitare magari le zone abitate o industriali o dover sacrificare campi coltivati, come successo negli ultimi anni in Toscana ed Emilia Romagna… che pure quest’anno rischian di pagar pegno pesante a fine estate).

  4. Edwin Abbott

    Gian Basilio, più che Michele De Pascale, che si pone queste pur leggittime, ma così ottocentesche, così carbonare domande, dovresti intervistare Céline Gauer.

    Perché il primo problema dei nostri politici, locali, regionali, nazionali, non è tanto se abbiano buone o cattive idee, ma che si limitino a guardare l’ombelico e quindi affontare un problema come quello dell’energia con loro è come parlare con l’artigiano che viene a stuccarmi il muro delle sfide tecnologiche nella costruzione della Burj Khalifa.

    P.S. “Presidentessa” non si può sentire. Spero che le giornalistesse della vostra Redazione si offendano tutte in coro. 😉

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