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De Meo: con l’elettrico non guadagni. A meno che…

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Luca De Meo con la Seat Minimò, prototipo di un'auto elettrica a due posti, presto in produzione.

Con l’elettrico non si guadagna, per ora. Lo ribadisce Luca De Meo, numero uno della Seat e capo del progetto “piccole elettriche” per il Gruppo Volkswagen.

La Volkswagen ID., in consegna dal primo trimestre 2020.

“VW perde 3 mila euro a macchina”

Qualche anno fa fece grande scalpore una dichiarazione di Sergio Marchionne, grande capo di FCA- Fiat Chrysler. Parlando della 500e, in vendita solo negli Stati Uniti, pregò i potenziali acquirenti di desistere: <Non compratela>, disse, <ci perdiamo 13 mila dollari a macchina>. In effetti il Cinquino elettrico era nato in uno strano modo. Non per produrre un modello che facesse soldi, ma solo per adempiere a un impegno preso a suo tempo con Barack Obama. Ovvero inserire nella gamma FCA anche automobili a emissioni zero. Ora il tema della redditività delle auto elettriche sta tornando d’attualità. Qualche giorno fa l’informatissimo quindicinale tedesco Auto Motor&Sport, ha scritto che sul nuovo modello in arrivo nel 2020, la ID., la Volkswagen inizialmente perderà 3 mila euro a pezzo. Salvo diventare profittevole nel 2025, con margini anche più alti delle auto a benzina o a gasolio.

“Servono auto meno costose, per lo sharing”

La Seat Mii

Ora sul tema “con l’elettrico non si guadagna” torna Luca De Meo. Spiegando che per fare margini con le citycar a emissioniCitucar zero serve proprio un cambio di paradigma: <Quando vendiamo una Mii, noi non guadagnano nulla e il concessionario ci fa forse 200 euro>, ha detto in un colloquio con AUTOCAR (qui). <Forse incasserà poi altri 100 euro per la prima manutenzione. Non c’è futuro di business tra 10 anni con questa formula. Dobbiamo chiederci: che uso fanno dell’auto i clienti? Non sarebbe meglio per loro pagare un tot a km, invece di acquistare l’auto? Macchine come la Mii (la ‘sorella’ della VW UP, n.d.r.) sono largamente troppo equipaggiate per viaggi che di solito si risolvono in 4-5 km all’interno delle città. Non sarebbe meglio, per noi e per loro, se potessero affittare per20 centesimi al km veicoli nati proprio per quei tragitti? Se quei veicoli fossero usati in sharing e condivisi per 250-300 km al giorno, frutterebbe 15 mila euro in 3 anni. Se un veicolo come il nostro Minimò (qui l’articolo) può essere costruito con costi pari alla metà della Mii, ecco che si apre un business diverso. Non subito, ma ci sarebbe una bella soluzione>.

 

 

 

 

 

15 COMMENTI

  1. La scuola di Minchionne ha prodotto un altro fenomeno. È ovvio che su una piccola auto i margini di guadagno sono risicati ma perché ci vuole convincere che un’auto che ha l’80% di pezzi in meno rispetto alla rispettiva versione ICE deve costare di più solo perché ha una batteria? Certo la batteria di una citycar non sarà mai della capacità di una grossa berlina, ma se te la produci tu non puoi dire che non ci guadagni. Questo di Di Meo è il solito lamento del povero costruttore di auto che non sa come sbarcare il lunario ma semmai sottobanco prende milioni di euro da qualche associazione di petrolieri….maperpiacere

    • Beh, Marchionne è morto, comunque la si pensi su di lui un po’ di rispetto non farebbe male. Io l’ho conosciuto ed era veramente un personaggio fuori dal comune.

      • Ah be basta che uno sia passato a miglior vita e diventa di colpo un fenomeno a cui portare rispetto…
        Bisogna dimenticarsi delle porcherie fatte nei confronti altrui in vita..
        Poverino è trapassato.. Che facesse produrre all estero dando lavoro sottopagato ad altri (Brasile e Romania) e vendesse qui con agevolazioni e contributi pagando le tasse in uno stato diverso col benestare del PinocchioRenzi firentino, questo è degno di rispetto..
        Lasciare gli operai italiani con la cassa integrazione ch e paghiamo noi.. Proprio da persona fuori dal comune…
        Complimenti davvero…

        • Mi arrendo, non commento più. Potrei che quando è arrivato M. la Fiat era morta, che ha portato qui la produzione della Jeep (!) e altro. Ma mi arrendo, è meglio.

        • Per il Sig. Angels. La Fca non produce niente in Romania ma proprio niente, per cui non so di che cosa sta parlando. Forse si confonde con la Ford o con la Renault o con il gruppo Volkswagen, che compra molto dei suoi componenti li. In Brasile produce e tutto quello che produce vende li. Perfino la Jeep Renegade viene li prodotta ma solo per quel mercato. Tutte quelle vendute in Europa e Stati Uniti vengono prodotte in Italia. La cassa integrazione ne usufruiscono tutti i dipendenti di tutte le aziende. Se invece di denigrare la Fca ne comprasse i prodotti, non sarebbe necessario aiutare i suoi lavoratori, con la cassa integrazione. Guardi che la Fca e la Fiat non hanno aiuti dall’Unione Europea è dallo stato italiano dal 1990. Mentre giusto per informazione altri costruttori europei, ne hanno usufruito, non producendo niente in Italia, ma usando soldi italiani, anche nell’anno 2018. Perché non ne parla? Perché non spara odio anche su di loro?

    • Commento di Nagliati veramente sciocco e odioso. Primo offendere uno fra i maggiori manager al mondo dell’automotive è una cosa vergognosa. Secondo dovrebbe sapere che i petrolieri come li chiama lui producono energia elettrica. Se triplica il fabbisogno di energia elettrica, triplica l’acquisto dai petrolieri. . Se fosse più informato saprebbe che molti fra i maggiori parchi eolici in Italia appartengono ad aziende petrolifere.

      • Il progetto Tesla, dato che è un progetto e non un produttore di auto è produrre energia pulita. Nell’auto è stata individuata la testa d’ariete per tale iniziativa. I petrolieri molto scaltri stanno creando nei loro deserti delle cittadelle di produzione derivanti da torri alte 130 metri con in circolo 5 km di diametro di specchi una postazione così può bastare ad alimentare una cittadina di 30.000 abitanti. Stanno istallando turbine nel mare. Stanno sfruttando ogni risorsa naturale per poi venderci la corrente a caro prezzo. Noi invece di muoverci o denigriamo dicendo che per produrre energia bisogna bruciare carbone o ci lamentiamo per le pale eoliche che deturpano il paesaggio. Certo è meglio respirare veleno e morire giovani. Boh veramente mi domando a cosa ha in testa la gente. Mi chiedo se non pensa? Se non sa? Se parla per sentito dire da qualcuno.

  2. Buongiorno

    L’articolo e molto interessante per due
    Motivi
    Il primo che 3000€ ( valuta 1997) era la stessa cifra che Toyota perdeva su ogni Prius che vendeva fine anni novanta iniziò anni 2000
    Sarra interessante ritrovare la produzione cumulata e l’anno A partire della quale Toyota ha incominciato a guadagnare ( prima della Prius 2 ?)

    L’altro motivo molto interessante e che la simplicita costruttiva e l’affidabilita del veicolo elettrico impone un nuovo modello di business

    Ancora questa volta dobbiamo la nostra attenzione si deve portare sul modello di business che Toyota ha adottato per la sua rete di distrubuzione

    Difatti se snche la produzione delle ibride non rapresentino la totalita della propria produzione Le macchine ibride toyotta sono machine che non generano pocco flussi per la rete in quanto sono a manutenzione ridottissima molto simile a quello che sara in futuro un elettrica
    Cordiali saluti
    Patrick Droulers

  3. Toyota Prius poca manutenzione sulla rete? A me risulta il contrario tantissima manutenzione. Tagliandi costosissimi ogni 15.000 km ed obbligatori pena decadenza della garanzia sul pacchetto batterie. Che costa circa 5000 euro. Sarebbe interessante capire, quanto guadagna la Toyota da ogni Prius con questa politica? Poco dalla vendita, tantissimo dalla manutenzione.

    • Tagliando ogni 15000km, certo. Ma la spesa per ognuno è assai inferiore. Un tagliando di un diesel ti costa anche 4 volte tanto, ed il check Hybrid è utile per ottenere l’estensione della garanzia fino a 10 anni, che nessun altro offre. Inoltre ricordo che le ibride Toyota non hanno manutenzione straordinaria, quali distribuzione, revisione turbina, EGR, FAP, dischi freni, e pastiglie freni che durano.il doppio. Per cui se consideriamo che pagano meno anche di assicurazione e bollo, i costi di gestione sono sicuramente inferiori

      • Pasticche e dischi dei freni durano sia alla.Toyota che altre marche lo stesso tempo. Anzi mi ricordo di un mio amico che gli cambiavano le pasticche ai freni a ogni 15.000 km sulla sua Yaris. Il costo di un tagliando su una macchina a gasolio è 170 euro. Solo il primo tagliando di una Toyota è leggermente inferiore. Dal secondo in poi è un costante aumento dei costi. Se si fanno oltre i 30.000 km annui, diventa impossibile andare dal concessionario e pagare in 10 anni più di quanto hai speso per comprare l’auto.

        • Non sei molto informato in merito. Le ibride Toyota avendo la frenata rigenerativa, quella idraulica entra in funzione solo se si pesta di brutto, per cui i dischi praticamente durano quanto la macchina, e le pastiglie il doppio di una auto normale. Per i tagliandi si parte dai 120 (olio e suo filtro) euro per arrivare massimo a 260 (sostituzione dei filtri e delle candele). E ripeto, che non è previsto nessun intervento per quanto riguarda cinghie, turbine, EGR, FAP ecc… e sperando di non avere altri problemi (vedi i problemi al fap o egr… quanto costa pulirlo?) Che sono una gran bella spesa come saprai bene. Non è un caso che i tassisti scelgano tutti ibrido, proprio per i bassissimi costi di gestione, mantenimento ed affidabilità nel tempo.

          • Sinceramente nella mia vita automobilistica, 35 anni di guida, percorrendo molti km Fuori città, non ho mai pulito o rigenerato la valvola egr e mai avuto nessun problema sul fap. Ad oggi con 50.000 km percorsi in 18 mesi, ho speso di tagliandi compreso pasticche freni 400 euro. Prossimo tagliando fra 10.000 km. Mi sto trovando bene come costi macchina 1.6 a gasolio del gruppo Fca. Con la Toyota avrei speso molto di più. I tassisti nel meridione hanno tutti macchine diverse, ma mai nessuno la Prius, Che vedo solo a Milano. Chiesto del perché mi dissero per incentivi comunali. Non vedo risparmio a far usare le macchine elettriche rispetto a quelle a metano o a gasolio, anzi tutto il contrario. Anche per l’ambiente non credo che ci diano, ad oggi, benefici.

  4. Provo a tornare al tema originario, alle parole di De Meo. Lui in pratica dice: il mondo sta cambiando, i giovani non hanno più né i soldi né la voglia di acquistare l’auto. E l’auto ormai si usa soprattutto per spostarsi in città e dintorni. Ma per fare questo anche le citycar sono “overengineered”, hanno spazi e prestazioni ridondanti. Dunque: bisogna uscire dagli schemi e avere il coraggio di produrre veicoli diversi, che costino meno da produrre e da vendere (e soprattutto da noleggiare). E anche che occupino meno spazio e non inquinino. Non è detto che il Minimo di Seat sia la soluzione. Ma il tema non è peregrino.

  5. Io rutengo che la vera rivoluzione piu prossima sara’ un condivisione ottimizzata e diffusa molto di piu’ della elettrificazione della mobilita

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