Data Center: 25 miliardi di investimenti, non mancano le critiche

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Sono 25 i  miliardi destinati a sette programmi di sviluppo dei Data Center in Italia. Gli ultimi due progetti, uno in Lombardia e l’altro in Sardegna, appena approvati dal Consiglio dei ministri, mobilitano 6,8 miliardi e sono stati classificati come interventi di preminente interesse strategico nazionale. In un mondo dominato dall’Intelligenza Artificiale e dalla digitalizzazione  è impossibile rinunciare a queste infrastrutture: trasformano il lavoro, ne cancellano alcune forme e ne generano altre. Gli ultimi due progetti promettono circa 3.000 nuovi posti. La crescita dei grandi centri di calcolo richiede però più energia, molta più energia. Un recente studio dell’Università di Padova ridimensiona il fabbisogno e indica nelle fonti rinnovabili lo strumento da utilizzare per soddisfare la sete – e la fame – energetica dei Data Center, conciliando sviluppo digitale e sostenibilità. Questa la sfida. 

Data Center: ok del Governo  a due investimenti in Lombardia e Sardegna per 6,8 mld

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy,  Adolfo Urso, ha deliberato la dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale di due  programmi di investimento per la realizzazione di data center.

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Il ministro Adolfo Urso

I due interventi, localizzati rispettivamente nell’area metropolitana di Milano e nell’area del Sulcis Iglesiente, mobilitano complessivamente circa 6,8 miliardi di investimenti diretti e mirano secondo il Governo  a «consolidare la sovranità digitale del Paese, sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e attrarre investimenti ad alto contenuto tecnologico». I due investimenti sono sostenuti da Gruppi internazionali: da Singapore e Usa.

A Milano investimento degli asiatici di K2 Strategic

E’ la società K2 Strategic Infrastructure Italy S.r.l, detenuta da K2 Strategic Pte. Ltd. (“K2”), la protagonista di questo investimento. Chi è? Una società con sede a Singapore specializzata nello sviluppo di campus per data center hyperscale, parte del Kuok Group.

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Uno dei più grandi e influenti conglomerati dell’Asia, fondato nel 1949 da Robert Kuok, imprenditore malese noto come Asia’s Sugar King. Oggi il gruppo è una multinazionale attiva in sei continenti, con interessi che spaziano dalle commodities alla logistica, dagli alberghi di lusso ai data center, fino all’agroalimentare e alle infrastrutture digitali.

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La sede di K2 Strategic

La controllata K2 Strategic è oggi uno dei player più dinamici nel mercato asiatico dei data center, con progetti in:

Malaysia (campus hyperscale, accordi per alimentazione ad alta tensione).

Indonesia (joint venture con Sinar Mas Land).

Irlanda (piano per un data center da 62 MW).

Un progetto da 5,3 miliardi e migliaia di posti di lavoro

L’investimento lombardo  prevede lo sviluppo di un campus hyperscale per data center di capacità complessiva fino a circa 400 MW nei Comuni di Zibido San Giacomo e Lacchiarella, nell’area metropolitana di Milano. Il programma prevede un investimento complessivo stimato in circa 5,3 miliardi e genererà, durante le fasi di sviluppo e costruzione – della durata di quattro anni – un fabbisogno occupazionale medio stimato di circa 2.000 unità lavorative annue.

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Nella successiva fase operativa come si legge nel comunicato ministeriale «il progetto garantirà circa 200 posti di lavoro diretti ad alta specializzazione, ai quali si aggiungeranno circa 1.300 unità nell’indotto permanente dedicate alle attività di gestione e manutenzione».

In Sardegna l’AI degli statunitensi di Energy Vault Holdings con le rinnovabili e 400 posti di lavoro

Approderà in Sardegna il “Digital Vault Sulcis” promosso dalla Energy Vault Sulcis S.r.l., controllata indirettamente da Energy Vault Holdings Inc., prevede un progetto strategico per la realizzazione, presso l’ex miniera di carbone di Monte Sinni a Nuraxi Figus (Gonnesa, Sud Sardegna), di un Data Center Edge AI integrato con infrastrutture per la produzione e l’accumulo di energia rinnovabile. Un progetto sostenuto dalla Regione che scommette sul progetto del Gruppo di Robert Allen Piconi.

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L’iniziativa mobilità un investimento di circa 1,49 miliardi per un Data Center con capacità fino a 30 MW, generando a regime una stima di circa 400 posti di lavoro annui tra occupazione diretta e indotto. Una vera boccata di ossigeno visto che nella graduatoria nazionale delle province che hanno perso più giovani negli ultimi sette anni, il Sud Sardegna registra il dato peggiore dell’Isola con una diminuzione del 13% della popolazione tra i 18 e i 35 anni.  Un dramma sociale.

Il progetto è nell’ambito dell’economia circolare  favorirà la riconversione sostenibile di un sito industriale dismesso, contribuendo alla nascita nel Sulcis di un hub tecnologico avanzato dedicato all’intelligenza artificiale e alle nuove infrastrutture energetiche. L’energia sarà stoccata nei pozzi minerari.

Energy Vault è oggi uno dei player più attivi nella convergenza tra energia e infrastrutture digitali. Tra le iniziative più rilevanti:

Acquisizione del progetto McMurtre BESS da 175 MW in Texas;

Acquisizione di un portafoglio da 850 MW da BayWa r.e.;

Costruzione di un campus energetico per l’AI a Snyder, Texas, con data center modulari Crusoe Spark;

Accordo di lungo periodo per 100 MW / 870 MWh in Australia

In Sardegna i No Watt già in azione. Incendiate le auto di due scienziati

La Lombardia fa il pieno di investimenti sui Data Center: 5 su 7. Sono ben 16 miliardi, poi 4 al progetto piemontese e le briciole alla Sardegna. In Lombardia sono nati dei comitati locali contrari. Immancabili i sovranisti isolani, i No Watt al servizio dei signori del fossile,  visto l’uso di energia rinnovabile, che stanno già mettendo in scena l’ennesima gazzara  anche quando sono quattro gatti, come nell’ultima manifestazione a Saccargia.

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Il clima  in Sardegna è così rovente, tre attentati ad impianti di rinnovabili, che due ricercatori dell’INGV sono state vittime di un attentato, erano impegnati nelle attività preliminari per la candidatura della Sardegna a ospitare l’Einstein Telescope (ET). Un  centro di ricerca europea per la rilevazione delle onde gravitazionali. Le critiche? Consumo di suolo, struttura al servizio di ricercatori esterni senza coinvolgimento delle comunità locali. Assurdità che non hanno necessità di commento.  Per di più quando le amministrazioni locali, come a Ploaghe, sono pienamente d’accordo, vengono accusati di tradimento e i cittadini insultati.

Stesso copione per i data center nonostante quello sardo sia alimentato dalle rinnovabili e si converta una miniera. Siamo andati sui social  per leggere la solita litania: «Purtroppo credo che darà grossi problemi alla popolazione sia per l’energia che per l’acqua, e se così non fosse vuole dire che il popolo sardo ma in generale un po’ tutti siamo presi in giro su qualsiasi cosa. Schiavi volontari», «Non credo che il Popolo Sardo lo permetta…. Prepariamoci alla guerra civile».

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I comitati anti rinnovabili in Sardegna contro gli impianti eolici

Legittime le critiche ai Data Center per il consumo di energia e di acqua, ma le più recenti tecnologie riducono il consumo idrico, e vanno fatte tutte le considerazioni del caso. Ma anche quest’ultima vicenda dimostra il deterioramento del confronto. Tutti contro ma stranamente silenti su centrali a carbone  e metanodotto.

  • LEGGI anche: Sardegna, festival di bufale contro le rinnovabili  e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (2)
  1. in Sardegna la maggioranza troppo silenziosa deve cominciare a schierarsi se non vuole ritrovarsi in una regione fatta solo di nuraghe e economia da pastorizia ed agricoltura in forma ottocentesca….
    Non si può lasciare indifese iniziative che comunque portano lavoro, energia pulita, avanzamento culturale e scientifico nel territorio.

  2. al momento:
    i consumi lordi nazionali di energia sono circa 1650 TW-h annui,
    di cui il grosso è calore da combustione fossile e circa 310 TW-h è elettricità

    in futuro:
    aumentando rinnovabili e accumuli energia, ed elettrificando trasporti, riscaldamenti, industria, taglieremo i consumi dei combustibili fossili e il mix energia potrebbe essere circa la somma di:

    A – 505 TW-h consumi di elettricità
    B – 270 TW-h consumi termici (pompe di calore, biomassa legnosa, bio- metano gassoso, bio-combustibili liquidi)
    C – 230 TW-h consumi indiretti elettricità, per sintetizzare elettro-combustibili (idrogeno, metano, ammoniaca, metanolo, plastiche “verdi”)

    sulla stima di circa 505 TW-h di consumi futuri diretti di elettricità annui vedo convergere più studi, compresa Terna

    a questi va aggiunta la crescita dei datacenter, si parla realisticamente di aggiungere ulteriori 25 TWh, così si arriva a 530 TW-h annui

    oppure se vogliamo esagerare (parecchio) aggiungiamo 45 TW-h arrivando a 550 TW-h annui

    sommando consumi diretti A (con datacenter) + consumi termici B + consumi indiretti per elettrocombustibili C, servono:
    — 750-800 TW-h elettrici rinnovabili all’anno
    — 270 TW-h termici rinnovabilli all’anno

    simulazioni alla mano (studi recenti concordanti tra loro) siamo abbondamente entro il fabbisogno fornibile h24 365 gg anno da un mix italiano 100% energie rinnovabili e accumuli del tipo a basso costo e basso impatto paesaggistico, che impegni pochi millesimi del territorio:

    — 1.000 km2 pannelli fotovoltaici a terra
    ( Italia = 302.000 km2; pascoli perenni = 35.000 km2)
    — 520 km2 pannelli fotovoltaici sui tetti
    — 600-700 parchi eolici su terra da 42 MW ognuno

    + parchi eolici in mare
    + pompe di calore, biomassa legnosa, idroelettrico, biometano, geotermico, biocombustibili liquidi
    + 550 GW-h accumuli giornalieri (batterie e pompaggi idroelettrici)
    + 25 TW-h accumuli stagionali (es. stoccaggio biometano)

    questo per dire che anche se i datacenter metteranno sotto sforzo le connessioni di rete locali, tipicamente richiedendo di installare anche un grosso accumulo di energia in ogni sede per mitigate la loro “impronta” ocale sulla rete

    ..il tormentone dei datacenter (o delle acciaierie o simili) non modifica in modo radicale il totale dei consumi elettrici futuri, ne la fattibilità e maggiore convenienza dello scenario 100% rinnovabili e accumuli

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