Dalla Cina all’Europa: la logistica fluviale elettrica prende forma

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L’Europa guarda alla Cina quando si parla di logistica fluviale elettrica. In Asia hanno varato da poco, e già messo in servizio, la portacontainer elettrica più grande al mondo, mentre nel Vecchio Continente le esperienze restano interessanti ma ancora su scala ridotta. L’Italia, come spesso accade, osserva da lontano. Intanto in Francia, a Lione, è entrata in servizio da pochi mesi Evoli, una chiatta elettrica che trasporta fino a 143 tonnellate per viaggio. È pensata per la logistica urbana e periurbana: consegne, materiali, merci industriali. Riduce traffico e emissioni, sfrutta il fiume come infrastruttura naturale e si integra con la rete elettrica cittadina per la ricarica.

Dalla Cina all’Europa merci via acqua e a emissioni zero

In Cina oltre a Ningyuan Diankun sono entrate in servizio da tempo  Zhongtiandianyun 001, una nave da 1.000 tonnellate, e Greenwater 01 del China Ocean Shipping Group, con 50 MWh di capacità elettrica e 700 TEU di carico (un TEU corrisponde a un container standard da circa 6 metri). E c’è tanto altro, anche la nave che trasporta carbone ed  è equipaggiata con i pannelli solari italiani della Solbian.

Logistica fluviale
La portacontainer elettrica cinese Ningyuan Diankun

Abbiamo raccontato anche alcuni casi europei che mostrano cosa potrebbe diventare il trasporto fluviale se sostenuto da investimenti e infrastrutture adeguate. Nei Paesi Bassi è operativa la chiatta elettrica che lavora per Heineken, un progetto che ha fatto scuola perché introduce un concetto semplice e molto efficace: le batterie sono container intercambiabili. Si caricano a terra, si sostituiscono in pochi minuti e la nave riparte senza tempi morti, rendendo il fluviale elettrico competitivo  con cicli di lavoro intensivi.

I cugini francesi tra i fiumi Rodano e Saona

In Francia, a Lione, è entrata in servizio da pochi mesi Evoli, una chiatta elettrica che trasporta fino a 143 tonnellate per viaggio. Gestita da Ecofluv è stata finanziata da  Voies navigables de France e ADEME (Agenzia francese per la transizione ecologica) nell’ambito del Piano di aiuti per la modernizzazione e l’innovazione, e dall’Unione Europea (fondi FESR gestiti dalla Regione Alvernia-Rodano-Alpi).  Un investimento totale di 3,25 milioni che conferma la necessità degli aiuti pubblici.

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Evoli è alimentata da due motori elettrici da 130 kW e grazie alla capacità di carico di 143 tonnellate sostituisce l’equivalente di tre autoarticolati su strada. Le sue dimensioni, 27 metri di lunghezza e 7,5 metri di larghezza, sono state studiate su misura per l’attracco, il carico e lo scarico delle circa trenta banchine dei fiumi Rodano e Saona, che presentano infrastrutture limitate.

Energia anche 100 metri quadri di pannelli solari

Oltre al suo sistema di batterie principale, l’Evoli è dotato di 34 pannelli solari che coprono 100 metri quadri di superficie del tetto. L’autonomia con una ricarica può raggiungere le 6 ore e la chiatta è in grado di movimentare colli piccoli, pallet e merci ingombranti senza limitazioni particolari.

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Inoltre offre anche servizi di raccolta delle acque reflue ovvero prelevare acque di scarico da altre imbarcazioni o da strutture lungo il fiume e trasportarle a un impianto di trattamento. È un servizio ambientale: evita che le barche più piccole debbano raggiungere porti attrezzati e riduce il rischio di sversamenti. Infine il  rifornimento di AdBlue, l’additivo usato dai motori diesel per ridurre gli NOx, per i mezzi diesel che operano lungo il fiume (camion, escavatori, altre imbarcazioni) e fungere da stazione mobile di servizio. Attività che in futuro si spera non sia più utile.

La barca è dotata di attrezzature moderne (gru, passerella regolabile, martinetti completamente idraulici) che consentono una vasta gamma di servizi. Un vero mezzo di lavoro e oltre alle emissioni zero molto più silenzio di una nave termica.

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In Italia il tema resta marginale: pochi progetti pilota  ma molto limitati, abbiamo visto all’ultima edizione di Venezia una barca per la raccolta della micro plastica,  nessuna filiera industriale, infrastrutture fluviali spesso sottoutilizzate o non adeguate.  A iniziare da Venezia.  Eppure ci sono aziende italiane come Transfluid che hanno esperienza sul tema ed elettrificato una barca da lavoro in Francia.

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