Crisi energetica e transizione: basta con le soluzioni d’emergenza



Nel vertice Ue del 19 e 20 marzo i leader europei discuteranno di crisi energetica, transizione e riforma degli ETS. Lo dice la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, da un lato respingendo la richiesta di sospensione del sistema di scambio del carbonio avanzata anche dall’Italia e già bocciata da 8 governi, dall’altro aprendo a un intervento d’emergenza contro la crisi energetica innescata dalla guerra nel Golfo. Di questo, e altro, Fuoco Amico parla con il professor Antonello Pasini, fisico del clima, ricercatore presso l’ Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (IIA) del CNR. A fine febbraio Pasini ha raccolto 150 firme di scienziati ed economisti su una lettera aperta al Governo in difesa degli ETS e del Green Deal europeo.

Cosa sono gli ETS (e perchè l’Italia li boicotta?)

Gli ETS, acronimo di  Emissions Trading System prevedono un sistema di tariffazione delle emissioni di carbonio che si applica a una serie di industrie ad alta intensità energetica. Per tali aziende rappresentano un costo aggiuntivo pari a circa il 10%. Ma consentono agli Stati di raccogliere risorse da destinare al finanziamento della transizione energetica.

Su questo punto l’Italia è già pesantemente inadempiente, denuncia oggi il think tank italiano ECCO Climate. Analizzando le rendicontazioni presentate dall’Italia alla Commissione europea tra il 2012 e il 2024 l’organizzazione ha scoperto che l’Italia ha speso solo il 9% dei proventi generati dalle aste del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, ETS, per politiche legate alla transizione come lo sviluppo delle rinnovabili, l’efficienza energetica o la compensazione dei costi per imprese esposte alla competizione internazionale. In termini assoluti si tratta di 1,6 miliardi di euro sui 18 raccolti nel periodo.

A livello europeo si stima che le economie dell’Unione nel loro insieme dovrebbero investire 660 miliardi all’anno nel periodo 2026-2030 per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla direttiva “Fit fo fifty Five”. Per l’Italia significa un impegno di circa 130 miliardi di euro all’anno, ai quali le aste ETS potrebbero contribuire per 4 miliardi annui.

Transizione, un sfida che non si può non vincere

E’ una sfida estremamente ambiziosa. Che però,  secondo il professor Antonello Pasini e i 150 firmatari della lettera aperta, val la pena di affrontare con più decisione «smettendo di correre dietro alle emergenze geopolitiche» . E assolutamente vincere. La crisi energetica in corso, ci dice infatti lo scienziato, aggiunge contenuti e motivazioni a quelle prevalentemente ambientali dell’appello,  che risale a fine febbraio, prima dell’attacco americano e israeliano all’Iran.

Aggiunge soprattutto urgenza. Perchè intervenire  tempestivamente scongiura il rischio di trovarci fra qualche anno  in una situazione in cui «non riusciremo più nè a mitigare nè ad adattarci». E allora, come stima il documento del Commitee of Climate Change, consulente scientifico del Governo Britannico, i costi del non aver fatto saranno anche quattro volte superiori a quelli del fare.

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Pasini concorda e ricorda di aver proposto al governo la creazione di un organismo scientifico sul modello britannico, rimasta però lettera morta. «Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia, ma nemmeno alimentare allarmismo sfiducia e rassegnazione» dice. «La scienza deve fornire un quadro numerico rigoroso sui fenomeni in atto e le sue cause – precisa -. Ma non rubare il lavoro alla politica a cui spetta discuterne con l’opinione pubblica e proporre le soluzioni».

crisi energetica
Antonello Pasini

L’opinione pubblica resiste? Parliamone in positivo

Un’idea su come motivare l’opinione pubblica, però, Pasini ce l’ha: «Insistere sui vantaggi o i disastri futuri è inutile o addirittura controproducente – dice -: preferirei che si insistesse invece su quello che la decarbonizzazione produce già oggi. Per esempio su tantissime aziende che generano già profitti producendo o utilizzando tecnologie decarbomizzate. Oppure sui benefici economici di cui già godono Paesi come la Spagna, molto più avanti di noi nella transizione».

La crisi di questi giorni, infatti, colpisce più duramente chi come noi è ancora fortemente dipendente dal gas. «Non ha molto senso gettare la croce addosso agli ETS, che incidono solo marginalmente sui costi dell’energia per i consumatori e le aziende. Incide molto di più l’impennata del costo del gas, salito di oltre il 50%, quando in Italia interviene sulla generazione elettrica nell’80% delle ore, contro il 15% della Spagna».

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Un paradosso chiamato Donald Trump

Sulla soluzione nucleare Pasini non ha pregiudizi, ma ritiene che tempi lunghi e costi elevati la rendano inadeguata a giocare un ruolo decisivo nella transizione che deve portare alle zero emissioni entro il 2050. Soprattutto se il ripetersi di crisi geopolitiche ricorrenti (Covid, Ucraina e oggi Medio Oriente)  spostano il focus della transizione dal tema ambientale a quelli strategici della sicurezza e della sovranità energetica. Conclusione semiseria e paradossale: finiremo per ringraziare il campione del “drill baby drill” Donald Trump e le sue guerre, che almeno costringeranno all’azione anche i Paesi più “distratti”.

  • LEGGI ancheTrump va alla guerra del petrolio. Che Dio ce la mandi buona e guarda il VIDEO

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