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Crisi climatica, conta più Lula in Brasile che il Green Deal Europeo

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epa10085512 Presidential candidate Luiz Inacio Lula da Silva participates in a campaign rally, at the convention center in Recife, Brazil, 21 July 2022. Lula participated, together with regional political and social leaders, who will support him in that region as candidates for governor, senate, federal and regional deputies. The Workers' Party (PT) proclaimed the candidacy of Lula da Silva, who called for 'defeating' President Jair Bolsonaro, in the October elections to 'recover democracy'. EPA/Carlos Ezequiel Vannoni

Se, come ha promesso, il nuovo-vecchio presidente del Brasile, il 77enne Luiz Inacio Lula da Silva, manterrà gli impegni elettorali sull’ambiente, potrà fare di più lui, contro la crisi climatica, dell’intero Green Deal Europeo. E’ un paradosso, ma non più di tanto. La deforestazione dell’Amazzonia sistematicamente portata avanti dal suo predecessore Jair Bolsonaro, infatti, ha prodotto un aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera almeno pari a quella attribuita all’aumento del consumo di idrocarburi del trasporto mondiale.

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Lula promette: stop alla deforestazione in Amazzonia

«Il Brasile è pronto a riprendere il suo ruolo di primo piano nella lotta contro la crisi climatica, proteggendo tutti i nostri biomi, in particolare la foresta amazzonica», ha twittato Lula in chiusura della sua camoagna elettorale. E ora, tornato al potere 11 anni dopo i suoi primi due mandati (2003-2011), ha dichiatato che si presenterà all’imminente Cop 27 di Sharm el-Sheikh con impegni precisi.

Ha anche proposto che i tre Paesi che ospitano le più  vaste foresete pluviali del Pianeta, Brasile, Indonesia e Congo, diano vita a un summit per concordare un fronte comune nella negoziazione di accordi con le nazioni ricche per la protezione delle foreste.

Più del 40% del Brasile è ancora coperto dalla foresta pluviale, vera e propria miniera planetaria di biodiversità. Ma non solo. La vegetazione del’Amazzonia sequestra qualcosa come 730 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Una cifra che rappresenta l’equivalente di 20 anni di emissioni globali, nota in un articolo Bloomberg NEF.

Il peso delle foreste brasiliane nel bilancio climatico

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Nel grafico di Bloomberg Green sono rappresentate le quantità di CO2 emesse in miliardi di metri cubi di CO2 equivalente dai vari settori in Brasile. Come si nota la deforestazione ha rappresentato storicamente la causa principale dell’aumento dei gas serra rilasciati in atmosfera

Durante i quattro anni della sua presidenza (2019-2022) Bolsonaro ha accelerato la deforestazione dell’Amazzonia, trasformata in pascolo per l’allevamento di bestiame. E ai meeting Cop 25 e 26 si è opposto a qualsiasi accordo sulla gestione sostenibile delle grandi foreste del Pianeta.

Ma Bolsonaro non ha fatto altro che sfruttare la decisione del suo predecessore  Michel Temer che appena entrato in carica, nel 2015, cancellò la Riserva Amazzonica istituita da Lula nel 2003. Di fatto autorizzando la deforestazione selvaggia. Le conseguenze di tutto ciò nel grafico qui sotto.

Nuovi allarmi sul clima in vista di Cop 27

Lula, però, erediterà un Paese in forte sofferenza, con l’inflazione alle stelle e una povertà dilagante. Attuare una poltica a “deforestazione zero” e frenare lo sfruttamento produttivo di nuove porzioni di territorio, quindi, non sarà facile.

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Nel frattempo, due rapporti dell’Onu pubblicati la scorsa settimana in vista di Cop 27 lanciano un nuovo allarme climatico. Molti Paesi non stanno rispettando gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi. Ma se anche li rispettassero l’aumento tendenziale delle temperature medie del Pianeta a fine secolo è stimato fra 2,1 e 2,9 gradi. Con conseguenze catastrofiche. Perciò l’invito è di arrestare «sia la deforestazione sia le emissioni di CO2 il prima possibile» ha dicharato David Armstrong McKay, scienziato della biosfera climatica presso lo Stockholm Resilience Center e l’Università di Exeter.

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14 COMMENTI

  1. Non vi rendete conto di quanto sia evidente la vostra contraddizione?
    Stressare all’infinito il sistema Europa, quando siete i primi a dire che determinanti ai fini del bilancio della CO2 del pianeta sono altri mondi, come la foresta amazzonica, che citate in codesto articolo.
    Nel frattempo, tacete delle le emissioni cinesi e indiane, a fronte delle quali, qualunque sforzo europeo verso la cosiddetta transizione ecologica, a fronte di sacrifici ai limiti del sopportabile per l’economia europea, produce effetti insignificanti.
    Per tornare alla foresta amazzonica, mi spiegate perché l’unico cattivo è Bolsonaro (di destra), quando sapete benissimo che la distruizione dello stesso ecosistema, causata dal suo predecessore Lula (comunista) e quella tuttora in atto in Venezuela dove, però il governo appartiene a un despota di sinistra, quindi a un buono?

    • Non si rende conto che la sta buttando in politica mentre qui si è solo detto chi ha fatto cosa (lo contesta? Se sì, porti le fonti) e non perchè l’abbia fatto?
      E lo sa che se si vuole svuotare appartamento va tolto tanto la cucina quanto il piccolo soprammobile, altrimenti l’appartamento non sarà comunque vuoto? Certo, si comincia dalla cucina, ma se NOI possiamo prendere solo il soprammobile, intanto prendiamo quello, o no?
      Cosa può fare Luigi? Non certo piantare alberi in Amazzonia: però può ridurre i consumi, i suoi, ed ecco che Luigi ha fatto qualcosa, oltre a benaltrizzare (la ringrazio per non avere nominato Trump, almeno).

      • Luigi, nel proprio stesso interesse, fa tutto il possibile, e ben oltre il ragionevole, per risparmiare energia e materie prime e per non sporcare l’ambiente. Luigi fa questo, non solo per egoismo (che ci sarebbe di male?) ma anche perché è persona istruita e avveduta.
        Ma, la metafora del soprammobile è illuminante: qui non si chiede di contribuire in maniera significativa ed efficace a un’impresa che si ritiene possibile. Si chiede il sacrificio con valore simbolico: butta via il tuo prezioso soprammobile, anche se hai già fatto tutto ciò che è ragionevole e se è evidente che ben altre sono le cose che ingombrano la casa.

        • Bravo Luigi, in questo caso: non nelle parole, ma nei fatti (che contano più delle parole).
          Ricordo che il “sacrificio simbolico” costa come morti per causa diretta correlati al solo inquinamento da trasporto su ruota (non industria, non riscaldamento: solo trasporti su ruota) pari a 15.000 ogni anno nella sola Italia (lo dice l’OMS). Per cui quando mi si dice che 100.000 persone rischiano di diventare disoccupate da qui al 2035 a causa della transizione forzata, io rispondo che da qui al 2035 MORIRANNO 200.000 persone a causa dell’inquinamento su strada e un numero imprecisato SOFFRIRANNO di varie patologie polmonari, con costi sanitari e sociali e umani spropositati, di vari ordini di grandezza superiori al prepensionamento di 100.000 lavoratori anche tenuti a casa a nulla fare.
          Quelle 15.000 persone lì muoiono dopo svariati passaggi in ospedale, a 1000€ al giorno di costo. Ma soprattutto MUOIONO.
          Di questo, però, ci si dimentica sistematicamente.
          Non è una predica a Luigi ma a tutti i negazionisti dell’inquinamento.

          • Tutti d’accordo, ma non dimentichiamo che in questi anni stiamo assistendo ad una svolta epocale, alla febbre del litio.

            Da una parte la domanda di litio in costante crescita esponenziale, a tal punto che già nel 2020 la Commissione Europea aveva descritto la situazione come “critica” per la decarbonizzazione e per le importazioni.

            Dall’altra, i danni ambientali legati all’estrazione e spesso sottaciuti.

            Le miniere di litio sono crateri minerari che contaminano l’acqua e le falde acquifere per l’impiego di acido solforico.
            Le rocce che contengono maggiori quantità litio sono: spodumene, lepidotite, petalite, ambligonite ed eucriptite. Dopo l’estrazione vengono riscaldate a 1.100 gradi celsius e raffreddate a 65 gradi celsius, polverizzate, tostate, mischiate all’acido solforico ed al carbonato di sodio. Per ogni chilo di litio estratto vengono consumati circa 2.000 litri di acqua e le grandi vasche in cui viene fatto evaporare contaminano il suolo e inquinano l’aria, emettendo in atmosfera fumi chimici prodotti dalla reazione tra le sostanze utilizzate.

            Decarbonizzazione in Europa e inquinamento in Congo, la miniera di litio dei neocolonialistici cinesi.
            Lasciare l’intera catena di produzione delle materie prime per l’auto elettrica a batteria in mano alla Cina vuol dire accettare prezzi da monopolio grazie alla strategia “Made in China 2025” della Repubblica Popolare Cinese che conta sulla potenza di fuoco di Byd (Build Your Dreams) e Calt (Contemporary Amperex Technology) che hanno negli ultimi anni decuplicato le attività di estrazione del litio in Africa.

            La corsa al litio è diventata la febbre del litio. In Francia è stata annunciata “de Beauvoir”, la prima miniera di litio che servirà a produrre 700 mila batterie l’anno, situata ai margini della foresta di Colettes, al confine tra i dipartimenti di Allier. Facile prevedere con quali esiti per l’ambiente.

            Nel frattempo, negli Stati Uniti non si fanno sconti né per l’ambiente, tantomeno per le popolazioni, meglio se minoranze native.
            Le batterie dei veicoli elettrici si stanno scontrando anche con i luoghi sacri e la terra nativa degli Hualapai nell’Arizona occidentale.
            Una compagnia mineraria sta cercando di estrarre litio da un terreno di proprietà del Bureau of Land Management che circonda il terreno degli Hualapai su tre lati.
            Il progetto Sandy Valley Lithium è un’operazione mineraria proposta vicino a Wikieup, in Arizona, dove è già in corso l’esplorazione delle prime risorse. La miniera sta andando avanti e sta tentando di espandere la sua portata nonostante le preoccupazioni ambientali e l’opposizione della tribù Hualapai e dell’Inter Tribal Association of Arizona, che rappresenta 21 tribù. Una fossa mineraria profonda 92 metri, che circonda un pezzo di terra di proprietà di Hualapai e avrebbe implicazioni dirette per un vicino sito religioso, i siti culturali, l’habitat desertico e la falda acquifera che alimenta Ha’Kamwe, una sorgente sacra che il popolo Hualapai utilizza come medicinale da tempo immemorabile. Una futura miniera operativa, descritta in modo vago e incoerente nelle presentazioni di Hawkstone Mining ma promessa con entusiasmo agli investitori sul loro sito Web, scaverebbe una grande miniera a cielo aperto nella terra, l’acido solforico per estrarre il litio dall’argilla dissotterrata rilascerebbe inquinamento da acido tossico, terreni sterili, rifiuti minerari ed acqua contaminata.

            https://earthjustice.org/blog/2022-october/lithium-mining-threatens-arizona-tribes-sacred-spring
            https://www.phoenixnewtimes.com/news/wikieup-lithium-mine-big-sandy-hualapai-tribe-ranchers-water-hawkstone-11561652
            https://www.hcn.org/issues/53.7/indigenous-affairs-mining-for-lithium-at-a-cost-to-indigenous-religions

    • Lei ci attacca lancia in resta senza aver nemmeno letto l’articolo. C’è scritto che la Riserva Amazzonica fu istituita da Lula al suo primo mandato, nel 2003. In effetti, come mostra il grafico allegato, nel successivo decennio la deforestazione fu più che dimezzata. La Riserva Amazzonica fu poi abolita nel 2016 dal predecessore di Bolsonaro, Michel Temer del partito democratico. Bolsonaro non ha fatto nulla per ripristinarla e alla Cop 26 di Glasgow, insieme al governo australiano, ha bloccato l’accordo sull’uso condiviso delle foreste pluviali. le posizioni negazioniste di Bolsonaro sono ufficiali e note a tutti. L’articolo si conclude con la dichiarazione di un climatologo che, riprendendo gli ultimi due rapporti dell’Onu, sostiene che l’unica possibilità di arginare la crisi climatica a fine secolo sia operare su tutti i fronti e in tutti i Paesi. Quindi quello che fa l’Europa non esclude ciò che devono fare Cina, India, Brasile e tutti gli altri 190 Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi. Questi sono i fatti, tutto il resto, ideologia compresa, l’aggiunge lei.

    • Ricordiamoci che le auto a combustione interna mandano annualmente al cimitero prima del tempo centinaia di migliaia di persone solo in Europa, e se aggiungiamo anche l’indotto, le sterilità, le malformazioni neonatali, le malattie ecc. il bilancio diventa devastante.

      Abbandonare il termico non è solo un dovere climatico, ma di buon senso.

        • No, terribile: confondere alternativo con complementare.

          Qui su Vaielettrico lo si ripete sempre: la macchina elettrica non è LA soluzione, è UNA delle soluzioni, vanno fatte TUTTE e FORSE ce la caviamo (ma solo perchè siamo ottimisti, diversamente sarebbe davvero il caso di spassarcela, tanto moriremo tutti).

    • -Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov-

      Dai, un po’ di ottimismo e voglia di crederci, dai… 😉

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