La crisi dei carburanti che sta colpendo Cuba coinvolge anche la raccolta dei rifiuti: a L’Avana, più della metà dei camion della nettezza urbana è ferma. Nel quartiere Vedado, però, un progetto privato sta sperimentando tricicli elettrici alimentati da energia solare come strumento concreto per garantire servizi essenziali anche in condizioni di forte scarsità energetica.
Il progetto si chiama El Rampeño e prende il nome da La Rampa, una delle strade più note del quartiere. Avviato nel luglio scorso con il sostegno delle autorità locali, il servizio introduce un modello inedito per Cuba. La raccolta dei rifiuti viene proposta infatti come attività a pagamento, invece di essere interamente garantita dal sistema pubblico. Le famiglie pagano 100 pesos al mese, mentre per le attività commerciali la tariffa arriva a 15.000 pesos. Per le persone considerate vulnerabili il servizio è invece gratuito.

La crisi cubana e l’idea meravigliosa di El Rampeño
La situazione nasce dalla grave carenza di carburanti che sta interessando Cuba e che sta scatenando una delle peggiori crisi energetiche e umanitarie degli ultimi decenni, con pesanti conseguenze sulla gestione quotidiana dei servizi essenziali. Una carenza strutturale aggravata dal recente blocco navale e dalle sanzioni degli Stati Uniti, che hanno interrotto i flussi di approvvigionamento da Paesi alleati.
L’Avana è tra le aree maggiormente colpite. Qui una parte consistente della flotta dei mezzi per la raccolta dei rifiuti è rimasta a secco e fuori servizio: i rifiuti hanno iniziato ad accumularsi nelle strade e, in alcuni casi, a essere bruciati. Innescando conseguenze sulle salute pubblica.
El Rampeño ha scelto di non replicare il modello tradizionale con grandi camion diesel, ma di puntare su una flotta di tricicli elettrici adatti a operare su percorsi brevi e ripetitivi. La soluzione riduce la dipendenza dal carburante e permette di concentrare la ricarica in un punto preciso.
Il cuore dell’operazione è la “Solinera”, un’area di parcheggio coperta da pensiline fotovoltaiche. I pannelli producono l’energia necessaria per ricaricare i mezzi, mentre un sistema di batterie consente di accumulare l’elettricità prodotta in eccesso. Il risultato è un piccolo sistema energetico locale che collega direttamente produzione rinnovabile, accumulo e mobilità elettrica.
Sole e tricicli cubani in salsa cinese salvano la situazione
Un video di una testata indipendente locale descrive bene la situazione:
I veicoli sono forniti da Vehiculos Electricos del Caribe (VEDCA), joint venture tra la cinese Tianjin Dongxing Industrial and Commercial Group e Minerva, società cubana statale specializzata nella micromobilità elettrica. I tricicli vengono assemblati in uno stabilimento situato a ovest dell’Avana.
Ogni mezzo utilizza una batteria LFP da 5,4 kWh e dispone di un’autonomia dichiarata compresa tra 50 e 70 km, variabile in funzione del carico. La capacità di trasporto raggiunge 600 kg, mentre il motore elettrico da 1.200 W consente una velocità massima di circa 39 km/h.
Numeri lontani da quelli di un moderno camion elettrico per la raccolta dei rifiuti, ma adeguati alla funzione richiesta.
Aree limitate ma risultati tangibili
El Rampeño aveva iniziato l’attività con cinque tricicli. Secondo gli ultimi aggiornamenti, la flotta è arrivata a 30 mezzi, anche se al momento soltanto dieci risultano operativi.
L’area servita rimane limitata, ma il risultato è già visibile. A poche settimane dall’avvio, le strade comprese nel perimetro del servizio risultavano sensibilmente più pulite rispetto alle zone circostanti, dove continuavano ad accumularsi grandi quantità di rifiuti.

L’elettrico in risposta alle crisi energetiche
Non è la prima volta che Cuba ricorre alla mobilità elettrica per affrontare una crisi energetica. Già nel 2019, durante una precedente carenza di carburanti, le moto elettriche avevano conosciuto una forte diffusione nel Paese, anche grazie a iniziative spontanee di cittadini che offrivano passaggi ad altre persone.
Tra l’altro, proprio i piccoli tricicli elettrici negli ultimi anni sono diventati un mezzo di trasporto utile per molti cubani alle prese con la carenza di carburante. I mezzi vengono coperti sul tetto da pannelli solari, consentendo ai veicoli di ricaricarsi senza dipendere dalla rete elettrica dell’isola, già sotto forte pressione.
Il progetto dell’Avana si rifà allo stesso principio: la mobilità elettrica non serve solo a ridurre le emissioni, ma diventa strumento di resilienza energetica.
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ho amici a Cuba. la gente deve scegliere tra continuare gli studi o mangiare, quando va bene. Gli ospedali non possono operare. Non c’è acqua corrente. Certamente molto di questo disastro affonda le radici nei decenni passati ma gli USA si comportano nel modo più vigliacco e squallido possibile. Spero che le fonti rinnovabili si diffondano quanto prima anche li, alla faccia dei fascisti yankee. Forza Cuba !!