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COVID-19 nel particolato? Regioni e scienziati non ci credono

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Un manifesto affisso in Lombardia per ringraziare il personale sanitario del grande sacrificio.

COVID-19 nel particolato? Scoppia la polemica sul “position paper” degli studiosi bolognesi e baresi (leggi) che accenna alla possibile correlazione fra la concentrazione di polveri sottili in atmosfera e la velocità di diffusione dell’epidemia da coronavirus.

Il documento era stato ripreso da giornali e televisioni suscitando un acceso dibattito anche sui social. Al punto che sono intervenuti ieri i due assessori all’Ambiente della Lombardia Raffaele Cattaneo e dell’ Emilia-Romagna Irene Priolo.

L’assessore all’Ambiente dell’Emilia-Romagna Irene Priolo

“Solo ipotesi, evitare di diffonderle”

L’assessore Priolo esordisce dicendo che l ’associazione tra COVID-19 e particolato «è un’ipotesi non verificata. Al momento non esistono infatti studi approvati e condivisi dalla comunità scientifica in grado di dimostrare una maggiore diffusione del Coronavirus nelle aree dove c’è più inquinamento da particolato atmosferico». Ma più avanti non nasconde l’ irritazione. La nota, infatti, prosegue: «Sarebbe bene, in un momento di difficoltà come quello che stiamo attraversando, evitare di diffondere informazioni non sufficientemente verificate».

“Massima cautela a parlare di correlazione”

Il comunicato della Regione Emilia-Romagna aggiunge poi che «dopo i biologi, a frenare su questa ipotesi è anche la Società italiana di aerosol (Ias), che annovera tra i suoi soci circa 150 ricercatori esperti proprio di particolato atmosferico». ll riferimento è a una presa di posizione diffusa sempre ieri e firmata da 70 ricercatori di numerosi enti. Fra questi Cnr, Infn, Enea, Arpa di Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, e diverse Università, oltre che da ricercatori italiani impegnati all’estero. «Le attuali conoscenze relative all’interazione tra livelli di inquinamento da polveri sottili e la diffusione del covid-19 _ sostengono _ sono ancora molto limitate e ciò impone di utilizzare la massima cautela nell’interpretazione dei dati disponibili“. E perciò l’intera società scientifica è «unanime nel valutare come parziale e prematura l’affermazione che esista un rapporto diretto tra numero di superamenti dei livelli di soglia di polveri sottili e contagi da covid-19».

Uno dei grafici sui quali si basa l’ipotesi di correlazione fra inquinamento atmosferico e diffusione del corona virus

“Le nostre Arpa approfondiranno i dati”

I due assessori assicurano poi che si indagherà comunque sulla eventuale presenza del virus COVID-19 nel particolato. «Sono state attivate dai servizi regionali ambiente e sanità e dalle agenzie ambientali, specifiche iniziative volte ad indagare in modo approfondito le relazioni tra inquinamento atmosferico, condizioni meteorologiche e misure di limitazione». E ad «approfondire le indagini epidemiologiche basate su dati sufficientemente estesi e completi».

Quindi si studieranno più a fondo non solo le eventuali correlazioni fra COVID-19 e particolato atmosferico, ma anche sulle conseguenze della limitazione del traffico sulla concentrazioni di inquinanti atmosferici. Altro argomento, questo, che ha scatenato le opposte tifoserie quando alcune rilevazioni delle centraline al suolo in Lombardia e Veneto negli ultimi giorni hanno mostrato sforamenti dei limiti per PM 2,5 e Ozono, nonostante il lock-down. (LEGGI).

Gli scienziati dell’ IAS chiedono prudenza

Il documento della Società Italiana Aerosol (IAS) non esclude del tutto le ipotesi del “position paper” sulla correlazione inquinamento-coronavirus, ma ritiene assolutamente prematura qualsiasi conclusione. «E’ noto che l’esposizione, più o meno prolungata, ad alte concentrazioni di PM aumenta la suscettibilità a malattie respiratorie croniche e cardiovascolari _ si legge nel documento_ e che questa condizione può peggiorare la situazione sanitaria dei contagiati». E ancora: «E’ possibile che alcune condizioni meteorologiche, tipicamente presenti nel nord Italia in questo periodo, quali la bassa temperatura e l’elevata umidità atmosferica, possano creare un ambiente che favorisce la sopravvivenza del virus». Concentrazione di PM e condizioni meteo che «sono frequentemente osservate nel nord Italia, soprattutto nella pianura Padana, durante il periodo invernale».

“Prematuro legare COVID-19 e particolato”

Ciò premesso, prosegue il documento «la covarianza fra condizioni di scarsa circolazione atmosferica, formazione di aerosol secondario, accumulo di PM in prossimità del suolo e diffusione del virus non deve, tuttavia, essere scambiata per un rapporto di causa-effetto».

Sono del resto le stesse considerazioni, quasi parola per parola, con cui si concludeva l’articolo di Vaielettrico che dava conto del “position paper”.

COVID-19, “Ingiustificato” agire sull’ambiente

Il documento dell’ IAS si conclude con questa raccomandazione: «Si ritiene che la proposta di misure restrittive di contenimento dell’inquinamento come mezzo per combattere il contagio sia, allo stato attuale delle conoscenze, ingiustificata».

Setti in un post: “Come in The day after tomorrow”

 

Il post pubblicato dal professor Leonardo Setti

Ed ecco la replica del professor Leonardo Setti, biochimico dell’Università di Bologna e uno degli autori del contestato “position paper”. L’ha affidata a un post pubblicato nella notte sulla sua pagina Facebook.

Oggi mi sono sentito come Jack Hall nel film “The day after tomorrow” quando in una conferenza a Nuova Delhi ha messo in guardia tutti sul problema dei cambiamenti climatici e non è stato creduto!

No, ancora peggio! Sono stato creduto, perché nessuno è riuscito a smontare scientificamente il modello proposto nel nostro position paper, ma semplicemente si sostiene che non l’abbiamo dimostrato ovvero è già stato dimostrato per molti virus come ebola o il morbillo ma non per COVID-19.

Noi abbiamo detto che ci sono evidenze scientifiche che COVID-19 si comporti allo stesso modo ma non è sufficiente.

“E se non mi fossi sbagliato? Aspettiamo 2 mesi?”

Fatemi capire, io mi posso anche essere sbagliato per carità, è umano ma se non mi sono sbagliato e fra due mesi il nostro lavoro sarà pubblicato, chi si prenderà la responsabilità di non aver tenuto conto di questo position paper?

Mi hanno detto che questo, però, non è il modo di fare, bisogna andare ai congressi e confrontarsi con la comunità scientifica.
Come possiamo farlo se siamo tutti segregati in casa?

Allora dovresti proporre i tuoi dati su una rivista di pregio e poi dopo divulgarli!
Certo ma il virus c’è adesso e se io gli chiedo di aspettare non credo di riuscirlo a convincere!

Oggi la regione Lombardia e la regione Emilia Romagna hanno chiuso le porte al nostro lavoro e noi adesso per cercare il COVID-19 nel particolato siamo costretti a ricorrere a centraline private. Se lo troviamo, mi diranno che non erano centraline ufficiali.
La Regione ha detto che ci penserà lei a recuperare i filtri dei campionatori e a fare un lavoro meglio del nostro, va bene ma prestate attenzione perché il COVID-19 potrebbe esserci.
Chiedo scusa, mi ero dimenticato che ritenete che il nostro contributo sia frutto di una bufala, allora andate tranquilli!

Questione di tempi: il COVID-19 non aspetta

io intanto quando vado al supermercato mi metto a 10-15 metri di distanza e utilizzo la mascherina perché un metro e mezzo potrebbe essere poco quando ci sono nell’aria le polveri fini

Il mio collega di sventura mi ha detto: “Leo, a Milano nel 1630 nessuno credeva alla peste bubbonica di manzoniana memoria e allora il famoso medico L. Settala per convivere la gente del problema portò in piazza i corpi martoriati di persone morte”

Sarà un problema di nome?

 

19 COMMENTI

  1. No, e su non si stremi per così poco perché mi dispiacerebbe…però vedo ,a questo punto, che in fatto d’ostinarsi ad arrampicarsi sugli specchi non sono io visto che le ribatto punto su punto…in fatto di credibilità degli scienziati ,sono i risultati delle ricerche e sperimentazioni che danno loro credibilità e non solo i loro titoli di scienziati quando emettono parole dalle bocche altrimenti, a dir le cose senza prove o risultati accettati dalla comunita scientifica, fanno la fine di DiBella per la cura dei tumori..ci vuole poco per passare da scienziato credibile a cialtrone e, a questo punto, la loro parola vale quanto la mia e la sua e vedo pure che, grazie a questo periodo senz’auto, di cialtroni e sciacalli il mondo n’è stato pieno.
    Lei poi definisce il legno fonte rinnovabile?
    Quando viene impiegato per costruire case sulle montagne o come fanno gli americani si, quando viene impiegato per fare fuochi (o come succede a tutt’oggi impiegato nei camini anche se contemporaneamente si hanno riscaldamenti) no, è fonte d’inquinamento….d’altronde oggi è stato sostituto dal riscaldamento che si ottiene o bruciando gas o petrolio quindi, piu o meno, su questo non è che ci siano differenze si bruciavaprima, si brucia pure oggi con altro.
    Su una cosa ha ragione, fossimo rimasti oggi all’età del fuoco, senza petrolio tutti a bruciare legna con problema pure di deforestazione a distruggerci (visto che ci danno ossigeno) visto i numeri della popolazione che c’è oggi rispetto a ieri quindi, in un certo qual senso, il petrolio ci ha pure salvati …come vede, chi si arrampica sugli specchi è lei e in questo si dà pure zappa sui piedi in continuazione visto che dovrebbe anche ringraziare la scoperta del petrolio almenoche non crede che essendo in troppi, metà dell’umanità andrebbe soppressa per salvare la natura e il pianeta….detto questo, io credo d’aver concluso., buona giornata.

    • Le mancano proprio le basi, mi spiace. Tutte le biomasse sono fonti rinnovabili, perché tante ne utilizzi e tante ne ricrescono, sempre che si mantenga l’equilibrio. Studi un minimo, Giuseppe, senò continuerà ad abboccare ai Di Bella di turno. Oggi sono proprio quelli che convincono i creduloni male informati come lei che il problema climatico non esiste.

      • Invece si sbaglia, ho molte più basi di quello che si creda… Non seguo i DiBella della situazione (cioè quelli che ritengono che siano solo le auto i responsabili di questa situazione oppure quelli che danno percentuali senza prove ) e il legno, usato per ardere a se non ci fosse stato il petrolio, visto quant’è la popolazione, non è da considerarsi rinnovabile se a consumarla tutto poi non la si riesce a sostituire ricreando le foreste con la stessa velocità con cui viene distrutta … Non posso dire studi lei (perché il titolo da appendere in studio l’avrà) ma almeno si tenga aggiornato non credendo lei ai DiBella di turno per pubblicare ciò che dicono.

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