Cos’è il piacere di guida? Cosa rende davvero divertente stare al volante? È una domanda che accompagna l’automobile fin dalla sua nascita, ma che oggi assume un significato nuovo nell’era elettrica. Lo dimostrano anche le discussioni sucitate dal lancio della Ferrari Luce, prima elettrica del Cavallino. Infatti Polestar, brand auto svedese esclusivamente elettrico, ha avviato una collaborazione con l’Università di Oxford per cercare di misurare scientificamente il “piacere di guida”. Un progetto che punta a capire se emozioni, coinvolgimento e soddisfazione al volante possano essere osservati e quantificati attraverso dati neurologici e biometrici, superando vecchi stereotipi legati al rombo dei motori termici.
La sfida è dare una misura scientifica alle emozioni
Lo studio nasce dalla collaborazione tra il marchio svedese di auto elettriche e l’SDG Impact Lab dell’Università di Oxford. L’obiettivo è ambizioso: definire un quadro scientifico che permetta di comprendere quali fattori generano il cosiddetto driving thrill, il piacere della guida.
Per decenni il mondo dell’auto ha misurato le prestazioni attraverso parametri oggettivi come potenza, accelerazione e tempi sul giro. Tuttavia, secondo Polestar, questi indicatori raccontano solo una parte dell’esperienza. Nell’epoca delle auto elettriche, dove le accelerazioni sono ormai alla portata di molti modelli, il tema diventa capire che cosa renda realmente coinvolgente un veicolo.
Cervello, cuore e movimenti degli occhi sotto osservazione

I ricercatori analizzeranno le reazioni dei partecipanti mentre guidano una Polestar 4 ad alte prestazioni. Durante i test verranno raccolti dati relativi all’attività cerebrale, alla frequenza cardiaca, ai movimenti oculari, alla conduttanza della pelle e alle espressioni facciali. L’obiettivo è verificare se le sensazioni associate all’entusiasmo di guida possano essere osservate e misurate in modo rigoroso.
La ricerca coinvolge competenze che spaziano dall’ingegneria alla psicologia sperimentale, in un approccio multidisciplinare che cerca di trasformare emozioni normalmente considerate soggettive in dati utilizzabili per lo sviluppo dei veicoli del futuro.
Oltre il mito del rumore del motore
L’aspetto forse più interessante dello studio riguarda il tentativo di mettere in discussione convinzioni radicate nel mondo automobilistico: che il piacere di guida dipenda necessariamente dal rumore e dalle vibrazioni di un motore a combustione.
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Mentre alcuni costruttori stanno introducendo nelle elettriche suoni artificiali e simulazioni di cambi marcia per ricreare sensazioni familiari agli automobilisti tradizionali, Polestar segue una strada diversa. L’azienda vuole capire quali siano gli elementi realmente responsabili del coinvolgimento del guidatore e come possano essere reinterpretati nell’era dell’elettrificazione.

Per chi segue la mobilità elettrica il tema è particolarmente interessante: il successo delle EV non dipenderà soltanto da autonomia e ricarica, ma anche dalla capacità di offrire un’esperienza di guida distintiva e appagante.
Un’indagine che guarda alle auto elettriche del futuro
I test si svolgeranno sul circuito svedese di Gotland Ring e i risultati saranno presentati entro la fine dell’anno in un evento dedicato all’Università di Oxford. L’ambizione dichiarata è creare un metodo replicabile che possa orientare lo sviluppo dei futuri modelli Polestar.
Per il costruttore svedese non si tratta quindi di una semplice operazione di marketing, ma di un tentativo di individuare nuovi parametri di valutazione delle prestazioni nell’era elettrica. Una sfida che potrebbe avere ricadute sull’intero settore automotive, chiamato a ridefinire il concetto stesso di piacere di guida quando il rumore del motore non è più il protagonista.
- Al Bar Elettrico/Perchè non ci dispiace la Ferrari Luce


