Corte Conti Ue: Comunità energetiche flop, ma da incentivare

Comunità energetiche flop





La Corte dei Conti Ue boccia la politica di promozione delle comunità energetiche in Europa: un flop evidenziato nella recente relazione “Comunità energetiche. Un potenziale ancora da sfruttare”. Il target fissato si è fermato al 27%, eppure secondo le stime della Commissione europea, entro il 2050 fino alla metà dei cittadini europei potrebbe arrivare a produrre fino al 50% dell’energia rinnovabile. Vediamo i numeri e gli ostacoli all’affermazione delle CER  anche con riferimento all’Italia, uno dei quattro Paesi analizzati dalla Corte.

Un potenziale enorme, finora sprecato

Partiamo dall’obiettivo generale che viene riportato nella relazione. «La Commissione ha stimato che, entro il 2050, metà dei cittadini dell’UE potrebbe produrre fino al 50 % delle energie rinnovabili dell’Ue ». Non solo energia pulita, ma anche dal basso e decentrata.

Per tagliare il traguardo le CER sono ritenute un strumento utile. Questo il target fissato dalla Commissione: «L’Ue e gli Stati membri collaboreranno per creare almeno una comunità energetica basata su fonti rinnovabili in ogni comune con più di 10 000 abitanti entro il 2025». Un esercito di produttori. «Le comunità energetiche sarebbero potute arrivare a detenere più di 50 GW di energia eolica e più di 50 GW di energia solare, pari rispettivamente al 17 % e al 21 % della capacità installata».

Non è andata cosi. A gennaio 2025 solo il 27% delle CER previste è stata avviata. Non si tratta solo di un ritardo nei numeri. La Corte osserva che lo stesso obiettivo europeo presenta diversi limiti: non è stato formalmente approvato dagli Stati membri, non chiarisce quali benefici concreti ci si aspetta dalle comunità energetiche e, soprattutto, non è accompagnato da un sistema di monitoraggio efficace.

Comunità energetiche flop
La comunità energetica rinnovabile mette insieme cittadini, imprese ed istituzioni

E’ ardua la via delle comunità energetiche, definite dalla direttiva  (UE) 2018/2001 come soggetti giuridici attraverso cui cittadini, piccole imprese e amministrazioni locali possono produrre, condividere e consumare energia. Visto quello che non si è fatto in questi anni le prospettive vengono ridimensionate. Oggi la Corte ritiene che il loro contributo potrebbe fermarsi attorno al 4%, segno che le previsioni iniziali erano probabilmente troppo ottimistiche.

Comunità energetiche flopIl freno allo sviluppo: norme incerte, rete elettrica carente, incentivi pochi o nulli

A frenare lo sviluppo sono diversi fattori. Innanzitutto, un quadro normativo ancora poco chiaro. Le definizioni europee di comunità energetiche per la Corte lasciano margini di ambiguità, soprattutto in contesti complessi come i condomini, dove vive quasi la metà della popolazione europea. Lo sappiamo bene in Italia dove diventa un calvario anche solo allacciare una colonnina di ricarica.

Emilia Romagna: più finanziamenti per la CER in forma di cooperativa

Le norme restano frammentate, soggette a continue modifiche e appesantite da molta burocrazia: un quadro che scoraggia cittadini e piccoli operatori. Su questo punto la Corte dei conti Ue raccomanda alla Commissione di pubblicare linee guida e buone pratiche sulle forme giuridiche utili a coinvolgere i proprietari di appartamenti. La gestione di una comunità non è semplice, come emerso anche nel confronto a cui abbiamo partecipato con le CER dell’Emilia‑Romagna, una regione che pure lavora da anni sul tema e può contare su una rete consolidata di cooperative e associazioni a supporto della loro costituzione.

i benefici delle comunità energetiche
Non è semplice la gestione delle CER ma possono portare forti benefici alla transizione energetica

Manca anche un obbligo normativo che fa scattare un’altra raccomandazione: «La Commissione dovrebbe considerare di rendere obbligatorio che i piani nazionali per l’energia e il clima includano obiettivi per le comunità energetiche in linea con le politiche della Ue».

I bandi per rinnovabili e comunità energetiche

Infine i problemi della rete elettrica. In diversi Paesi si registrano ritardi o addirittura rifiuti nelle connessioni, dovuti alla congestione delle infrastrutture esistenti, soprattutto nelle ore di punta. In questo contesto, la Corte indica nello sviluppo di sistemi di accumulo una possibile soluzione, capace di rendere le comunità energetiche più flessibili e meno impattanti sulla rete. Su questo tema la Corte raccomanda: «Fornire incentivi alle comunità energetiche affinché sviluppino lo stoccaggio di energia per contribuire a ridurre la congestione della rete». Restano le difficoltà sul fronte finanziario: gli strumenti di sostegno sono spesso complessi e poco accessibili, mentre molte comunità faticano a ottenere credito.

CER, Italia in recupero nel 2025, ma produce solo l’0,1 %

Come si vede bene nel grafico sotto, estratto dalla relazione, l’Italia è fanalino di coda per quanto riguarda le comunità avviate secondo il target della Commissione, ma nel 2025 c’è stato un bel balzo in avanti.

Comunità energetiche flop
I Paesi Ue e il raggiungimento del target sulle comunità energetiche

 

La Corte ha analizzato Olanda, Romania, Italia e Polonia, Paesi in cui le CER sono cresciute rapidamente nei primi mesi del 2025, rispettivamente del 75% e dell’80%. Una dinamica che lascia intravedere margini di sviluppo importanti.

Comunità energetiche flop
Il boom delle comunità energetiche in Italia e Polonia nel 2025

Nel caso italiano, un ruolo decisivo lo hanno avuto le risorse del Pnrr, con 2,2 miliardi destinati alle comunità energetiche. Tuttavia emergono alcune incoerenze: le misure iniziali erano rivolte ai piccoli comuni sotto i 5 mila abitanti, mentre l’obiettivo dell’Ue riguarda quelli sopra i 10 mila, e manca un target chiaro sul numero di comunità da realizzare. Investire nei piccoli territori è giusto, ma sarebbe stato necessario consentire fin dall’inizio la partecipazione anche ai comuni più grandi.

Alla fine una parte dei fondi del Pnrr è stata dirottata su altre misure, scendendo da 2,2 miliardi a 800 milioni, secondo alcune associazioni anche per «l’incapacità di gestire l’enorme domanda di partecipazione dal basso».

Comunità energetiche, il governo taglia due terzi dei fondi Pnrr

 

Nonostante la crescita, il peso complessivo resta ancora molto limitato: in Italia e Polonia le comunità energetiche contribuiscono appena allo 0,1% della capacità solare e allo 0,01% di quella eolica. Numeri molto lontani dalle aspettative iniziali. Va meglio in Olanda dove operano 700 cooperative energetiche che contribuiscono con l’1,5 %  con il fotovoltaico, nonostante il minor irraggiamento rispetto all’Italia,  e il  3,2 % dell’eolico. Visto il buon avvio del sistema nei Paesi Bassi si stima un contributo del 4,4 % della capacità di produzione di energia solare e il 4,3 % della capacità di produzione di energia eolica nel 2030.

Comunità energetiche che funzionano? Un esempio italiano

I numeri assoluti sono sconsolanti. Eppure, guardando ai singoli progetti, il potenziale è evidente. In Italia, ad esempio, la comunità La Buona Fonte  produce energia da un piccolo impianto fotovoltaico installato su una scuola dismessa e reinveste parte dei ricavi in iniziative sociali. Questi i numeri. L’ impianto  da 19 kW  genera 20 MWh all’anno, un terzo dei quali è condiviso tra i 25 membri della comunità. Nel 2024, ha utilizzato 1 500 euro di entrate per progetti sociali, come arredo urbano e attività scolastiche. Sono numeri piccoli, ma se moltiplicati per gli 8mila comuni italiani si disegna uno scenario interessante.

Comunità energetiche, online la mappa delle cabine

Nei Paesi Bassi, la cooperativa “Vrijstad Energie” gestisce impianti solari ed eolici e svolge anche attività di sensibilizzazione sul risparmio energetico. Sono 375 i membri e la CER gestisce tetti e parchi solari (1,3 MW) e mulini a vento (6 MW). Sotto le pensiline fotovoltaiche sono installate colonnine per la ricarica delle auto elettriche.

Sono esperienze che mostrano come le comunità energetiche possano contribuire non solo alla produzione di energia rinnovabile, ma anche alla coesione sociale e allo sviluppo locale.

Obiettivi ambiziosi e sovrastimati, ma con le giuste misure…

La conclusione della Corte è quindi articolata: da un lato, gli obiettivi fissati a livello europeo appaiono oggi difficilmente raggiungibili e, in parte, sovrastimati. Dall’altro, la crescita registrata negli ultimi mesi dimostra che, in presenza di incentivi adeguati, regole chiare e procedure semplificate, il modello può funzionare. Danimarca, Olanda e Irlanda hanno realizzato buoni progressi come è evidente nella tabella qui sotto. In Polonia, Italia e Romania si è fermi al 10 % dei comuni con più di 10 000 abitanti anche se nel 2025 in questi Paesi si è registrata una forte accelerazione.

  • LEGGI ancheComunità energetiche, il governo tagli a due terzi dei fondi Pnrr e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (18)
  1. Le CER sono partite con una serie di presupposti molto interessanti e carini, dal mettere al centro “il semplice consumatore” che doveva diventare prosumer al concetto di energia condivisa. Ma purtroppo sono diventate la solita cosa “per grandi” e per chi può permettersi di sbattersi a destra e a manca fra cavilli burocratici infiniti (chi lo fa per lavoro in sostanza). Al semplice cittadino l’idea può anche interessare e può anche mettersi d’accordo con una decina di persone (l’ho visto in prima persona) per costituire una CER ma quando poi bisogna costituire un soggetto giuridico, andare davanti al notaio, consultare avvocati per scegliere la forma giuridica giusta e fare atti costituivi la voglia passa a tutti. Ma un cittadino secondo voi va davanti al notaio per degli incentivi sull’energia? E sono solamente passi preliminari che una volta superati non hai fatto ancora nulla. E se poi qualcuno vuole uscire? E se qualcuno vuole entrare? Giù a rifare calcoli sull’energia condivisa, a capire se bisogna tornare da notai ecc…Insomma alla fine il cittadino aderirà alla solita CER fatta dai grandi operatori, con una partecipazione del tutto passiva e con il suo consumo di energia arrichirà qualcun’altro. Dispiace molto perchè l’idea alla base del’autoconsumo diffuso è molto carina tecnicamente, ma obiettivamente fatte così la voglia passa a tutti, tranne che ovviamente a chi vede la possibilità di fare soldi.

  2. A Valeggio sul Mincio in sette amici abbiamo costituito una CER. Abbiamo fatto incontri conoscitivi e stiamo portando avanti l’entrata in CER del comune per credibilità della comunità stessa e per dare un supporto. Da un anno stiamo aspettando l’ok definitivo dal GSE. Avremo una capacità di circa 500kw. I problemi sono burocratici in primis e di alcune norme come ho letto nei commenti che non permettono ad impianti “vecchi” precedenti alla costituzione della CER di entrare o con percentuale limitata che comunque non gioverebbe alla CER. Quella è l’assurdo. Qualunque impianto dovrebbe entrare per far funzionare la cosa.

  3. Mi collego ai precedenti commenti. Oltre alle CER, il gse permette di creare una sorta di gruppo di autoconsumo, nel caso in cui vi sia, all’interno dello stesso Comune, un unico intestatario di più POD in prelievo, permettendo di autoconsumare tra le varie abitazioni la produzione fotovoltaica in eccesso. Nel mio caso si tratterebbe di una possibilità molto utile in quanto l’impianto sulla seconda casa, attualmente in regime di ritiro dedicato con prezzo zonale, è più grande di quello sulla mia abitazione principale ancora con il benedetto SSP. Ora ho provato in autonomia a fare la richiesta di adesione e mi sono trovato davanti la richiesta di una mole di documenti + certificazioni di cui nemmeno il mio installatore aveva idea di cosa fossero. Parliamo di impianti entrati in funzione del 2016 e nel 2022 che non hanno usufruito di incentivi tranne la semplice detrazione fiscale spalmata in 10 anni.
    Giusto per citarne alcune:
    -Fotografie delle targhe (una per ciascun modello) del modulo fotovoltaico;
    -Elenco dei numeri di serie dei moduli (per ciascun modulo indicare: marca, modello e numero di serie);
    -Check list DNSH (Utilizzare la check list idonea in base alla fonte di alimentazione)

    L’ultimo punto è il più oscuro.
    Cmq, ciò che non capisco è, se i due impianti sono già in funzione, regolarmente registrati sul sito gse, e-distribuzione, etc. etc., perchè bisogna complicare il tutto? Non basterebbe una semplice dichiarazione sostitutivo e se proprio, il gse pensa che io li voglia fregare, faccia dei controlli a campione sul posto e non mi renda quasi impossibile aderire soprattutto perchè molti di quei dati sono già in loro possesso?

  4. Sono in attesa di una risposta dal gse da moooolto più dei 90 giorni previsti per Legge . Ma del mio impianto Pnrr non arrivano risposte . Che cosa posso fare?

  5. Daniele Sacilotto

    Sono 2 anni esatti che stiamo cercando di crearne una nell’area in cui risiedo ed è un ginepraio.
    Quando riusciremo finalmente ad attivarla sarà solo grazie a un ristretto gruppo di persone altamente competenti e fortemente motivate che con vero spirito altruista si stanno facendo il mazzo per venirne a capo tra regole fumose, cavilli burocratici, continui cambi di norme, mancanze e lunghe attese di enti pubblici. Sembra un sistema imbastito apposta per essere irrealizzabile quasi come desse fastidio a qualcuno di potente, ma tocca fingere di farlo perché lo ha comandato l’UE.

  6. Alessandro D.

    L’ho detto subito che le CER erano una vaccata.
    A pelle me lo sentivo, bastava leggere poche righe per capire che non avrebbe funzionato.

    Poi cI ho guardato dentro al volo. Le comunità energetiche sono una cosa bellissimissima sulla carta, ma operativamente sono una corazzata kotiomkin.
    Cioè ok: magnifiche negli intenti. Dico sul serio.
    Quanto di più bello ci sia, inclusivo, socialmente condivisibile e che profuma di giustizia.
    Infatti è un’incul@t@: ne facciamo una? un disastro, Un flop, e non poteva essere altrimenti.

    Già solo pretendere di portare davanti ad un notaio dei semi-sconosciuti per fare un’associazione non meglio precisata, con obblighi e doveri etc etc…
    Una roba da radical chic che fanno equitazione con l’unicorno alato.
    Nel mondo reale, la gente semplicemente lascia perdere.

    E per fare questo, hanno abolito lo scambio sul posto che con tutti i suoi limiti funzionava a meraviglia.
    Mistero.

    1. Non è una novità: lo abbiamo scritto più volte che il percorso non è semplice. Le comunità energetiche non sono la soluzione alternativa agli impianti industriali, come qualcuno sostiene, ma esistono realtà che funzionano. L’esempio citato nell’articolo è piccolo, ma perfettamente replicabile non solo nei comuni minori, ma anche nelle migliaia di frazioni del Paese.
      Ho richiamato il modello emiliano perché, grazie alla tradizione cooperativa, esistono organizzazioni in grado di mettere a disposizione — senza svenarsi — risorse umane competenti per la contabilità e gli aspetti tecnici. Le CER funzionano anche nelle aree industriali e artigianali.
      Il vero nodo restano i condomìni, ampiamente citati nella relazione della Corte dei conti Ue, dove spesso prevale un alto livello di conflittualità. Lo vediamo ogni giorno: ci sono i “No Watt” pronti a opporsi persino all’installazione di una semplice colonnina di ricarica.

      1. Alessandro D.

        Guardi che non è questione di essere no-watt.
        E’ che le procedure per fare una CER sono tali da far passare la voglia a chi non è ferocemente motivato.

        – Tutti i membri devono essere sotto la stessa cabina primaria. evvabè.
        – La CER deve avere un soggetto giuridico autonomo (associazione, cooperativa, consorzio, ecc.) con tanto di passaggio dal notaio per entrare ma anche per uscire, metti che uno si trasferisce.
        – Lo statuto deve prevedere finalità sociali, ambientali ed economiche, non speculative. evvabè 2
        – L’impianto deve essere nella disponibilità della CER o di uno dei membri. (che a questo punto si assume responsabilità particolari?)
        – Definizione delle regole di ripartizione dell’energia condivisa.
        – Definizione dei ruoli: produttori, consumatori, prosumer.
        – Nomina del referente per i rapporti con il GSE.
        – Registrazione sul portale GSE con caricamento: statuto, elenco membri, POD, dati impianto, perimetro cabina primaria.

        Eccetera.

        Ma siamo seriamente convinti che oltre a tutte le sbatte per farsi e farsi approvare un impianto fotovoltaico uno poi ne deve fare altrettante se non di più per attivare una CER, andare dal notaio ad associarsi con dei semi sconosciuti e tutto il repertorio?
        Ma ci crediamo davvero?
        Io mica tanto.

        Cioè, è una palese follia normativa e procedurale, pare un disincentivo a procedere. E infatti lo è.
        Che poi in Emilia Romagna ci siano esempi positivi, ma ovviamente ce ne rallegriamo. Ma non cambia la sostanza: per come è congegnata l’idea è una vaccata totale, infatti siamo qui a dirci che non funziona e non sta funzionando.
        Siamo seriamente convinti che il vero problema di tutto sto discorso siano i “no watt” condominiali?
        Io mica tanto. E con gli immobili ci lavoro.

        1. Sono andato a na riunione in cui i gestori della CER ci illustravano come funziona.
          Ecco, un mio amico che aveva già un impianto FV non avrebbe potuto aderire perché l’impianto è stato fatto prima della costituzione della CER. Altro punto erano i rimborsi legati al consumo nelle ore di produzione. Quindi chi ha i consumi la mattina o la sera non avrà nessun vantaggio ad entrare in una CER.
          Ora se per i consumer fosse possibile installare pacchi batteria (possibilmente con sistema anti blackout) da ricaricare nei momenti in cui la CER produce (ad esempio l’impianto di produzione comunica la disponibilità del surplus) e poi consumare quell’energia quando serve (ad esempio al rientro a casa), forse più persone ci farebbe un pensierino.
          Altrimenti io da privato cittadino mi organizzo con il consumo a distanza. Due contatori intestati a me, un impianto in un edificio/terreno o altro e consumo a distanza e mi organizzererei con una batteria per accumulare la produzione da consumare in un secondo tempo.

        2. Se le Comunità energetiche fossero “una vaccata totale” non ci sarebbero 4 Paesi europei con una diffusione da due a dieci volte maggiore rispetto alla nostra e altri 8 da dieci a 50 volte superiore. Non ti sorge il sospetto che il problema sia l’Italia (più o meno come per le auto elettriche e la transizione energetica)?

          1. Alessandro D.

            Ma certo che sto parlando dell’Italia.
            E’ ovvio che mi riferisco ai reglamenti italiani, che sono quelli che ho studiato perchè sono quelli che riguardano gli immobili di mia competenza. Cambia qualcosa all’atto pratico? ohimè no.

          2. Alessandro D.

            Le CER, così come sono state pensate in Italia, sono figlie del governo Conte II e soprattutto del governo Draghi. Poi sicuramente l’attuale governo ha completato il pasticcio, rendendo inattuabile un meccanismo già infelice di suo.
            Quindi è una vaccata nemmeno bi-partisan, ma addirittura tri-partisan.
            Se poi ancora vogliamo dire che è colpa di Salvini… Beh sai che con me sfondi una porta aperta. 🙂

          3. Alessandro D.

            Salvini è un mestatore, lo ripeto da un decennio. Quindi che non mi stia simpatico è cosa nota. Per il resto mi riferivo ai governi che hanno avuto a che fare con le CER visto che delle CER stiamo parlando. Dire che “è colpa del governo” tutto sommato non è sbagliato, ma il difetto sta nel manico del provvedimento e i governi interessati sono almeno tre.

        3. Ma è esattamente quello che ho scritto, c’è una folle burocrazia. Ma questo non significa che possono essere uno strumento utile. In particolare dove ci sono imprese che magari producono 10 ogni giorno ma sabato e domenica sono chiuse e possono condividere il surplus del fine settimana con i cittadini, con i ristoranti, con un supermercato…. E sono infinite le opportunità della condivisione. Poi sugli ostacoli la pensiamo uguale, anzi è un dato oggettivo ma sono ostacoli da saltare

          1. Alessandro D.

            Diciamo la stessa cosa.

            Se dico che lo strumento è sbagliato, non sto dicendo che lo sia anche il principio.
            Il principio è interessantissimo, ma proprio questo strumento per raggiungerlo (le CER “targate” italia) è uno strumento pessimo sia in assoluto (congegnate da un folle) sia in rapporto a quella che potremmo definire la “mentalità italiana”. Che è molto individualista e allergica a forme di “interdipendenza formale”. Mentalità che ci dobbiamo tenere così, e con quella dobbiamo misurarci.

            Quindi siccome anche le evidenze empiriche mi stanno dando ragione, non vedo dove sbaglio nel momento in cui io descrivo lo “strumento CER” di ordinamento italiano come “una vaccata pazzesca”.
            Se una cosa non funziona (e magari fa danno) è una vaccata, a prescindere dalle pur ottime intenzioni.

            Non ha senso descrivere lo status quo come auspicabile e difendibile. E, sottotraccia, come “non capito”. Bisogna prendere atto che questo tipo di associazione, strutturato in questo modo e con questa platea, non funziona e non funzionerà mai e rivederlo dalle basi.
            Magari pensando a quello che funzionava tutto sommato bene (lo scambio sul posto) e ripartire da quello.
            Magari, perchè no, proponendo formule di associazione e cooperativa tra cittadini, ma su altre basi. Per esempio sulla gestione e sulla proprietà degli accumuli. Quello secondo me funziona.

            Perchè così come è non lo fa nessuno, e mi creda: non lo farà nessuno nemmeno in futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Articolo Precedente

Veronamercato: ricariche gratuite ai grossisti

Articolo Successivo

Megaimpianti solari: ora in America l'installano i robot

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!