Corsie agevolate in Veneto per il fotovoltaico e le rinnovabili in generale: la Regione si muove per sbloccare in tempi rapidi 75 richieste.
Corsie agevolate in Veneto, la Regione: sbloccare 75 richieste

I quotidiani locali ironizzano, giustamente, sul nome scelto dai legeslatori veneti per il progetto: “Zone di accelerazione terrestre”. Non è un film di fantascienza, ma un programma curato dall’assessore alle politiche energetiche Massimo Bitonci: “La nostra regione sconta un deficit produttivo di energia elettrica pari a circa il 50% della domanda. Coperto in gran parte da importazioni”, ha detto Bitonci al Corriere del Veneto. “Il Piano Energetico Regionale punta a ridurre questo deficit al 34% entro il 2030. E per farlo dobbiamo accelerare sulle rinnovabili. L’obbiettivo assegnato al Veneto è di 5.828 MW di nuova potenza installata da fonti rinnovabili enetro il 2030”. Di qui la necessità di individuare quali aree possano essere oggetto di “accelerazione terrestre”. Partendo “da regole chiare e procedure più rapide per chi adotta misure di mitigazione ambientale”, precisa Bitonci.
Coldiretti: usate le aree degradate, non i campi
Di fatto il Veneto si mette in una posizione opposte rispetto a Umbria e Sardegna, apertamente contrarie a nuovi impianti di rinnovabili. Questo non significa che si stato dato un liberi tutti e che ogni richiesta verrà approvata. Il Corriere riferisce che la Regione “ha dato una significativa sforbiciata ai 35.800 ettari assegnati in via teorica dalle simulazioni cartografiche elaborate a livello nazionale dal GSE. Applicando rigidi filtri di salvaguardia per tutelare le colture di pregio, le valenze ambientali e paesaggistiche”. Ma l’aria che si respira a Venezia è quella di una svolta. Anche se Coldiretti insiste nel chiedere che vengano utilizzate le aree degradate e non i campi. E che non si usi impropriamente il termina “agri”. Grande apertura invece da parte di Legambiente.

