Quello che Kawasaki aveva presentato come un progetto visionario sta rapidamente prendendo forma concreta. Il robot-cavallo Corleo, alimentato a idrogeno e pensato per affrontare terreni estremi, entrerà in produzione molto prima del previsto: dimostrazione operativa entro il 2030 e commercializzazione entro il 2035.
Corleo era apparso per la prima volta lo scorso aprile come un esercizio di stile tecnologico, accompagnato da rendering e video dimostrativi che avevano lasciato più di uno scettico. Oggi, però, Kawasaki Heavy Industries ha creato una divisione dedicata, la Safe Adventure Business Development Team, segnale che il progetto ha superato la fase sperimentale.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere il centauro robotico operativo per il pubblico in occasione di Expo 2030 a Riyadh, dove i visitatori potranno provarlo in contesti controllati. Da lì, il passo successivo sarà la vendita ai consumatori a partire dal 2035.

Un “trasporto” inedito per la mobilità off-road
Corleo non è una moto, non è un quad e nemmeno un robot industriale tradizionale. Kawasaki lo descrive come una “fusione tra tecnologia motociclistica e robotica avanzata”, pensata per affrontare pendii montani, superfici rocciose, sentieri accidentati e attraversamenti d’acqua.
Le quattro zampe indipendenti, dotate di sistemi di assorbimento degli urti, permettono una distribuzione dinamica dei carichi. La guida avviene in modo inedito: non ci sono manubri o “redini”, ma il mezzo risponde allo spostamento del peso del pilota, in modo simile all’equitazione. Un approccio che punta a massimizzare stabilità e controllo anche in condizioni difficili.

Intelligenza Artificiale e navigazione assistita
A rendere possibile questa mobilità non convenzionale è un sistema avanzato di Intelligenza Artificiale, progettato per leggere il terreno in tempo reale e adattare il movimento delle zampe. Rocce, fango, neve o acqua non vengono semplicemente “superati”, ma interpretati dal veicolo per mantenere equilibrio e trazione.
Corleo è inoltre dotato di schermo di navigazione GPS, in grado di suggerire i percorsi migliori e aiutare il pilota a mantenere il baricentro nella posizione ottimale. Un aspetto cruciale per un mezzo che punta tutto sulla sicurezza in ambienti dove una caduta può avere conseguenze serie.

La spinta dell’idrogeno
Dal punto di vista energetico, Corleo segue una strada coerente con la strategia industriale di Kawasaki. Il veicolo utilizza un motore a idrogeno da 150 cc, che non muove direttamente le zampe ma genera elettricità per alimentare i sistemi di trazione.
L’idrogeno è stoccato in bombole posteriori, consentendo un funzionamento a basse emissioni e con rumorosità ridotta, caratteristiche che si adattano a contesti naturali e turistici.
Un simulatore, primo passo verso il mercato
In parallelo allo sviluppo del mezzo reale, Kawasaki lancerà un simulatore di guida di Corleo, previsto per il 2027. Non si tratta solo di un’operazione promozionale: l’azienda intende sfruttare modelli 3D e dati di movimento reali anche nei settori gaming ed e-sports, creando un ecosistema digitale attorno al progetto.
Un modo per testare l’interesse del pubblico e affinare l’esperienza-utente prima della produzione su larga scala.
Nato per sorprendere
Prezzi, volumi produttivi e mercati di destinazione restano ancora sconosciuti. Ma una cosa è chiara: Corleo non è più una curiosità da fiera tecnologica. È un progetto che anticipa nuove forme di mobilità elettrificata e assistita, dove robotica, AI e idrogeno si incontrano.
Piacerà? Sarà davvero utile? Tutto da verificare. Di sicuro il robot-cavallo di Kawasaki è uno dei progetti più sorprendenti da tenere d’occhio nei prossimi anni.
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Entro il 30 e commercializzazione 35!!! Wow guardate dove gli hanno messo i serbatoi di idrogeno, che non hanno alcun senso visto che ci sono le batterie solide.oggi notizia di una batteria cinese da 750watt kg
Kawasaki Heavy Industries
nel 2021 aveva commissionato una nave porta-idrogeno-liquefatto e nel 2022 insieme a Shell aveva fatto un dimostrazione di trasporto dall’Australia al Giappone; secondo il canale “Engineering with Rosie” fu abbastanza tragicomica..tra caricare il camion, scaricarlo al porto, liquefare di nuovo l’idrogeno, portarlo in nave sull’oceano, scaricarlo, etc del carico inziale di idrogeno ne è arrivato ben poco a destinazione
— ora Kawasaki ci riprova, oltre a pensare a moto ibride alimentate ad idrogeno (auguri), ha commissionato per il 2030 una nuova nave porta-idrogeno liquido più grande
https://www.pv-magazine.com/2026/01/06/japanese-companies-to-build-worlds-largest-liquefied-hydrogen-carrier/
Cinesi e resto del mondo sembra scelgano un’altra strada: commissionano grandi navi porta ammoniaca, che è più facile ed efficente da trasportare
inoltre l’idrogeno verde non è ancora competitivo come costo con idrogeno grigio ottenuto dai fossili, navi porta idrogeno inizialmente trasporterebbero idrogeno grigio, una forma di greenwashing delle compagnie che estraggono metano e petrolio
invece l’ammoniaca verde (ricavata da idrogeno verde ricavato da elettrolisi con energia rinnovabile) leggo che in alcuni casi ha già raggiunto nel 2025 verso il basso il costo dell’ammonica fossile ricavata dal metano, si può già vendere
in Cina stanno realizzando centrali con 2 GW di elettrolizzatori ognuna per produzione di idrogeno verde e derivati come l’ammoniaca, e nel suo piccolo anche Spagna sta vincendo le prime aste europee (parzialmente incentivate per ora) per idrogeno verde e costruendo impianti per produzione ammoniaca
il nostro Sud Italia avendo sia solare che eolico è previsto avrà costi molto bassi dell’elettricità e potrebbe fare altrettanto, sostituire progressivamente le mega-raffinerie petrolifere con centrali di elettrolizzatori e impianti per sintesi di ammoniaca e altri derivati dall’idrogeno verde come ammoniaca, acido formico, dme, etilene per le plastiche, metanolo, metano verde, carburanti per aerei
Pfui… I giapponesi….
Noi italiano siamo sempre avanti!
Leggete cosa ho trovato su Transizione & Retroscena…
Moto Guzzi resuscita il Mulo Meccanico
Secondo indiscrezioni raccolte da Transizione & Retroscena, mentre Kawasaki si prepara a lanciare il suo cavallo robotico Corleo, anche il Gruppo Piaggio avrebbe deciso di rispolverare un glorioso pezzo di storia: il Mulo Meccanico Moto Guzzi, icona degli anni ’60 e mai davvero dimenticato dagli appassionati.
La nuova versione, attualmente in sviluppo presso una segretissima officina di Mandello del Lario, promette di essere più docile, più affettuosa e molto meno ansiosa del cavallo giapponese. Fonti interne riferiscono che il prototipo, durante i primi test, avrebbe già mostrato la tipica testardaggine da mulo alpino, rifiutandosi di salire su un banco prova “perché non gli piaceva l’odore del tecnico”.
Pare anche che, se stuzzicato troppo, il mulo robotico abbia già manifestato una certa tendenza a scalciare, comportamento che gli ingegneri definiscono “non un bug, ma un tratto caratteriale”.
Il progetto nasce in collaborazione con il Corpo degli Alpini, che – complice la congiuntura internazionale e il ritorno di certe nostalgie da riarmo – starebbero valutando di reintrodurre un mulo da soma per le missioni in montagna.
La vera innovazione, però, è energetica: il nuovo Mulo Meccanico non usa idrogeno come il rivale Kawasaki, ma una rivoluzionaria e non meglio specificata fuel cell al vino rosso. Le prestazioni variano in base alla qualità del vino: con un buon Nebbiolo diventa agile e scattante, con un Lambrusco tende a ondeggiare, mentre con un Tavernello rischia di addormentarsi a metà salita. Gli ingegneri raccomandano moderazione: “Se si esagera con la gradazione, il mulo perde l’equilibrio e comincia a cantare”.
E se lo si fa lavorare troppo dopo aver bevuto, è stato segnalato che gli scappa una bestemmia in uno dei dodici dialetti settentrionali supportati dal modulo vocale. “È un effetto collaterale noto”, spiegano i tecnici, “ma stiamo lavorando a un filtro linguistico”.
Il prototipo è stato testato anche nella mitica galleria del vento Moto Guzzi, dove ha dimostrato una sorprendente resistenza aerodinamica. L’unico problema è stato di natura temperamentale: il mulo non ha gradito la prova, protestando vivacemente e cercando di uscire dalla porta di servizio. “Non ama le correnti d’aria”, ha commentato un ingegnere, “ma almeno non si è ribaltato”.
Per quanto riguarda il mercato civile, Moto Guzzi starebbe lavorando a una versione destinata a rifugi alpini, agriturismi e gruppi di escursionisti particolarmente pigri. Parallelamente è in sviluppo anche una versione per la Protezione Civile, pensata per operare in caso di calamità naturali: trasporto materiali, ricerca dispersi e, all’occorrenza, intrattenimento delle squadre con canti motivazionali.
Già, perché un’altra caratteristica esclusiva è il modulo vocale: il Mulo Meccanico è in grado di intonare “Sul cappello” in italiano e in una dozzina di dialetti settentrionali, dal bergamasco al friulano. La funzione è pensata per “mantenere alto il morale della truppa”, ma nei test preliminari il prototipo ha iniziato a cantare da solo alle 5 del mattino, svegliando tutto il reparto.
Il prezzo del Mulo Meccanico non è ancora noto, ma si vocifera che includerà un manuale di etologia meccanica per gestire la sua proverbiale testardaggine.
Se confermato, il ritorno del mitico Mulo Meccanico Moto Guzzi potrebbe segnare una nuova era della mobilità alpina: meno futuristica del cavallo Kawasaki, ma decisamente più conviviale.
mulo meccanico guzzi (1960) a tre ruote motrici
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