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COP25: “Abbiamo fatto guerra al Pianeta, lui contrattacca”

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Così parlò Guterres all’apertura del COP25 di Madrid: «The human species has been at war with the planet. Now the planet is fighting back. Climate change has escalated into a global climate emergency. But my message at #COP25 is not one of despair, but one of hope and successful».

Guterres (ONU): “Segnali inequivocabili” 

Le parole con cui il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha esordito a Madrid, nella prima giornata del summit mondiale sul clima («La specie umana ha fatto la guerra al Pianeta. Ora il Pianeta sta contrattacando. Il cambiamento climatico si è così trasformato in una emergenza climatica globale. Tuttavia il mio messaggio al COP25 non vuole essere di disperazione, ma di speranza e successo») sono drammatiche. I dati appena arrivati dall’Organizzazione meteorologica mondiale (LEGGI) , ha aggiunto Guterres, «sono inequivocabili». Li ha elencati così.

Ecco i sintomi dell’emergenza climatica 

Temperature: «Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati. Le conseguenze si stanno già avvertendo sotto forma di eventi meteorologici più estremi e catastrofi associate, dagli uragani alla siccità, dalle inondazioni agli incendi».

Scioglimento dei ghiacci: «Le calotte polari si stanno sciogliendo. Nella sola Groenlandia, a luglio si sono sciolti 179 miliardi di tonnellate di ghiaccio».

Il permafrost: «Nell’Artico si sta scongelando 70 anni prima delle proiezioni“.

La decarbonizzazione: «L’anno scorso dissi che avevamo bisogno di fare progressi sulla tassazione dei ricavi da carbone e assicurarsi che non siano più costruite centrali a carbone dopo il 2020».

La green economy e i posti di lavoro: «Ma dobbiamo anche assicurare che la transizione a una green economy sia una giusta transizione, in termini di impatto per i lavoratori, di nuovi posti di lavoro, di educazione e di reti sociali di sicurezza».

Entro 12 mesi attuare gli accordi di Parigi

Quindi che fare? Per Guterres «è cruciale che nei prossimi 12 mesi arrivino impegni nazionali più ambiziosi, poiché si avvicina il punto di non ritorno». Insomma, da subito occorre che  i Paesi maggiori inquinatori comincino «a ridurre le emissioni di gas serra a un ritmo tale da raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050». Per rispettare gli accordi di Parigi che prevedono di contenere il surriscaldamento globale entro i 2 gradi a fine secolo occorrerebbe rivedere a tabella di marcia. Entro il 2030 le emissioni di CO2 dovrebbero calare del 7,6% all’anno e toccare la neutralità climatica (parità fra emissioni e assorbimento naturale) al massimo entro il 2050.

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Le nuove misure in cantiere al COP25

Obiettivi, questi, non raggiungibili con gli strumenti attuali, basati su incentivi e disincentivi. A Madrid i 196 Paesi presenti dovranno adottare così di nuovi strumenti per attuare a pieno gli accordi di Parigi. Per esempio annullando immediatamente tutti i sussidi agli idrocarburi (18,8 miliardi all’anno solo in Italia) per scoraggiare la generazione elettrica da fonti fossili e la circolazione di veicoli termici. Si parla poi di una “carbon border tax” da applicare come dazio per le importazioni da Paesi che non adottano misure di  contenimento delle emissioni. Oppure di un mercato globale del carbonio  fra aziende e Paesi (chi ne emette di più “compra” da chi ne emette di meno). O ancora del rifinanziamento del fondo internazionale che sostiene la conversione green dei Paesi più poveri (da 70 a 100 miliardi di dollari) e di quello che copre i danni già causati dal climate change (uragani, siccità, desertificazione, innalzamento dei mari) nelle aree svantaggiate del pianeta. I lavori del COP25 si concluderanno il 13 dicembre.

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