I data center consumano già oggi grandi quantità di energia: nel 2024 hanno assorbito 3,9 TWh, pari a circa l’1,3% dei consumi nazionali. La domanda è in crescita e, secondo le proiezioni, nel 2035 potrebbe arrivare al 4%. Lo indica uno studio dell’Università di Padova, realizzato con il sostegno del WWF, dal titolo “Data center: quanti, dove e come. e soprattutto, alimentati con quali fonti energetiche?”.
Consumi in aumento ma meno di quanto previsto
Si parla sempre più spesso di centrali nucleari dedicate ai Data Center. Ma quando si osserva il fenomeno con attenzione, il fabbisogno energetico reale appare molto più contenuto di quanto suggeriscano gli annunci. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, le richieste di connessione a Terna hanno raggiunto 82,6 GW (marzo 2026), un valore che è un ordine di grandezza superiore al fabbisogno realistico. Inoltre, nel triennio 2023‑2025 solo il 68% degli investimenti annunciati è stato effettivamente realizzato.

L’evoluzione delle prestazioni dei chip e delle tecniche di raffreddamento, osservano i ricercatori padovani, suggerisce che i consumi dei Data Center di nuova generazione saranno inferiori rispetto a quelli realizzati finora. A conferma, «l’efficienza elaborativa per unità di energia di Google è cresciuta oltre sei volte in cinque anni; inoltre, sono presenti colli di bottiglia di filiera che impediscono di raggiungere i tassi di crescita immaginati negli scenari più spinti».
Numeri al 2030
- Base: +9,7 TWh
- Accelerato: +17,7 TWh
- Trainato dall’IA: +29,7 TWh
Numeri al 2035
- Base: +13 TWh
- Accelerato: +25 TWh
- Trainato dall’IA: +50 TWh
Troppe richieste irrealistiche, oltre 600 DC in Italia
Un’altra raccomandazione chiave è quella di vincolare nuovi insediamenti e ampliamenti al principio “brownfield only”: solo aree già impermeabilizzate, degradate o dismesse, in coerenza con gli obiettivi europei di consumo di suolo zero.

Alimentiamoli con le rinnovabili, non con il nucleare
Pur ridimensionando il fenomeno, come mostrano i ricercatori di Padova, i Data Center restano strutture energivore. E la proposta che ricorre con maggiore frequenza è quella di alimentarli con energia nucleare.
Negli Stati Uniti Microsoft e Constellation Energy hanno annunciato la riapertura dell’impianto nucleare di Three Mile Island, dove nel 1979 si verificò la parziale fusione di un reattore. Il colosso tecnologico acquisterà tutta l’energia prodotta per i prossimi vent’anni: servirà ad alimentare i supercomputer e i Data Center utilizzati per lo sviluppo dei progetti di Intelligenza Artificiale della multinazionale.(leggi).

Visti i numeri italiani, lo studio propone di puntare esclusivamente su un’alimentazione da fonti rinnovabili e definisce un cronoprogramma pluriennale per accompagnare questa transizione. L’obiettivo è chiaro: garantire che la crescita dei Data Center avvenga entro limiti energetici e ambientali compatibili con le politiche climatiche europee.
2027
- Almeno 50% dell’energia deve essere rinnovabile
- Dimostrata con GO mensili (cioè certificati riferiti al consumo del mese)
2029
- Almeno 70% rinnovabile
- Sempre con GO mensili
2031
- Almeno 80% rinnovabile
- Con GO orarie → Hourly Matching Significa che l’energia rinnovabile deve essere certificata ora per ora, non solo su base mensile.
2033
- 100% rinnovabile
- Sempre con GO orarie
Le ragioni contro l’atomo, gli esempi di DC rinnovabili

Va bene la critica, ma quali sono le soluzioni? Il rapporto indica una strada concreta: puntare sui Power Purchase Agreement (PPA), gli accordi di lungo termine con cui le aziende acquistano energia rinnovabile direttamente dai produttori. Alcuni esempi sono già operativi: «quelli tra Apple ed Engie (138 MW, marzo 2026, parte di un portafoglio Engie da 1,6 GW al 2030), Edison‑Data4 (decennale, dal 2025), Iren‑Statkraft (30 GWh/anno solare, decennale dal 2025) ed Enfinity‑Microsoft (400 MW in Italia nel 2026)».
Il ruolo delle istituzioni sarà però decisivo per consolidare e ampliare l’offerta di energia rinnovabile. Un riferimento chiaro a chi, nei territori, facilita o blocca gli insediamenti.
L’analisi di Lorenzoni, la posizione di Midulla (WWF)
«I Data Center sono centrali per la competitività economica dell’Italia, ma non possono divenire il grimaldello con cui proporre infrastrutture non necessarie. I consumi di energia cresceranno, ma non in quantità tale da stravolgere il settore elettrico. Anzi, le caratteristiche della domanda di energia del data center e il loro equipaggiamento con tecnologie di controllo avanzatissime li candidano a divenire parte attiva della gestione delle reti elettriche, capaci di fornire servizi di flessibilità», afferma Arturo Lorenzoni, curatore dello studio.

«I data center vanno alimentati con energia rinnovabile, collocati in aree già industrializzate per evitare il consumo di suolo e per approfittare di infrastrutture già esistenti, raffreddati con circuiti chiusi di ricircolo che minimizzino il consumo di acqua in un Paese a forte rischio siccità». Parole di Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Sul tema riteniamo citare anche l’iniziativa di Tesla e altri partner basata sull’uso delle batterie domestiche.


La prima problematica di posizionamento del D.C. in Italia è l’eccessiva vicinanza a centri abitati, vista la densità abitativa nazionale.
Negli U.S.A. si stanno formando sempre più grandi movimenti in opposizione alla costruzione di queste estesissime, rumorosissime e super-energivore strutture, che per altro stanno provocando non solo frequenti blackout ai danni delle utenze civili (i D.C. non possono spengersi mai, son “privilegiati” nell’alimentazione) ma pure causano pesantissime crisi idriche ove posizionati (per il raffreddamento, ancora con vecchi sistemi, in attesa di nuovi allo studio che ridurrano del 70% le attuali necessità) ma anche gravi rincari delle tariffe elettriche….
E’ bene imporre la costruzione di D.C. con propri sistemi di alimentazione (indipendenti dalla rete “civile”) come fossero strutture militari (e difatti hanno pure importanza strategica e ormai rappresentano pure “bersagli” vitali da colpire, come dimostrato nell’attuale guerra del Golfo ! ).
In alcuni casi stanno utilizzando persino vecchie miniere dismesse per posizionarli in profondità (più protezione da eventuali attacchi o disastri naturali in superfice, miglior raffreddamento “naturale”, minor dispersione di rumori ambientali) ma ovviamente occorrono insediamenti idonei..
Va assolutamente seguito lo sviluppo delle normative nazionali (ed europee) per il posizionamento e l’uso di questi “mostri energivori” (oltre al tipo di uso che ne facciamo e faremo…) per evitare di trovarsi in scenari da film catastrofici di (ex) fantascienza…
=== in breve ===
conti rifatti più volte, si può fare un mix 100% rinnovabili in italia da 800 TWh elettrici annui, a bassi costi, e anche sotto severe (eccessive) limitazioni paesaggistiche, ovvero entro questi limiti:
– 4500-6000 turbine eoliche su terra da 6 MW
– 1700-2000 turbine eoliche in mare da 18 MW
– 1000 km2 di pannelli fotovoltaici montati a terra***
– 500 km2 di pannelli fotovoltaici sui tetti
*** 2000 km2 lordi contando le spaziature tra i pannelli
..invece aggiungere nuculare sarebbe solo un inquinante spreco di denaro e tempo: perchè non è intermittente, inoltre non avrebbe abbastanza potenza di picco (a meno di farne 40 GW), e avrebbe costi unitari e totali spropositati.. in pratica non può fare da integrazione del “residual base load” delle rinnovabili (concetto più corretto del “base load”) se non con enormi sprechi di denaro, come ripetono quasi tutti gli esperti
=== spiegazione lunga, per i nerd ===
anche per Italia ci sono delle belle simulazioni recenti (2024-2026) dei consumi futuri di elettricità + calore + biocombustibili, e dei mix 100% rinnovabili per alimentare il tutto senza problemi e a basso costo,
a volte metto i link, però sono pubblicazioni non facili da leggere
esisteva una simulazione scritta in modo divulgativo, quella di Aspo discussa anche qui, ma ad oggi è datata (2022) perchè usava ipotesi diventate obsolete.. non includeva eolico in mare, e soprattutto prevedeva di elettrificare i riscaldamenti con stufe elettriche invece che con pompe di calore, questo comportava dei consumi invernali di elettricità spropositati falsando in senso negativo i requisiti del mix
Se volessimo fare un riassunto delle varie simulazioni (magari se trovo tempo preparo qualche grafico):
= accumuli giornalieri
per far funzionare il mix nazionale serviranno 400-600 GWh di batterie, circa 10 KWh a persona; un quota saranno accumuli idroelettrici, ma il grosso saranno batterie, forse quasi tutte al sodio; da ricordare che le batterie su ruote saranno molte di più di queste batterie statiche
= accumuli stagionali chimici
per le famose (rare) settimane con poco vento e poco sole, invece di sovradimensionare gli impianti, è conveniente avere un back-up tramite un piccolo accumulo di energia stagionale, a seconda dei casi tra 15 e 30 TWh elettrici annui (circa 3% dei consumi annuali); per Italia potrebbero essere stoccaggi di biometano, da bruciare solo al bisogno nelle centrali a turbogas, che conserveremmo come utili cimeli
= consumi futuri
i consumi diretti di elettricità saliranno dagli attuali 312 TWh annui, a circa 510 TWh, stessa stima di Terna; se i datacenter cresceranno più del previsto, diciamo 530 TWh annui
vanno poi aggiunti altri consumi in calore, circa 200 TWh termici, verranno forniti da biomassa legnosa, come ora, e in aggiunta dalle pompe di calore per i riscaldamenti
infine altri consumi soddisfatti da combustibili chimici stoccabili ( per aerei e navi a lunga percorrenza, per alcuni settori dell’industria, e per un piccolo accumulo di energia stagionale ), in pratica da due filiere: i bio-carburanti da fermentazione (principalmente biometano) e gli elettro-carburanti da elettolisi (idrogeno, ammoniaca, metano, metanolo, etc)
gli eletto-carburanti consumano altra elettricità, per questo il mix di produzione elettricità dovrà essere più dei 530 TWh citati, ma piuttosto da 730-800 TWh annui
= mix elettricità
nelle pubblicazioni spesso citano i mix più ottimizzati, cioè con abbastanza eolico: sono bilancitati perché eolico produce molto di più in inverno, e il solare in estate; esempio in rapporto 2 a 1:
— 440 TWh annui fotovoltaico
— 220 TWh annui eolico
— etc.. altre rinnovabili
ma questa ipotesi potrebbe essere già obsoleta per l’Italia; a quanto pare amiamo poco installare l’eolico, almeno al momento, inoltre solare e batterie sono previsti migliorare ancora molto come densità di potenza; questo rende convenienti anche mix “sbilanciati”, con ancora più fotovoltaico e meno eolico, in rapporto 3 a 1 o persino 4 a 1 :
— 540-600 TWh fotovoltaico
— 180-150 TWh eolico
— etc altre rinnovabili
in questo caso il surplus di energia è concentrato in estate, ma non viene sprecato perché alimenta le filiera degli elettro-carburanti, che sono producibili e stoccabili senza problemi di calendario (e/o volendo alimentare anche impianti di desalinizzazione dell’acqua)
— le cifre sono realistiche dalle simulazioni, non simboliche; sono mix che girano bene con “soli” 15-30 TWh di accumuli stagionali e una curva consumi diretti di elettricità da 530-570 TWh annui
— per arrivare a 600-640 TWh di produzione solare va considerato anche l’aumento futuro di potenza dei pannelli solari; altrimenti con i pannelli attuali (efficenza dei moduli 26%) e i limiti di superfice molto stretti citati sopra, si arriva a 540 TWh, comunque già sufficenti
Speriamo che questi studi vengano ascoltati e non vanificati da sporchi interessi economici di pochi… vedi https://www.vaielettrico.it/costi-del-cambiamento-climatico-sul-prezzo-della-benzina/ con l’ennesimo sfoggio di protervia da parte dell’inascoltabile Fichetto Pratin.
da parte mia vorrei preparare un po’ di grafici più facili da leggere delle pubblicazioni scientifiche
..una mia piccola opposizione agli organizzati e finanziati disinformatori professionisti, che se la giocheranno ancora più pesante nel prossimo anno per portarsi avanti nel farsi fare altri decreti e farsi assegnare altri fondi pubblici, non sapendo se anche il prossimo governo italiano ( elezioni al 2027 ) sarà esageratamente cosi tanto loro amico (o forse “colluso” sarebbe la parola)
idealmente ci vorrebbe anche on-line un simulatore di mix energetici interattivo per l’Italia simile a questo che il Fraunhofer Institute mette a disposizione per la Germania:
https://energy-charts.info/charts/power_simulated/chart.htm?l=it&c=DE&year=2024&week=-2&solar=350&wind_onshore=170&wind_offshore=60&wind=6.300000000000001&load=465
per l’Italia ho già fatto per gioco i fogli di calcolo partendo dai dati storici in archivio di Terna e Snam (simulazioni di durata 1 anno con risoluzione 60 minuti), ma senza una intefaccia grafica i risultati sono meno accattivanti; esempio di una simulazione:
– curva consumi 530 elettrici ( + altra quota calore + altra quota biocombustibili)
– mix produzione elettricità 776 GWh annui
398 GWh energia ( 260 GW pot) – FTV a terra
143 GWh energia ( 130 GW pot) – FTV sui tetti
67 GWh energia ( 30 GW pot) – Eolico a terra ( 5000 turbine)
93,4 GWh energia ( 33,6 GW pot) – Eolico in mare ( 1867 turbine)
52 GWh energia idroelettrico
30 TWh energia elettrica da biomasse, geotermia, rifiuti
— accumuli giornalieri capienza 550 GWh ( 10 KWh a persona)
durante l’anno restituerebbero alla rete 122 TWh netti di energia, con già detratte le perdite di energia in carica e in scarica
— accumuli stagionali richiesti 29 TWh annui
abbondantemente entro la disponibilità prevista di banale biometano, cioè non sarebbe nemmeno necessario ricorrere all’idrogeno (che comunque produrremo)
— oltre 200 TWh di surplus annui di elettricità
con cui sintetizzare gli elettrocombustibili per aerei, navi, industria (e vettore d’epoca a pistoni per gli irriducibili collezionisti/nostalgici)
NB: gli accumuli stagionali entrano in funzione come integrazione solo pochi giorni all’anno durante poche settimane invernali, ma richiedono una alta potenza di picco, almeno 30 GW
la soluzione più naturale ed economica con le tecnologie attuali sarebbe usare come “generatori di back-up” le centrali turbogas attuali, alimentandole a biometano (bilancio CO2 zero) invece che a metano fossile di importazione
..un domani vedremo se scendono di prezzo le celle a combustibile per usarle come generatori
..ma per certo il nucelare è l’opzione più obsoleta e demenziale come integrazione a un mix di molte rinnovabili, avendo le centrali un costo astronomico per unità di potenza, significa che la loro energia è già molto cara se vanno 6000 ore l’anno (8765 ore totali), mentre ragiunge picchi di costo mostruosi se venissero usate modulando la potenza o persino solo poche centinaia di ore l’anno
inoltre hanno limiti alle quantità installabili.. i 10 GW di Fratin e compagni di merende in cerca di soldi pubblici, non servirebbero quasi a niente, il back-up richiede almeno 30 GW e si dovrebbe ancora basare sulle centrali a turbogas, come ha calcolato anche Terna nelle sue simulazioni..
e poi le centrali nuculari oltre che essere dei superbonus sotto steroidi come drenaggio di soldi pubblici, non sono nemmeno “etiche”, perchè inquinanti lungo la filiera, e in parte persino nei siti di installazione, per piccoli sversamenti di liquidi durante manutenzione e contaminazioni aeree durante i cambi combustibili, i siti vengono contaminati in modo irreversibile con aumento rilevabile delle malattie