Compreremo solo auto cinesi? A questi prezzi…





Compreremo solo auto cinesi nell’elettrico? I costruttori europei non saranno mai in grado di produrre a prezzi competitivi? Vediamo…

Compreremo solo auto cinesi? Il mal di batteria degli europei

Compreremo solo auto cinesi
La fabbrica di batterie francese di ACC, società di cui sono soci Stellantis e Mercedes. È a Billy-Berclau (Pas-de-Calais).

La presentazione della nuova ID.Polo ha rilanciato questi interrogativi. E subito nei commenti al nostro articolo c’è chi fa notare che a questi prezzi (da 25-26 mila euro) ci sono auto cinesi con più autonomia, più prestazioni e più tutto. Il nodo, evidentemente, resta sempre quello delle batterie. Riuscirà mai l’Europa a raggiungere efficienza e costo delle celle pensate e costruite nel Far East? Quel che è successo negli ultimi anni non è incoraggiante, tra fabbriche chiuse e altre progettate e dismesse ancora prima di nascere. Come l’ex Fiat di Termoli, cancellata dall’alleanza a tre Stellantis-Mercedes-Total, la ACC.

Per capire a che punto siamo con il made in Europe è interessante vedere a che punto è proprio ACC. Pochi giorni fa il n.1 Yann Vincent è stato ospite su BFM Business e ha fatto il punto sullo stato dell’arte di quello che doveva essere un big europeo: “Abbiamo forse mostrato un eccesso di ottimismo… Forse di ingenuità… Forse di arroganza, pensando che saremmo stati in grado di metterci molto rapidamente al livello dei cinesi“, ha ammesso. Ora finalmente ACC è nella fase di ramp-up, che precede la produzione vera e propria.

“Sono partiti 20 anni fa, noi da 5. E qui c’è troppa fretta di risultati”

Compreremo solo auto cinesi

Ma Vincent non si fa illusioni:  “È più difficile di quanto avessimo immaginato. Sono processi di fabbricazione molto complicati, serve tempo per  padroneggiarli perfettamente”. Cinesi imbattibili, dunque? “Hanno iniziato 15-20 anni fa, noi da 5, e hanno acquisito esperienza, sono molto bravi.  Ci vuole una costanza nello sforzo a cui gli europei non sono abituati. Vogliono risultati entro 3 mesi”. E c’è chi pensa che il confronto sarà impari anche in futuro. E che il ritardo sulla Cina non riguardi solo le batterie.

Secondo l’ex n.1 di Renault Italia, Raffaele Fusilli, la Cina vince la partita ridisegnando la percezione stessa dell’elettrico. “Da anni discutiamo di 3 questioni: 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮, 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮, 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼. Oggi CATL, BYD e Geely stanno attaccando esattamente questi 3 problemoni”, scrive su LinkedIn. Batterie sempre in primis: “𝗕𝗬𝗗 ne annuncia capaci di ricaricarsi in 9 minuti. 𝗚𝗘𝗘𝗟𝗬  parla di 10-80% in 5 minuti. CATL porta il concetto ancora oltre: 𝗱𝗮 𝟬 𝗮 𝟴𝟬% 𝗶𝗻 𝟯 𝗺𝗶𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗲 𝟰𝟰 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶 . Qui in Europa possiamo anche progettare buoni motori elettrici, piattaforme, software, telai. Ma se il cuore economico, tecnologico e percettivo dell’auto resta in mano cinese…”.

E l’Italia? Fuori gioco, con altri 4 colli di bottiglia

Compreremo solo auto cinesi
E c’è il problema degli abusivi della ricarica Iper occupate due colonnine su tre.

E l’Italia in tutto questo? “In Italia il problema è ancora più evidenteQueste tecnologie, anche se disponibili domani mattina, incontrerebbero almeno 4 colli di bottiglia enormi. 1) 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮. Una batteria che si ricarica in 5 minuti serve poco se il territorio non dispone di infrastrutture capaci di erogare potenze adeguate, in modo diffuso e affidabile 2) 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗶𝗰𝗮. Non basta installare colonnine. Bisogna avere cabine, connessioni, potenza disponibile, accumuli, autorizzazioni rapide… 3) 𝗹𝗮 𝗯𝘂𝗿𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮.  L’Italia vanta l’iter più lungo d’Europa per la messa in funzione di una stazione di ricarica, superando spesso i 24 mesi per l’allaccio alla rete, contro i 12 di Francia e Germania. 4) : 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮. Se ricaricare velocemente costa troppo, il vantaggio tecnologico viene percepito dal cliente come un lusso, non come soluzione di massa. E un Paese che non consente all’infrastruttura di crescere alla velocità della tecnologia rischia di diventare un mercato passivo. Compra auto, compra batterie, compra colonnine, compra software”, conclude Fusilli.

Compreremo solo auto cinesi? Purché non si faccia indigestione di marchi… 

Compreremo solo auto cinesi

Sul fatto che la Cina sia più avanzata nelle batterie rispetto all’Europa nessuno ha dubbi. Qualche perplessità c’è sulla pletora di marchi di Pechino in arrivo in Europa. Un numero tale da confondere le idee ai clienti europei, con inevitabili ripercussioni nelle vendite. “A forza di moltiplicare i nomi, le promesse e i posizionamenti, il mercato diventa difficile da decodificare, anche per coloro che lo seguono da vicino”, ha scritto su Numerama Rapahelle Baut, giornalista francese che segue da vicino l’avanzata cinese.

La proliferazione di sottomarchi accentua ulteriormente questa confusione. Volendo occupare tutti i segmenti, il rischio è soprattutto di diluire la loro identità. Avranno bisogno di molto olio di gomito, di perseveranza e buon posizionamento prezzi per emergere dalla massa”. In questo caos avere prodotti migliori potrebbe non bastare?  “Lanciare un marchio è, in fondo, solo la parte più semplice. La vera posta in gioco inizia dopo. Devi costruire una rete di distribuzione, attirare clienti, garantire servizi post-vendita credibili, ispirare fiducia nel tempo… Su questo il mercato europeo è implacabile.

  • VIDEO-TEST: BYD Dolphin Surf, l’elettrico a meno di 20mila euro

Visualizza commenti (6)
  1. Io un’auto cinese la comprerei eccome ma non solo per una questione di prezzo. C’è qualità e la crescita è tangibile ad ogni nuovo modello. Salite su una BYD Dolphin surf e poi su una Grande Panda …

  2. I cinesi sono andati oltre con la chimica LFP, tra velocità di ricarica, sicurezza maggiore (ora sembra anche perdano poco con il freddo, vedremo le prime prove su vetture reali), per quello che riguarda l’efficienza invece sono ancora indietro: Tesla imbattibile, ma anche VW sembra molto efficiente, basta guardare la nuova id.Polo che ha più autonomia WLTP, pur avendo batterie più piccole di varie concorrenti cinesi.

    Forse l’unica speranza per i costruttori storici è quella di arrivare prima alle BSS.

  3. Si, sul numero dei marchi hanno esagerato, ma credo che lo abbiano capito anche loro. Sul cosa compreremo, be’ al momento non c’e’ storia basta guardare sul mercato UK. Le famiglie ha bisogno di auto ma che a prezzi che si possono permettere, strangolate dal costo della vita fuori controllo. La sola risposta a tutto questo sono le auto Cinesi.

  4. ” compreremo solo auto cinesi?”

    Io in versione “Nostradamus” rispondo … NI !
    Nel senso, forse ancora più brutale, che:
    – compreremo prevalentemente auto di gruppi asiatici (Cina, Corea, India e Giappone) perché hanno tutte le catene di fornitura HW+SW ben sviluppate ed integrate, ma soprattutto hanno maggior velocità e scala produttiva per coprire tutti i segmenti in tutti i vari mercati mondiali e, fattore imprescindibile a questi livelli di sofisticazione tecnologica, capacità di investire cifre gigantesche rispetto ai nostri marchi occidentali, molto più attenti ad accontentare gli investitori ed azionisti con ricchi dividendi.

    Sicuramente la caotica strategia di espansione dei (troppi ! ) marchi e linee di prodotto cinesi è sbagliata: era necessario entrare con pochi nomi per non confondere gli smarritissimi consumatori occidentali, a costo di fare un’operazione di rebranding come sta attuando il Gruppo Renault in India (ove presenta modelli nativi Dacia sotto il più conosciuto marchio Renault). Probabilmente in futuro vedremo o J,V, quasi paritarie oppure addirittura qualche nostro gruppo finirà sotto bandiera cinese.
    Bisogna rendersi conto che siamo passati da produzioni con alto impiego di manod’opera a fabbriche automotive a grande o grandissimo livello di automazione (con i nuovi processi in “dark factories” eseguiti da robot e controllate da I.A. e pochissimi super tecnici) con procedure più vicine all’assemblaggio dei sofisticatissimi smartphones “flagship” che forniscono servizi integrati con ambienti domestici e lavorativi e devono dialogare sia con utenti umani che con servizi cloud o altri eletrodomestici e… robot / assistenti personali.

    Però noi italiani siamo un popolo molto fantasioso (anche troppo a volte ! ) e possiamo sempre inventarci delle “nicchie” (rispetto al mercato mondiale) in cui soddisfare specifiche esigenze con design, software, accessori o nuove future componenti da sviluppare prima di lasciar la produzione materiale ad altri (con processi a più vasta scala ). E’ già successo altre volte nella storia, succederà ancora… ma si soffrirà un po’ come sempre nelle transizioni.

  5. Non sono d’accordo sul fatto che il nodo sia quello delle batterie. Secondo me I costruttori storici sono rimasti indietro su tutto il processo: design, produzione, logistica, infrastruttura tecnologica di supporto.

    1. Nei prestigiosi uffici dei vari CEO e grandi azionisti già dovevano suonar le sirene 🚨🏴‍☠️ all’apparire di Tesla su vari mercati mondiali (non essendo più un curioso “giocattolo” di nicchia), a maggior ragione quando 15/20 anni fa pure i cinesi han cominciato ad investire e produrre modelli via via sempre più sofisticati…. Forse si sono illusi di dover competere veramente, con i nostri motori Diesel con FAP, soltanto contro i giapponesi (pure loro totalmente dipendenti da importazioni di energia (-idrocarburi liquidi/gas, carbone, NUC etc) che si sono pure loro “piantati” nelle trentennali tecnologie ibride e rendendosi conto solo adesso che sopravviveranno solo se sviluppano BEV , per giunta con gli sorici rivali cinesi (come stan facendo ora) per il mercato cinese ma anche mondiale .

    2. “Secondo me I costruttori storici sono rimasti indietro su tutto il processo: design, produzione, logistica, infrastruttura tecnologica di supporto.”
      Hai dimenticato un fattore FONDAMENTALE: la reale volontà dei costruttori storici, soprattutto di quelli che realizzarono colossali fortune con le “utilitarie” (in particolare Stellantis e Renault), di cavalcare la transizione alle auto elettriche.
      Non volevano 15 anni fa perché non ci credevano per nulla e sfottevano Tesla e i cinesi. Citofonare Marchionne per un esempio illuminante.
      Non volevano ancora pochissimi anni fa, quando si arrivò a stringere seriamente sulla legge UE sul bando dal 2035 alle auto con emissioni di CO2 superiori a zero, ululando che era solo un’assurda imposizione tecnologica della UE (per inciso, cosa del tutto falsa). Il problema vero è che li avrebbe costretti a calare gli utili per reinvestirli massicciamente in ricerca e sviluppo sull’auto elettrica, attività che loro i costruttori hanno cessato da tempo ormai immemorabile e non hanno alcuna voglia di finanziare di nuovo. Citofonare De Meo in questa celeberrima intervista alla “rivista di riferimento del settore” (https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2023/09/04/luca_de_meo_intervista_monaco_.html).
      Non vogliono tuttora anche oggi che l’Europa vede 1 auto elettrica su 5 vendute, e provano a resistere da un lato riparandosi dietro i dazi (destinati a fallire entro 2-3 anni, quando diverse case cinesi avranno aperto fabbriche in Europa) e dall’altro continuando a mantenere i prezzi delle loro auto elettriche migliaia di euro più elevati dei corrispondenti modelli termici per poter piagnucolare con la UE che i clienti non vogliono l’elettrico e che occorre continuare a vendere auto termiche inquinanti almeno per i prossimi 200-300 anni.
      Questo è stato il vero problema dei costruttori storici: non volere transitare verso l’auto elettrica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Articolo Precedente

TEST - Silence S02, 140 km di autonomia e tantissima potenza. Merito della "batteria trolley"

Articolo Successivo

Parcheggi come centri solari: la proposta del prof

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!