La Commissione Ue sta valutando di imporre una quota obbligatoria di auto elettriche nelle flotte aziendali e di noleggio: ma non come era previsto entro il 2027, ma entro il 2030. Il progetto di Bruxelles, secondo quanto anticipato dal Financial Times, sarà presentato in parallelo con il dossier sulla revisione della road map che porterà alla fine della produzione dei motori endotermici.
Un cambio di rotta – per alcuni una nuova frenata – dopo le iniziative di alcuni stati Europei, in primis la Germania del cancelliere Merz. L’appuntamento è fissato a partire dal 10 dicembre, quando verranno presentate tutte le novità che verranno presentate dalla Commissione Ue. Nel frattempo, il quotidiano economico britannico anticipa una delle proposte di Bruxelles per cercare un compromesso con le richieste avanzate dal settore automotive.
La misura pensata per spingere la parte più strategica del mercato. E che molti operatori definiscono già un “divieto indiretto” delle auto a benzina, anticipando di fatto la fine dei motori endotermici rispetto alla scadenza del 2035. Ursula von der Leyen – che ha fatto dell’elettrificazione delle flotte uno dei pilastri del suo secondo mandato – guarda au numeri: il settore delle auto aziendali rappresenta sei auto nuove su dieci in Europa.
La Commissione Ue sta valutando una versione più flessibile del piano: obiettivi declinati a livello dei singoli Paesi membri, forse anche volontari
La proposta, però, incontra resistenze crescenti. Alcuni Paesi — con la Germania in prima linea — hanno chiesto a Bruxelles di ritirarla. Il cancelliere Friedrich Merz ha scritto direttamente alla Commissione rifiutando l’idea di quote obbligatorie e sollecitando l’abolizione del divieto del 2035 sulla benzina. Per evitare una frattura politica, Bruxelles sta valutando una versione più flessibile del piano: obiettivi declinati a livello nazionale, forse anche volontari, per garantire un percorso più graduale.
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Le case automobilistiche temono ripercussioni economiche e operative. Per gruppi come BMW, Volkswagen o Stellantis, le flotte aziendali sono una fonte cruciale di fatturato e rappresentano il vero motore del ricambio del parco circolante. Senza un forte potenziamento delle infrastrutture di ricarica e della rete, avvertono le aziende, le nuove regole rischierebbero di rallentare i rinnovi, facendo aumentare l’età media dei veicoli e riducendo l’effetto reale sulla riduzione della CO₂.
Preoccupazioni condivise dal settore del leasing: valori residui troppo bassi per gli EV renderebbero più costosi i canoni, frenando ulteriormente l’adozione di auto elettriche e mettendo in difficoltà il mercato dell’usato “alla spina”.
Gli ambientalisti: “Le flotte sono la chiave della transizione”
Le associazioni ambientaliste vedono invece nella misura una svolta necessaria: oltre il 70% delle emissioni delle nuove auto in Europa proviene da flotte e veicoli aziendali. E questi operatori, ricordano i dati di Leaseurope, hanno già una penetrazione elettrica più alta rispetto al mercato privato (23% nel 2024 contro il 13% complessivo).
La scelta finale non inciderà solo sul futuro delle flotte: potrebbe determinare il ritmo con cui l’Europa riuscirà — o faticherà — ad accelerare la sua transizione verso una mobilità a zero emissioni.


