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Colonnine nei distributori. La svolta arriva con Repower e Sia Fuel

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la colonnina del gruppo svizzero

Colonnine elettriche nei distributori di carburante anche in Italia. La svolta arriva con Sia Fuel – azienda Trevigiana  con pompe  di carburante in tutto il Nord Italia  – insieme a Repower.

Verso l’elettrico si muove anche l’Eni (guarda) mentre in Norvegia (guarda) e Stati Uniti (guarda) si inaugurano i distributori 4.0: via le pompe di benzina sostituite con colonnine di ricarica ad alta potenza. Ora la notizia italiana. Domani (12 ottobre) a Casale sul Sile, alla presenza del sindaco Stefano Giuliato, sarà inaugurata la colonnina PALINA di Repower presso la stazione di servizio SIA Fuel in via Schiavonia 24.

Le colonnine nei distributori: inizia la transizione

Mettere la colonnina accanto alla pompa di benzina è uno dei segni più chiari della transizione verso la mobilità elettrica. PALINA è la colonnina di ricarica Repower da 22 kW, disegnata da Italo Rota e Alessandro Pedretti. Come sottolineano dall’azienda svizzera “è in grado di ricaricare velocemente fino a due veicoli a due o quattro ruote in contemporanea”. L’obiettivo del progetto è spiegato in una nota stampa: “PALINA servirà ad accompagnare Sia Fuel lungo il percorso di sostenibilità intrapreso già da due anni, rifornendo tutti i distributori di bandiera con energia sostenibile, con certificazione TUV”.

Il piano tocca gran parte delle regioni del Nord 

Il progetto va oltre la stazione di Treviso e interessa gran parte del Nord Italia:  Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.  Non solo un segno ma  un progetto industriale che si basa sulla sinergia tra i diversi servizi. Nelle stazioni di servizio sono presenti anche lo shop e il caffè ideali per chi deve fare una pausa per ricaricare l’auto. La presenza delle stazioni di servizio nelle aree a maggior sviluppo economico del Paese permette di creare una rete di servizi elettrici ad alta potenzialità.

LEGGI ANCHE: Arriva la rivoluzione elettrica di Eni

26 COMMENTI

  1. Mi chiedo: cosa fa nel frattempo una persona che ricarica ad una “Palina” AC da 22 kW alla stazione di servizio? Ho capito che uno intanto fa shopping, ma quanti litri di caffè si deve bere nell’attesa? Io con la mia Jaguar I-Pace (che ricarica in AC a 7,4 kW) dovrei rimanere ad aspettare 12 ore per caricare tutta la batteria o almeno qualche ora (circa 3) per poi percorrere 100 km. Alle stazioni di servizio si montano gli HPC (high power charger) da almeno 100 kW santo cielo! Ora mi chiedo ma tutti i manager di queste aziende che girano in auto termica (!!), o al massimo con un PHEV, cosa ne sanno di mobilità elettrica e delle esigenze delle persone che in Italia hanno il coraggio di acquistare un’auto elettrica? Almeno avessero l’umiltà di chiedere a chi è competente! Ma tanto basta la notizia che hanno installato una colonnina presso un distributore di benzina, che ne sa la gente comune di ricarica AC lenta o DC fast? In Italia si fanno solo numeri a scopo di marketing, ma la qualità del servizio reale all’utente è un’altra cosa. Aprite gli occhi, prendete l’esempio dai Supercharger di Tesla o dagli HPC di IONITY!
    P.S. per la redazione: ma la foto con il beatle cabrio parcheggiato cosa c’entra?

    • Gentile Gianfranco grazie per aver aperto il dibattito, ma ricordiamo che qui si tratta di due operatori privati che stanno rischiando i loro soldi. Se proprio non funzioneranno cambieranno i loro piani. Se non ci vogliono rimettere la faccia.

      • Carissimo Gian Basilio, come usava dire già mia nonna Berta Terzer nata sotto l’impero Asburgico e che ha sopravvissuto 2 guerre mondiali, se uno è povero o non spende o spende bene. Probabilmente questi privati non sono abbastanza “poveri”.

  2. Eh, d’altronde si parla di “alta potenza” mica brodo di giugiole….22kw…🤦‍♂️🤦‍♂️🤦‍♂️🤦‍♂️

  3. Concordo pienamente con Gianfranco. Al limite una Fast da 50 kw come si trovano sull’Autobrennero, ma chi ha provato una volta un Hypercharger da 150 kw, come quello installato a Merano (già 18 mesi fa e il primo in Italia) non ne vorrebbe più fare a meno.( nel frattempo anche ad Appiano si trova uno e entro la fine dell’anno altri 2 in Alta Badia) Montati e operati da NEOGY, la società di Alperia e DE.

    • Grazie Johann, giustamente anche Alperia/Neogy ha capito benissimo il business model da seguire. Infatti il CEO gira con un full EV e non con una termica… in USA si dice che se non hai “skin in the game” (letteralmente mettere la “pelle nel gioco” ovvero rischiare qualcosa), non puoi fare le scelte giuste.

    • forse nei distributori mettono colonnine lente per convincere gli automobilisti a non lasciare benzina e gasolio…

      • Ecco, come diceva Andreotti: “a pensar male si fa peccato però a volte ci si azzecca…”

          • Non pensate……. Stiamo parlando di impianti “privati” e non di Compagnie.
            La ragione è più semplice di quanto si possa pensare; Nessuno vuole spendere.
            Una “palina” (anche fino a 22 kW) costa qualche mille euro, una colonnina fast charge AC/DC dai 50 kW (a connettore) in su può superare, facilmente, i 20.000 euro.
            In sintesi nessuno ci vuole investire risorse “vere” perchè si fa a fatica a capire come debbano essere “ripagate”.
            Quindi….. Al limite va bene anche un palina messa un po’ a caso. In un distributore carburanti nessuno ci si collegherà mai, ma intanto almeno ci fai un minimo di “grancassa”.

          • Non pensate….. A volte la motivazione più semplice è quella “giusta.
            Intanto parliamo di impianti “privati” e non di Compagnie, per cui la verità è che una “palina” costa qualche mille euro, una colonnina fast-charge AC/DC da 50 kW in su può, e facilmente, sorpassare i 20.000 euro.
            Tutto qua.
            La verità vera è che nessuno – per ora – vuole investire “risorse” che non comprende come potrà “riprendere”.
            Per cui si preferiscono operazioni di “immagine” – e a basso costo – come questa, ma nella sostanza pressochè inutili.
            Non ci vuole molto a capire che il business model è del tutto inefficente.

          • Si tratta di un modello che palesemente non può funzionare.
            E il “venditore” di colonnine credo lo sappia bene, forse non lo coglie chi oggi si è cimentato solo con il “fossile”. Se si vuole fare il salto da litri a kW allora è necessario comprendere che il distributore non può (salvo alcune eccezioni che comunque richiedono un attenzione anche progettuale specifica) installare colonnine a ricarica “lenta”.
            Il Distributore 4.0 venderà una cosa soprattutto: il “tempo”, e questo deve giocoforza essere il minore possibile.
            Detto questo, per un periodo ancora abbastanza lungo colonnine elettriche ed erogatori tradizionali dovranno per forza di cose convivere (a meno di voglia pensare di individuare altre 21.000 location lungo le strade per rimpiazzare la nostra attuale rete distributiva dei carburanti!) e dunque è facile capire che vanno pianificati gli spazi, le attrezzature e – perchè no – la produzione di energia da FTV con accumuli stazionari, in grado di cedere energia alle colonnine, in DC, quando serve.

      • Un’arma a doppio taglio, però.

        Se l’automobilsta “fossile” superficiale deriderà l'”elettrico” in attesa, rischiano che altri automobilisti “fossili” di passaggio, ma più attenti, vedano, interagiscano, parlino con gli “elettrici” che, per la lunga attesa, tenderanno a socializzare di più e diffondere l'”infezione”.

  4. La cosa piu ridicola e’ che una jaguar cosi’ come una tesla e via via un po tutte hanno quei caricatori ridicoli a 7 o 11 kw, mentre la zoe da sempre a 22kw proprio come le colonnine che sono le piu messe sul territorio.

    • Ma la Zoe non ricarica in DC, io con la I-Pace ricarico 100 kW in DC… le colonnine in AC si chiamono “destination chargers” ovvero una volta giunto a destinazione carico per diverse ore mentre se sono in viaggio voglio caricare ad un ”fast charger” che si deve trovare presso un’area di servizio (o nelle immediate vicinanze) carico 20-30 minuti e riprendo il viaggio.

      • Secondo me bisognerebbe cambiare punto di vista, utilizzando le colonnine per dei frequenti “rabbocchi”, ogni qualvolta ci si ferma in qualche posto.
        L’auto non viene utilizzata per il 97-98% del tempo. Con un mezzo elettrico sfrutti questo tempo per ricaricare.
        In questo contesto converrebbe ( anche alla rete elettrica ) un circuito capillare di Paline in AC in modo da permettere la ricarica ogni volta che ci si ferma ( al supermercato, a lavoro, in palestra o in autogrill…)

        • Mi trovo d’accordo con questa modalità operativa, dove il trasferimento d’energia avviene “a bocconi”, come a un buffet, quando passa il cameriere con il vassoio delle tartine.

          D’altro canto, è quello che fanno altri organismi viventi, in particolare la flora, i cui membri non hanno possibilità di procaccarsi attivamente l’energia per sopravvivere, ma sfruttano ogni raggio di sole che li raggiunge.

          Oltre l’aspetto romantico di questo scenario, c’è però da considerare la naturale pigrizia, o tendenza a minimizzare la spesa energetica “per procurarsi il pranzo” (istinto?), di noi umani. Per gli individui virtuosi, le varie testimonianze anche su VaiElettrico.it dicono che è proprio così che sa fa, ma l’automobilista medio vorrebbe ricaricare e poi scordarsi del problema per un mese, o ancor più a lungo, se fosse possibile.

          Come detto altrove, ci sono poi da considerare distintamente le esigenze di traffico locale e traffico a lungo raggio. Se per il primo, l’approccio “a bocconi” può andare bene, per il secondo, come sottolinea Pizzuto, il tempo costa e si devono trovare e offrire soluzioni compatibili.

          • Mi fa sorridere questa “modalità operativa” quando nei paesi con molte più auto elettriche presso i distributori si mettono potenze ben diverse. Che sbaglino tutti?

          • Claudio, capisco il tuo sorriso.

            L’istinto, come detto, in molti individui della nostra specie, viene prima della ragione.

            I vegetali, infatti, popolano questo pianeta da miliardi di anni, mentre noi tra qualche secolo potremmo essere estinti (a causa nostra). Questo però, lo ammetto, fa meno ridere.

  5. Appare alquanto singolare che prima di.producono auto ekettriche e poi ci si pinga il problema di dove ricaricarle.io non sono.un esperto e le conoscenze scslastiche si.perdono al liceo.
    Mi.piacerebbe solo sapete che un paese serio.si preoccupa parimenti di.produrre suto e ricariche dai tempi ragionevoli se vogliamo che l elettrico si affermi…mi.piacerebbe sentire meno rumore nella mia citta’ e respirare ..ma poi se devo fare un viaggio verso il sud come faccio? Quanto tempo impuego con l aito elettrica? Quante soste? Dove? Ogni sosta di quanto tempo??

    • Riccardo, le auto elettriche, finora, le producono case automobilistiche di Paesi, europei e non, dove l’ecosistema della mobilità elettrica è molto più sviluppato che da noi. Ma nemmeno l’Italia è all’anno zero: provi ad entrare nei siti Internet di Enel X, Be Charge, Repower, EvWay, Duferco, Alperia, Alpiq e tante altre società che realizzano e gestiscono in Italia reti di ricarica per auto elettriche. Avrà risposte alle sue domande e scoprirà che la realtà è meno buia di come crede.

  6. X Gianfranco, la nuova Zoe carichera’ anche in DC e comunque continuera’ a caricare il doppio e il triplo alle colonnine da 22kw (che sono praticamente dappertutto), in confronto a tutte le altre elettriche.

    • Significativo che in pratica un unico modello carica a 22 kW AC (nominali in pratica è un po’meno).

  7. Non a tutti piace la Zoe e comunque sulle lunghe percorrenze si ricarica in DC. Nè Tesla, né IONITY né FASTNED e Alperia/Neogy (e tante altre) investono un solo centesimo in ricarica AC lungo le autostrade/superstrade dove conta la velocità di ricarica.

  8. Faccio un po’ fatica a seguire certi discorsi. Soprattutto di chi dice di muoversi in EV, ma che dimostra di non aver cambiato il paradigma.
    La stazione di servizio ha dei margini ridotti sia sulla benzina che sull elettricità. Se grazie ad una ricarica a 22, per chi può, riesce a far stare in zona una famiglia di 4 persone nei locali accessori alla stazione di servizio ha fatto bingo.
    Ma credete che il businnes sia l’utile sulla ricarica come fanno certi operatori pubblici?

    • No, nessuno abbastanza documentato può crederlo.
      Il vero business non è fare concorrenza alle utility ma invece vendere, con il “biberonaggio” al distributor, il “tempo”; ovvero la minima permanenza possibile nella stazione di dervizio. In tanti punti vendita carburante sono presenti gli autolavaggi, a chi verrebbe in mente di installarne uno che avesse due ore come tempi di asciugatura?

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