Coldiretti, sempre schierata con i “no watt”, ora presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza contro la “speculazione” sul prezzo del gasolio agricolo. Schizzato, secondo i calcoli dell’associazione, da 0,85 a 1,25 euro al litro. Un aumento tra i 40 e i 50 centesimi per litro. Il centro studi di Confagricoltura ipotizza rincari del 30-40%, con un incremento dei costi di produzione fino a circa 2 miliardi. Una catastrofe per le aziende agricole e, di conseguenza, per le tasche dei consumatori.
Sulle barricate contro le rinnovabili
Eppure, con investimenti più decisi sulle energie rinnovabili, inclusi i mezzi di lavoro elettrici per l’agricoltura, questi rincari sarebbero stati meno impattanti sui bilanci aziendali e sui prezzi al consumo. Da anni Coldiretti denuncia la presunta speculazione energetica di parchi eolici e fotovoltaici, ma questi impianti avrebbero potuto ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Per di più ci sono milioni di ettari di terreno abbandonati.

Il 15 marzo 2023 Coldiretti diffuse uno dei suoi numerosi comunicati sul tema: «È necessario salvaguardare le campagne per garantire la sovranità alimentare nazionale fermando le speculazioni e il consumo di suolo con impianti fotovoltaici a terra che sono incompatibili con l’attività agricola». Parole del presidente Ettore Prandini dopo un incontro con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. L’associazione è vicina al Governo Meloni e ha trovato nel ministro Lollobrigida un interlocutore favorevole: il DL Agricoltura ha infatti introdotto il divieto di installare fotovoltaico a terra nelle aree agricole.
Una scelta che ignora come, con soluzioni interfilari o con pannelli verticali, sia possibile mantenere la continuità delle coltivazioni e integrare il reddito agricolo senza sottrarre suolo produttivo. Inoltre nonostante a livello nazionale Coldiretti dichiari di sostenere l’agrivoltaico “sostenibile e sospeso da terra”, nei territori la posizione dell’associazione è spesso rigida, fino a opporsi anche a impianti agrivoltaici. Terreni coltivabili obbligatoriamente per legge. Una contraddizione che alimenta incertezza tra gli agricoltori e rallenta lo sviluppo di soluzioni energetiche compatibili con l’attività agricola.
Ignorato il bando Pnrr sulle macchine agricole elettriche
Fermare la transizione energetica significa accettare una bolletta sempre più salata. È vero: oggi sono poche le macchine agricole elettriche. Eppure l’offerta di carri per la raccolta della frutta, raccoglitrici per la verdura e veicoli elettrici per le operazioni in stalla è ormai ampia. Sempre più ampia poi la gamma dei trattori elettrici.
Agrivoltaico, gli agricoltori: “Stop alle fake news sul consumo di suolo”
La conferma di un atteggiamento ostile all’elettrificazione delle macchine arriva dal bando per i trattori elettrici finanziato con le risorse del Pnrr. Il provvedimento è stato modificato per riuscire a spendere i fondi europei, ma il risultato è stato penalizzare i trattori elettrici: di mezzi acquistati se ne sono visti pochissimi, nonostante fossero a disposizione delle aziende agricole ben 400 milioni di euro.
Il pensiero del ministro Lollobrigida è chiaro: « Se l’obiettivo è ridurre le emissioni di CO2, va incentivato un sistema di rottamazione dei trattori di vecchia generazione e inquinanti, con macchine agricole Stage V». Meno emissioni rispetto alle macchine vetuste, ma si resta sempre dipendenti dagli idrocarburi. Per di più il bando parco agrisolare del ministero, sempre con fondi del Pnrr, è andato bene. Le aziende agricole potrebbero facilmente “rifornire” con l’energia prodotta nei tetti aziendali.
Il calmiere del gasolio agricolo frena la transizione
A frenare la transizione è anche un altro fattore: con il gasolio agricolo venduto a prezzi fortemente calmierati la competizione tra le due propulsioni è quasi impossibile. Il vantaggio economico del carburante tradizionale rende difficile per gli agricoltori valutare alternative più sostenibili, anche se si può ricaricare in azienda con il fotovoltaico. Incide il differenziale di prezzo all’acquisto.
E il rincaro? Si chiedono ulteriori interventi al Governo sempre sul fronte del gasolio. E Coldiretti intraprende la strada tortuosa dell’aula del tribunale. «L’iniziativa, firmata dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, nasce a seguito del repentino aumento registrato negli ultimi giorni sul gasolio agricolo agevolato, passato nel giro di circa una settimana da circa 0,85 euro al litro fino a valori che in alcuni casi raggiungono 1,25 euro al litro, con picchi segnalati soprattutto in Sicilia e Puglia. Con un trend che nei prossimi giorni vedrà ulteriori aumenti».

Secondo Coldiretti «si tratta di un incremento anomalo e sproporzionato rispetto all’andamento generale del mercato dei carburanti. Nello stesso periodo, infatti, il prezzo del diesel per autotrazione in Italia ha registrato un aumento molto più contenuto, stimato tra i 18 e i 19 centesimi al litro, mentre per il gasolio agricolo l’incremento risulta tra i 40 e i 45 centesimi al litro».
Siamo alla teoria del complotto perché secondo l’organizzazione agricola il rincaro «non trova apparente giustificazione nelle variazioni dei prezzi internazionali né nell’andamento del mercato dei carburanti, e che per l’ampiezza del fenomeno lascia ipotizzare condotte speculative realizzate su larga scala, in un settore – quello dei carburanti – caratterizzato da una forte capacità di influenza reciproca tra operatori».
Qui la chicca finale: «Il gasolio agricolo rappresenta un fattore produttivo essenziale e non sostituibile per l’attività delle imprese agricole». E’ vero sull’essenzialità di oggi, ma ci sono le alternative da studiare, proporre e sostenere – dalle rinnovabili ai mezzi di lavoro elettrici – e non ostacolare. Se si vuole un’agricoltura più pulita e meno dipendente dalle tensioni internazionali e dalla speculazione si deve lavorare alla sostituzione del gasolio agricolo.
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Stessa solfa quelli di Cia agricoltura, di cui faccio parte, schierati pure loro con i no watt…
forse vorrà chiedere sussidi per il gasolio agricolo, che già è quasi senza accise.. però qui c’è una serie di cortocircuiti:
– il gruppo alimentare-industriale Bonifiche Ferraresi e Coldiretti sono associati
– da alcuni anni sono associati anche con Eni; dal matrimonio, Bonifiche Ferraresi ha ottenuto un aumento di business con la distribuzione del gasolio da autotrazione e agricolo, tramite la sua controllata Euroncappetroli;
– inoltre collaborare con Eni anche alla diffusione di coltivazioni di biodiesel, e fa simpaticamente la guerra alle rinnovabili, con Coldiretti che aveva sollecitato al ministro i famigerati decreti anti-fotovoltaico
i “no watt” praticamente non esistono..esistono però tanti “no costi extra” che quindi odiano l’ideologia delle sinistre ladre che da veri incompetenti spingono solo sull’elettrico…chi ha testa capisce, chi segue solo forum ideologizzati non ne ha le capacità
Cos’altro potrà mai scrivere uno con la mail “noPD@libero.it”? Dimenticavo: dove sono finiti i suoi cloni Lorenzo Baldi e Lor?
Chi di gasolio ferisce…
Non rimane che sperare che gli agricoltori e allevatori italiani mandino al più presto Prandini e i suoi cavernicoli a quel paese!
Purtroppo non c’è solo la Coldiretti che si comporta in questo modo, lo fa’ anche la stragrande maggioranza degli italiani. Questi non fanno altro che ostacolare la transizione, perché non accettano il cambiamento per essere i primi a piangere e piagnucolare in caso di crisi.
Pienamente d’accordo. Da sempre Coldiretti si caratterizza per le sue posizioni filo-governative, al punto di diventare autolesionista con queste posizioni oscurantiste no-watt, no-fotovoltaico, no-eolico, etc. Anche l’associazione Italia Solare ha piu’ volte denunciato le visioni retrograde di Coldiretti.
a parte che non sanno nulla di economia politica, che dire se non che chi è’ causa del suo male pianga se stesso…
Questo spiega perchè economicamente stiamo per diventare paese da Terzo Mondo, la dirigenza è miope con la cataratta.