Code di ricarica in autostrada, così non va: Flavio, un lettore, lamenta di aver dovuto attendere mezz’ora nel tratto emiliano della A1.
Code di ricarica: “E dopo di me altri premevano…”

“Recentemente ho viaggiato in autostrada A1 e A14 da Ivrea a Rimini, andata e ritorno. Sarà che le colonnine di ricarica in autostrada non sono utilizzate al 100%… Ma per ricaricare a Parma all’andata e a Fiorenzuola al ritorno ho dovuto aspettare in coda per mezz’ora prima di accedere alle stazioni di ricarica FREE to X. La cosa è stata decisamente frustrante. Anche perché, appena iniziata la ricarica, avevo già altri automobilisti elettrici che mi pressavano per poter accedere alla stazione di ricarica. Io sono un automobilista elettrico convinto al 100% ormai da anni, ma queste cose farebbero vacillare la convinzione anche dei più tenaci.
“Poi c’è il problema prezzo, troppo caro”
Altro tema sono i prezzi delle ricariche: invece di scendere, continuano a rimanere stabili (sull’alto) nella migliore delle situazioni. EVDC ha aumentato i prezzi da 0,63€ a 0,71€, se la forma di pagamento utilizzata con l’app è la carta di credito. Anche chi propone abbonamenti a tariffe ‘vantaggiose’, come Duferco, le rende attive solo se utilizzi ricariche sotto i 50 KW. E quindi FREE to X in autostrada non è utilizzabile alle tariffe dell’abbonamento. Al momento l’unico gestore che propone buone tariffe è Electra. Ma non è in autostrada e per ricaricare occorre uscire durante il viaggio. Non voglio portare una ventata di pessimismo. Ma se vogliamo che la mobilità elettrica si sviluppi in modo consistente, occorre risolvere i problemi che vi ho appena riportato. Cosa ne pensate?”. Flavio Balasini
Code di ricarica? Il buon lavoro fatto già non basta

Risposta. Ne pensiamo che è stato fatto un buon lavoro per attrezzare di colonnine le autostrade. Ma che non ci si può fermare, perché nel periodo estivo (con turisti in arrivo anche dall’estero) molte stazioni vanno in sofferenza. Qualche giorno fa Massimo Iossa ha spiegato che nella rete di Autostrade per l’Italia sono attive oggi 107 stazioni di ricarica. E che “l’interdistanza media tra le stazioni oggi è di circa 50 km. Ma si ridurrà a fine piano raggiungendo 30 km grazie a un totale di 168 Stazioni”. È una buona notizia, ma non basta. Oltre a dotare più aree di servizio di colonnine, occorre aggiungerne altre nelle stazioni più frequentate. Magari trovando spazio per un secondo gestore accanto a quello esistente. E cominciando quindi a creare concorrenza sui prezzi, altro tema giustamente lamentato da Flavio.
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@Riccardo
Si continua con queste storie assurde in base alle quali, per “ammazzare” i tempi di ricarica, durante un viaggio da A a B, si dovrebbe:
– Uscire e rientrare dall’autostrada per raggiungere il Supercharger più vicino, rimettendoci tempo e pedaggio autostradale e illudendosi di visitare posti che altrimenti mai avremmo visitato. A tal proposito , poi, l’amico Riccardo spero ci spieghi quali mirabili attrazioni turistiche vi siano, ad esempio, nella zona di Osmannoro, a Sesto Fiorentino (?!?!);
– Rimpinzarsi di caffè e rustichelle all’Autogrill, in attesa che la BEV faccia il pieno o giù di lì;
– Fare acquisti compulsivi al supermercato o al centro commerciale, per lo stesso motivo.
Io non so voi cosa facciate nella vita e se avete la fortuna di essere costantemente in vacanza.
Per quanto mi riguarda, se da A devo andare a B, vado a B e basta, nel minor tempo possibile.
Se voglio visitare il paesino C, vuole dire che non devo andare a B, ma a C.
Tutto il resto sono storie che ci si racconta per evitare di ammettere che si è schiavi di una macchina.
stai tranquillo e resta pure scetttico per altri 10 anni
nel frattempo quello che ogi è a favore solo delle auto EV di fascia alta , ricarica di 300 km in un querto d’ora , anche se cominciano gli annunci per quelle da 10 ,minuti
tra 10 anni saranno disponibili per le utilitarie sotto i 20000 eur
oggi in media la ricarica 20-80 dura 30 minuti
quelli rilevati dalettore che ha scritto
le infrastrutture ,almeno in autostrada andranno potenziate comunque
a meno che l’Italia voglia rinunciare al turismo europeo !
tutto è possibile ..
dato che da qualche decennio in Italia il tafazzismo di destra ,di sinistra e di centro domina !
Scusate, il problema sta in questi termini, semplicissimi, elementari si può dire.
Premesso che se ci sono tot pompe di carburante, vuol dire che l’esperienza dice che vanno bene, come minimo così.
Infatti talvolta vi sono anche qui, delle code di qualche minuto di attesa.
Ora, una termica in max tre minuti fa il pieno.
La BEV impiega come minimo mezz’ora.
Siamo dieci a uno.
Vuol dire che per erogare il medesimo servizio, le colonnine dovrebbero essere dieci volte il numero delle pompe.
Significa che ci vuole una stazione elettrica in alta tensione, altro che cabina in media tensione dedicata.
E non ci sono elettrodotti, oggi sul territorio, per trasportare così tanta energia in così poco tempo.
Ragionamento lapalissiano, indiscutibile.
E sarà sempre peggio, se l’aumento di BEV, corre più velocemente del numero di colonnine.
Non esageriamo. Un’area di servizio con alcune decine di colonnine HPC da 400 kW richiede certamente una potenza importante, ma non per questo deve essere necessariamente alimentata in alta tensione. Parliamo di potenze dell’ordine di alcuni megawatt, normalmente compatibili con una connessione dedicata in media tensione a 20 kV, eventualmente integrata da sistemi di accumulo e da una gestione dinamica della potenza.
Se conosce il dimensionamento di cavi e trasformatori in media tensione, provi a calcolare le correnti in gioco a 20 kV prima di definire il problema «lapalissiano e indiscutibile». Altrimenti sarebbe più prudente lasciare ai progettisti esperti la scelta del livello di tensione e dell’architettura di alimentazione, invece di concludere a priori che serva una stazione in alta tensione.
Mi stupisco che si ribatta a consuetudini “elettriche”.
Passati i 6 MVA di potenza impegnata, gli enti distributori impongono il passaggio alla alimentazione in AT, anche per motivi di convenienza economica, a parte l’allacciamento e gli impianti dedicati.
Fatti salvo csii particolari, ove in zona non vi siano elettrodotti a 132 o a 150 kV.
E 25 stalli da 400 kW arrivano a questo limite.
Inoltre dimentica bellamente che vi saranno pure autoarticolati che richiedono un MVA ciascuno – vedi camion Tesla.
Infine, se devi fare la coda per la ICE è di tre minuti, con la BEV, di quanto è? 3 x 10 = 30.
Cosa fai, prendi il biglietto per evitare che il solito cafone ti passi avanti???
Ma per favore, siate realistici e non persone selezionate, elette e benedette da Dio!
Se la diffusione è di qualche percento, dei motivi validi ci saranno pure, o il 95% degli italiani idioti e il 5% o giù di lì, no???
È comunque leggo, per giustificare le BEV, che la grandissima maggioranza ricarica a casa :-).
Avevo fatto un rapido calcolo della portata di un cavo a 20 kV e, con una sezione adeguata, può tranquillamente trasportare ben più di 6 MVA.
Abito in Francia e confesso che non conoscevo l’esistenza, in Italia, di un limite di 6 MVA oltre il quale sarebbe obbligatorio passare dalla MT all’AT. Potrebbe gentilmente indicarmi dove è stabilita questa soglia, citando per esempio una norma, una regola tecnica o un sito ufficiale del distributore? Mi interessa sinceramente verificare e imparare qualcosa che evidentemente non conosco.
Quanto alle code, quando avevo un’auto a benzina, nelle giornate da bollino rosso mi è capitato più di una volta di attendere 30-40 minuti presso distributori autostradali in Austria. In Italia succede forse meno, anche perché, dati i prezzi elevati dei carburanti in autostrada, molti automobilisti evitano, quando possibile, di fare rifornimento nelle aree di servizio. Quindi l’equazione «tre minuti per una termica, trenta per un’elettrica» descrive il tempo di rifornimento, non necessariamente il tempo complessivo di attesa. Inoltre non dimentichiamo che sul mercato ci sono (per il momento poche) auto che ricaricano in 7 minuti.
Non esiste in Italia una regola tecnica o commerciale che definisca ciò, a parte le norme CEI 0-16 e 0-21.. Ogni distributore ha le proprie regole e valuta caso per caso, considerando disponibilità di potenzia nella zona, la stabilità della rete e le esigenze specifiche dell’impianto.
Ho scritto 6 MVA perché ho visto molti dei miei clienti, che sono stati in pratica costretti a passare alla Alta tensione, superato questo limite di potenza richiesta.
Non è solo questione di portata di un cavo, è anche di caduta di tensione e di potenza di corto circuito nel nodo elettrico dal quale si intende derivarsi.
in Italia la Norma e Regola Tecnica CEI 0-16 al punto 6.3 stabilisce che in MT debbano essere erogati almeno 3 MW; potenza che in funzione dello stato della rete può arrivare fino a 10 MW .
Oltre si passa alla AT.
Talmente elementare, lapalissiamo, che è sbagliato. E non parlo della mezzora di ricarica necessaria stimato chissà come, parlo di un errore ancora più grossolano.
Chi ha una termica va alla pompa sempre, chi ha una BEV spesso non va mai ad una colonnina pubblica, ma ricarica a casa, o in ufficio.
10 a 1…ma per favore.
La scoperta dell’acqua calda…. la maggior parte di chi compra una Bev è perché la può caricare a casa.
Il motivo principale per cui non comprerei una Bev è perché non posso caricare a casa….
Caro Massimo, non comprare una bev e’ una libera scelta ma non sentenzi… Molti non possono caricare a casa ma hanno bev.
A proposito, noi ne abbiamo due da quattro anni senza ricarica casalinga….
Ho scritto “la maggior parte”, non tutti.
O forse non è così?
Caro Massimo, non è così: tutti aspiriamo a poter ricaricare a casa ma nelle grandi città e laddove l’edilizia non è di questo secolo (molta parte delle cittadine italiane) questo è sostanzialmente impossibile, eppure è proprio nelle grandi città che può vedere la percentuale di bev più alta della media nazionale. Ha scritto anche che la mancanza di ricarica a casa è il motivo per rimanere “termico”… ripeto, è una libera scelta ma, cortesemente, non sentenzi su cose che non conosce.
“La BEV impiega come minimo mezz’ora.”
Perdona ma questa è la dimostrazione che non sai di cosa stai parlando: non hai esperienza con auto elettriche e ti basi solo sui “sentito dire” che rinforzano il tuo bias.
Io l’ultima volta che ho dovuto fermarmi ad un Supercharger perchè altrimenti non arrivavo a casa (a 50KM di distanza), ho ricaricato per meno di 4 minuti, per riportare un’esperienza reale.
Uno dei tanti motivi per cui, tranne casi particolari, io preferisco tranquillamente uscire dall’autostrada, arrivare ad un Supercharger li vicino, e rientrare. I Supercharger funzionano il 99.9% abbondante delle volte, e anche per questo non c’è praticamente mai coda e solitamente ci sono strutture più valide e ben tenute a tiro.
Capita di sentire qualcuno che, in periodi clou e in zone particolari, si lamenta di aver trovato anche il Supercharger pieno: la differenza è che l’auto ti avvisa per tempo, e anche in quei casi raramente il tempo di coda previsto supera i 5 minuti.
Soluzione furba, già proposta dal lettore precedente: uscire dall’autostrada per caricare velocemente a minor costo.
Soluzione ancor più furba: programmare il viaggio con delle tappe per visitare paesi o paesini ragionevolmente vicini e nel frattempo caricare in AC alle colonnine “lente”, col triplo vantaggio di pagare meno, rilassarsi dalla guida e visitare posti che altrimenti non si avrebbe occasione di visitare.
Nel viaggio da BG a San Benedetto del Tronto ho fatto tappa intermedia a San Marino, che non avevo mai visitato. Ne ho approfittato per fare il pieno a 1,40 €/LT….ops….
Il problema è il seguente.
Con la mia auto termica, per rifornire 50 euro di carburante, impiego 1 minuto di orologio.
Facciamo 2, se voglio fare il pieno.
Finché non si troverà il modo che consenta alle BEV di rifornire in tempi analoghi alle colonnine, in autostrada ci saranno sempre problemi insormontabili.
Che aumenteranno a dismisura, nel caso in cui la mobilità elettrica dovesse ulteriormente diffondersi.
Sentiti libero di continuare a passare dal benzinaio, se per te va bene. E finchè non cominceranno ad essere a macchia di leopardo…
Il problema è che 4 stalli (la media delle stazioni in autogrill) sono ridicoli. Per fortuna nei dintorni delle uscite ci sono diversi Tesla supercharger con i loro 8 (minimo) stalli che permettono di essere abbastanza sicuri di non trovare ingorghi.
Purtroppo c’è un monopolio in autostrada. Poi, come fanno tanti automobilisti con auto a benzina, invece di fare rifornimento in autostrada, spesso escono al distributore più vicino al casello