Città portuali: fumi navi più inquinanti del gas di scarico delle auto

Città portuali



Rilasciano troppa CO₂ e gas velenosi entrambi, ma sui fumi dei traghetti c’è molta meno attenzione mediatica. Per l’uso di carburanti molto più sporchi, in proporzione sono responsabili di un impatto ecologico e sanitario maggiore delle auto. Lo sostiene un’analisi di Transport & Environment: In Europa poco più di 1.000 traghetti emettono una quantità di CO₂ superiore a quella di 6,6 milioni di auto; e inquinano l’aria delle grandi città portuali, come Barcellona, Dublino e Napoli, molto più delle auto, soprattutto per quanto riguarda gli ossidi di zolfo (SOx)”. Eppure, in porto sarebbe semplice azzerare le emissioni elettrificando le banchine. Per fortuna ci sono 700 milioni quasi spesi, ma c’è da capire quando e come funzionerà il cold ironig. 

L’Italia tra le ultime per auto elettriche e tra le prime per l’inquinamento navale

Siamo fanalino di coda nella diffusione delle auto elettriche e in prima fila quando si parla di inquinamento da traffico navale. Secondo la ricerca dell’associazione Transport & Environment, l’Italia è il primo Paese europeo per emissioni di gas serra prodotte durante i viaggi marittimi: 2,4 milioni di tonnellate di CO₂. È un dato che si può ridurre, ma non eliminare del tutto.

città portuali
Il primo traghetto elettrico: Ampere

 

Il discorso cambia quando le navi sono in porto, dove esistono soluzioni immediate e ad alto impatto per abbattere le emissioni. Anche qui, però, non brilliamo: tre porti italiani rientrano nella top 10 europea per livelli di emissioni.

Iseo: a bordo dei primi due traghetti elettrici italiani

L’elettrificazione può ridurre le emissioni, ma l’Italia non sta cogliendo l’occasione Lo studio di Transport & Environment stima che l’elettrificazione — anche solo parziale, perché navigare in elettrico oltre la costa oggi è ancora molto complesso — permetterebbe di ridurre le emissioni di CO₂ fino al 42%. Secondo l’associazione, la metà della flotta italiana sarebbe tecnicamente idonea alla conversione full electric.

I due catamarani elettrici ormeggiati a Costa Volpino

 

Eppure, come documentato da Vaielettrico, il bando PNRR dedicato all’adattamento delle navi all’elettrico è stato un flop: avrebbe potuto coinvolgere metà della flotta, ma quasi nessuno ha partecipato. Una delle pochissime compagnie finanziate, la siciliana Liberty Lines,  ha dovuto affrontare un vero e proprio calvario burocratico per poter navigare in elettrico. Mancava perfino una norma che regolasse l’operatività delle navi ibride – elettriche. Sembra incredibile, ma è esattamente ciò che è accaduto.

Mediterraneo avvelenato

Il Mar Mediterraneo, rispetto agli altri mari europei, è l’area che registra le emissioni di CO₂ più elevate. Secondo Transport & Environment, la responsabilità ricade in larga parte sui traghetti: le rotte domestiche di Italia, Spagna e Grecia risultano le più inquinanti in termini assoluti. Nel solo 2023, i 1.043 traghetti europei analizzati da T&E (su un totale di meno di 2.000, molti dei quali di piccole dimensioni) hanno emesso 13,4 milioni di tonnellate di CO₂, l’equivalente delle emissioni annuali di 6,6 milioni di automobili.

traghetti elettrici
Il traghetto elettrico Grotte

Barcellona è il porto europeo con le emissioni di CO₂ più elevate prodotte dai traghetti, mentre Dublino è la città portuale più inquinata in termini di emissioni di ossidi di zolfo (SOx), seguita da Las Palmas e Holyhead. La situazione dovrebbe migliorare nel 2027, quando — oltre al Mediterraneo — verrà istituita una Emissions Control Area (ECA) anche nel Nord-Est dell’Atlantico, imponendo l’uso di carburanti marittimi a minor contenuto di zolfo. Misure analoghe sono già operative nel Mediterraneo, ma non bastano: a Barcellona, per esempio, i traghetti producono ancora 1,8 volte più SOx rispetto all’intero parco auto cittadino, nonostante si tratti di inquinanti tossici per la salute umana.

Via all’area SECA: navi (quasi) a zero zolfo, ma i controlli?

Italia record per emissioni di CO₂ prodotte durante i viaggi. L’Italia è il primo Paese europeo per emissioni di CO₂ dai traghetti, con 2,4 Mt di CO₂, seguita da Spagna e Grecia. Insieme, questi tre Paesi emettono 5,7 Mt di CO₂. Le emissioni italiane derivano principalmente dal traffico domestico e qui c’è il dato interessante dalle soste portuali (75%). Le emissioni di Francia e Regno Unito, guardando fuori dal Mediterraneo, provengono da collegamenti internazionali. Al contrario, la Grecia mostra un’alta concentrazione domestica, con l’82% della CO₂ dei traghetti attribuibile a servizi nazionali.

La virtuosa Norvegia fa il pieno di traghetti elettrici

La Norvegia, nonostante conti quasi 1,2 milioni di viaggi, ha emissioni relativamente basse grazie a rotte più brevi e imbarcazioni più piccole. Ma, aggiungiamo noi, diversi traghetti elettrici uno con dieci anni di servizio. I viaggi internazionali costituiscono meno dell’1% dei viaggi totali, ma generano un terzo delle emissioni del settore nautico a causa delle grandi dimensioni dei traghetti impiegati su queste rotte.  Dividendo le emissioni di CO2 generate dal viaggio di un traghetto tra il porto di partenza e quello di arrivo, gli scali del Mediterraneo figurano in classifica in 7 posizioni tra i primi 10. Barcellona ha il livello più alto di emissioni di CO2, di poco superiori rispetto a quelle degli altri quattro porti che la seguono. Per l’Italia, Genova è al 5° posto tra i porti dove si emette più CO₂, seguita da Livorno che è al 7°, Palermo all’8° e Civitavecchia al 9°.

L’associazione è molto ottimista sull’elettrificazione, ma viaggiare full electric, per fare un esempio, da Livorno a Olbia è impresa complessa. Ci invece sono ampi margini per lo Stretto di Messina e per i collegamenti con alcune isole minori.  Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, ha dichiarato: «I traghetti dovrebbero collegare le comunità, non inquinarle. Ancora oggi, i traghetti bruciano combustibili fossili inquinanti e dannosi per la salute dei cittadini delle città portuali europee. Ma finalmente abbiamo le tecnologie per ridurre queste emissioni». A iniziare dalle banchine elettriche che riducono a zero le emissioni, in Italia calcolate al 75%.

Elettrificare metà dei traghetti italiani

In Italia, la flotta conta 167 traghetti, un numero che la colloca tra i mercati più grandi in Europa. Secondo l’analisi di T&E, già oggi, il 51% dei traghetti che operano in Italia, in virtù delle rotte servite, è tecnicamente sostituibile da imbarcazioni full electric (a batteria); un ulteriore 26% potrebbe invece navigare in modalità ibrida. Rendere elettrico o ibrido un un traghetto, in Italia, oggi sarebbe economicamente conveniente in un caso su quattro (26%) .

Nautica elettrica 2025: traghetti elettrici, cold ironing e Ztl nautiche

Peccato che ad oggi mentre ad Amsterdam navigano centinaia di imbarcazioni passeggeri nei canali, a Venezia neanche un vaporetto è ibrido, per non parlare dell’elettrico. Nonostante la proposta di RePower.

nautica eleettrica
Lo studio sull’economicità dei traghetti

L’associazione sottolinea l’economicità della scelta elettrica e la conferma arriva dai conti sui primi dieci anni di servizio del primo traghetto norvegese. Un risparmio continuo.

LEGGI ANCHE: Non tutte full electric, ma tutte elettrificate

 

Visualizza commenti (3)
  1. Che dire del traffico aereo??
    12000 voli sospesi per la guerra….12000!!!!!
    Ma quanti aerei volano al giorno in tutto il mondo e quante tonnellate di carburante fossile consumano??
    Poi fermano gli euro 5 perchè inquinano…
    Per carità le auto inquinano localmente, gli aerei spargono bene nei cieli.

    1. più che nei cieli ad elevate quote volo il problema degli aerei è grave nelle aree attorno agli aeroporti…. tra l’altro aggravato dall’ancora fortissimo inquinamento acustico.
      comunque tra le città più inquinate del mondo (ed in Italia) ci son sempre le grandi città portuali, non a caso…
      Però in qualsiasi centro urbano ove si concentrano tante vetture “vecchie” l’aria è ben poco respirabile, con conseguenze immediate sulla salute ma soprattutto a lungo termine (e per esperienza personale ci metto fino alle Euro6d/temp..e tutte quelle abusive omologate nonostante il Diesel Gate / tutti i marchi sono coinvolti non solo i VW Audi) quindi andranno progressivamente ma celermente tolte dalla circolazione con modelli nuovi ICE (o usati BEV) visto che gli inquinanti emessi si sommano a tutte le altre fonti antropiche e naturali.

      Ovviamente mi auguro che creino le condizioni economiche per consentirlo a quante più persone ed aziende possibile , ma si tratterebbe di un vero miracolo, fatto con retribuzioni adeguate, fisco calibrato correttamente e bassa evasione fiscale…

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