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Cingolani promette: subito i 90 milioni per la ricarica

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Roberto Cingolani

Arriveranno 90 milioni per incentivare lo sviluppo delle rete di ricarica per i veicoli elettrici. Fondi, del resto, già stanziati nel decreto Semplificazioni e mai attivati. E’ la promessa del neo ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani in audizione davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera dove ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero.

Anche la mobilità elettrica, quindi, rientra tra le leve per accelerare la decarbonizzazione dell’economia e dell’industria e per centrare gli obiettivi europei e globali che saranno confermati nella COP26.

Incentivo 40% sparito, idrogeno redivivo

Secondo il ministro sarà poi indispensabile snellire la burocrazia per velocizzare l’iter autorizzativo per l’installazione degli impianti. Le buone notizie per la mobilità elettrica, però, si fermano qui. Nessun cenno all’incentivo del 40% all’acquisto per le categorie con Isee sotto soglia, approvato ma mai attivato. E un richiamo molto forte a tecnologie alternative, quali l’idrogeno e i biocarburanti, col rischio, a nostro avviso, di distogliere l’attenzione dalla sviluppo della tecnologia elettrica. Una strategia dell’idrogeno, ha detto infatti, dovrebbe essere presentata già in aprile.

Una filiera italiana delle batterie

Il ministro Cingolani ha però parlato di un particolare impegno del governo nel sostenere la nascita di una filiera industriale italiana nei dispositivi di accumulo, a partire dalla betterie per autotrazione. Gli accomulatori, anche statici, sono indispensabili all’equilibrio della rete elettrica alimentata da fonti rinnovabili. E sulle rinnovabili Cingolani investirà una fetta consistente dei circa 70 miliardi di euro destinati dal Recovery Plan alla transizione ecologica.

Energia rinnovabile, Cingolani insiste

rinnovabili boom

Le pricipali linea di intervento del suo ministero, Cingolani le ha elencate così: «La tutela della natura, del territorio e del mare; la transizione ecologica; l’interdipendenza profonda tra azione per il clima e strategia energetica”.

Per questo sono sempre più rilevanti le scelte in campo energetico. «Abbiamo contratto un debito ambientale, che trascende i confini statali _ ha detto _ nei passati decenni e che è difficile da recuperare se non agiamo per tempo». Recuperare tempo significa «sburocratizzare la transizione».

Rivedere le aste per le rinnovabili

Le procedure bizzantine che caratterizzano la pubblica amministrazione in Italia non frenano solo lo sviluppo della rete di ricarica, ma anche quello delle fonti rinnovabili. Il recente flop dell’ultima asta nazionale, che ha visto aggiudicato solo un quarto della capacità messa in asta evidenzia che «dobbiamo rivedere il meccanismo delle aste per gli impianti a fonti energetiche rinnovabili». E ha portato l’esempio della Spagna dove la domanda è stata tre volte superiore all’offerta.

Meno burocrazia, più tecnologia

La ricostruzione del Ponte Morandi a Genova è l’esempio virtuoso al quale Cingolani vuole ispirarsi. Meno burocrazia, ma più tecnologia. Ambiente ormai fa rima con innovazione tecnologica e trasformazione digitale, ha sostenuto. L’Italia deve produrle e deve saperle utlizzare, quindi formazione e acquisizione di nuove competenze sono l’altra gamba su cui può camminare la transizione ecologica. Internet delle cose, nuove reti, cloud, droni, ha concluso, «tutto è utile per completare una transizione tecnologica ed energetica non facile ma necessaria per fare dell’Italia una nazione sicura e smart».

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9 COMMENTI

  1. Perso per strada l’incentivo 40% faranno la stessa fine anche gli altri incentivi? Saranno rinnovati per il prossimo anno? Se no la vedo dura per l’auto elettrica

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