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Cingolani, l’idrogeno e la fusione nucleare. Dov’è lo scandalo?

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roberto cingolani
Il neo ministro Roberto Cingolani

Roberto Cingolani “amico dei petrolieri”? L’intervento in Parlamento del neo ministro alla Transazione Ecologica ha già sollevato le ire dei sostenitori dell’elettrico. In particolare ciò che ha detto nel dibattito, rispondendo ai quesiti dei parlamentari. Cioè molti accenni, per la verità abbastanza insistiti, alla necessità di non abbandonare la via dell’idrogeno verde, il richiamo alla fusione nuclerare e la riproposizione di alcune criticità dell’auto a batterie, sono bastati a molti tifosi della mobilità elettrica per incasellarlo fra i “nemici”. Noi di Vaielettrico dovremmo accodarci, per definizione, al coro di sdegno. Ma non è così.

Un nemico dell’auto elettrica? Non per noi

Non solo perchè abbiamo sempre sostenuto che il percorso verso l’obiettivo ultimo, la decarbonizzazione dell’economia, è ancora lastricato di incognite, problemi insoluti e criticità. Ragion per cui, come ha detto Cingolani, puntare tutto su un’unica soluzione  può essere rischioso. Ma ci convince anche, proprio nel merito, lo scenario tratteggiato dallo scienziato prestato alla politica. La cui premessa è il successo della sperimentazione del nucleare a fusione.

Tutto comincia dalla fusione nucleare

Di cosa si tratta? E’ una tecnologia al limite della fantascienza poichè cerca di risalire all’origine stessa dell’energia. Infatti vuol riprodurre sulla Terra la stessa reazione nucleare che avviene sul Sole (e su tutti i miliardi e miliardi di stelle dell’universo). E che non deriva dalla fissione, la frattura, dei nuclei atomici della materia, bensì dalla loro fusione.

Fissione nucleare

Nel primo caso, quello della fissione utilizzata negli attuali reattori nucleari e tragicamente nelle armi atomiche,  la materia resta monca, priva degli equilibri atomici naturali: si generano così le cosiddette scorie radioattive.

 

Nel secondo,  i nuclei di due o più atomi si uniscono tra loro in un “piccolo Sole” chiamato plasma, dando come risultato il nucleo di un nuovo elemento chimico, stabile perchè già esistente in natura.

Fusione nucleare

Nel Sole, isotopi leggeri dell’idrogeno, come deuterio e trizio, si fondono formando elio. Senza addentrarci in ulteriori dettagli, diremo solo che questa reazione può avvenire solo a temperature fantasmagoriche (100 milioni di gradi) e ad enormi pressioni. Richiede un input mastodontico di energia per l’innesco, ma poi si autosostiene e genera a sua volta calore che può essere sfruttato per generare elettricità. Queste sono le enormi sfide che l’umanità sta cercando di affrontare. Per esempio, contenere un calore tanto elevato che dissolverebbe qualsiasi materiale con cui venisse a contatto. Quindi il plasma va mantenuto in sospensione magnetica.

Energia sicura, infinita e pulita

La fusione nucleare, però, ha enormi vantaggi: è sicura (si interrompe istantaneamente all’abbassarsi della temperatura), non genera scorie radioattive, sfrutta fonti praticamente inesauribili e non emette CO2. Chiaro però che non può essere avviata e interrotta a piacimento seguendo alti e bassi della richiesta elettrica, come avviene per le attuali centrali termiche a gas. Se la generazione di elettricità, in futuro, fosse totalmente decarbonizzata grazie a un mix di fusione nucleare e fonti rinnovabili _ come fotovoltaico ed eolico intermittenti e non programmabili _, ci troveremmo produzione di energia e richiesta di energia del tutto sfasate. Con spaventosi eccessi da un lato, e  dall’altro picchi di domanda impossibili da soddisfare.  Siamo in grado di accumulare riserve di elettricità nel primo un caso, da utilizzare nel secondo? Con le batterie? Sì, ma quante e a che prezzo (economico e ambientale)?

Fusione nucleare & idrogeno: ecco perchè

L’idrogeno verde è prodotto con elettrolizzazione dall’acqua. Ottenerlo richiede un consumo di energia tre volte superiore alla quantità che riesce a stoccare. Ma, come abbiamo visto, potremmo avere energia da sprecare in futuro, seppur non sempre o quando ci serve. Però, trasformata in idrogeno, accumularla senza limiti, conservarla anche per anni e  distribuirla non sarebbe un grosso problema.

L’idrogeno già alimenta molti processi industriali con il calore, e potrebbe alimentarli tutti. Potrebbe essere e-fuel, con varie formulazioni chimiche,  nelle turbine degli aerei o delle navi. Oppure tornare elettricità nelle celle a combustibile dei veicoli terrestri o rientrare nelle auto a batteria dopo aver alimentato centrali termiche di riserva.

Il cantiere di Candarache, in Francia, dove si sta assemblando ITER

La fusione? Più vicina di quel che si crede

Ecco perchè non cantiamo nel coro degli ambientalisti scandalizzati, che definiscono Cingolani “ambiguo”, “contraddittorio” o peggio asservito agli interessi dei petrolieri. Qualcuno parla di sue “dichiarazioni choc”. Il Kyoto Club bolla la fusione nucleare come “non alle viste”. Ma dal 1993, in Inghilterra, funziona il reattore JET per lo studio del plasma. Nel 2025 sarà acceso il reattore sperimentale internazionale ITER, ora in fase di assemblaggio: è la più grande macchina energetica mai realizzata dall’uomo. Servirà da modello per il primo prototipo di reattore commerciale, DEMO, che potrebbe funzionare nel 2050. Frattanto (2025), in Italia, sarà acceso il Frascati Tokamak Upgrade (FTU) un altro modello di reattore a fusione per lo studio del confinamento del plasma. Un’altra macchina, lo SPARC progettato dal Mit di Boston, più piccola dell’ITER, potrebbe però essere pronta per funzionare entro sei anni. E’ un prototipo, ma  già con le specifiche di una macchina commerciale che potrebbe arrivare a metà del decennio 30-40.

E l’Italia, stavolta, è in prima fila

L’Italia, grazie all’eccellenza dell’Enea e di moltissime aziende ad alta tecnologia, è presente nel cuore di tutti questi progetti. Un motivo di più per dire che il ragionamento di Cingolani, la sua prospettiva alta, ci convincono. E ora su, tirateci le pietre.

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E QUI il testo integrale dell’intervento in Parlamento

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