Investire per tempo – e massicciamente – nella tecnologia delle auto elettriche e nelle energie rinnovabili sta mettendo la Cina nella posizione di reggere meglio dell’Occidente la crisi energetica in corso. E la Cina non lo ha fatto per ideologia green, ma per convenienza. E pianificazione: rendersi il più possibile indipendente dalle importazioni di fossili.
Mentre il prezzo del petrolio schizza verso i 100 dollari al barile e le cancellerie di mezzo mondo temono le conseguenze di una nuova crisi energetica, la Cina si trova in una posizione di relativa tranquillità. Non perché sia immune dagli shock petroliferi. Ma perché persegue, da un paio di decenni, una politica energetica che oggi le garantisce margini di manovra impensabili per i suoi rivali geopolitici. Due pilastri sorreggono questa protezione. La maggioranza delle nuove auto cinesi funzionano a elettricità. E quell’elettricità proviene in misura crescente da fonti domestiche. In gran parte da fonte rinnovabile. Una strategia che ha dato risultati: lo scorso anno la domanda cinese di petrolio raffinato, benzina e gasolio è diminuita per il secondo anno consecutivo, inducendo gli analisti a ritenere che il Paese abbia già raggiunto il picco del suo consumo di combustibili fossili per i trasporti.
Cina, il sorpasso storico delle auto elettriche
I numeri del mercato automobilistico cinese sono, a dir poco, rivoluzionari. Nel 2024, nel Paese del Dragone sono stati prodotti 31,28 milioni di auto, oltre un terzo dei quali — 12,89 milioni, con un aumento del 34,4% — erano veicoli elettrici, secondo i dati della China Association of Automobile Manufacturers. Le vendite interne hanno raggiunto quota 12,87 milioni di unità, con una crescita del 35,5%, sostenuta dagli incentivi governativi prolungati fino a 20.000 yuan per acquirente.
Nel 2025, le vendite di veicoli elettrici in Cina — comprendendo sia batterie pure che ibridi plug-in — superano per la prima volta quelle dei motori a combustione interna, con oltre 12 milioni di unità e una crescita annua del 20%, più del doppio rispetto ai 5,9 milioni del 2022. Un traguardo che consente alla Cina di raggiungere con dieci anni di anticipo l’obiettivo ufficiale fissato nel 2020: garantire che il 50% delle nuove immatricolazioni entro il 2035 sia costituito da veicoli a zero emissioni.
Rinnovabili, nuovo record in Cina: oltre mille GW di solare installato
Le auto elettriche prodotte nel mondo nel 2024 sono state 17,3 milioni, in aumento del 25% rispetto all’anno precedente, grazie principalmente alla Cina, che da sola ne ha realizzate 12,4 milioni, pari al 70% del totale mondiale. Un dominio produttivo che non ha paragoni. A titolo di confronto, negli Stati Uniti circa il 22% delle nuove auto vendute nel 2025 erano veicoli ibridi o elettrici, una quota schiacciata anche dalla scadenza di consistenti crediti d’imposta federali. In Europa, la quota di mercato dell’elettrico nel 2024 si è fermata al 22,7%, con circa tre milioni di veicoli immatricolati, in calo del 2,1% rispetto all’anno precedente.
Una crescira spinta dai sussidi statali
. La svolta è arrivata grazie a una scelta politica precisa: il governo di Pechino ha investito 300 miliardi di dollari in una campagna per creare colossi nazionali dell’alta tecnologia e ridurre la dipendenza dall’estero. Dal 2016 al 2022 sono stati erogati oltre 5 miliardi di dollari in sussidi diretti alle case automobilistiche per incentivare lo sviluppo dei veicoli elettrici. BYD, lo scorso anno, ha superato Tesla diventando il principale venditore di veicoli elettrici al mondo.
La quota di mercato dei veicoli elettrici in Cina è passata dal 38% al 48%, con una crescita di circa dieci punti percentuali all’anno dal 2020. La corsa non accenna a rallentare: a maggio 2024, i veicoli alla spina immatricolati in Cina hanno toccato quota 816.875 unità, con una crescita del 33% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e una quota di mercato che ha sfiorato il 47%. Nella categoria dei veicoli commerciali pesanti, circa un terzo dei nuovi autocarri è già completamente elettrico.
Rinnovabili: per la Cina un dominio senza rivali
Ancora più spettacolare è il quadro delle energie rinnovabili, dove la Cina ha realizzato in un solo anno ciò che altri Paesi impiegano decenni a pianificare. Nel 2024, Pechino ha installato circa 277 gigawatt di nuova capacità solare — rispetto ai 217 GW del 2023 — e 80 gigawatt di nuova capacità eolica. La capacità installata totale ha raggiunto 887 GW nel solare e 521 GW nell’eolico, superando del 15% l’obiettivo di 1.200 GW fissato dal presidente Xi Jinping per il 2030. Un traguardo raggiunto con sei anni di anticipo.
Tre quarti dei progetti di energia solare ed eolica in realizzazione nel mondo sono in Cina, dove l’energia pulita ha pesato circa un quarto della crescita del prodotto interno lordo nel 2024. Nel primo trimestre del 2025, l’energia solare ed eolica ha rappresentato il 22,5% del consumo totale di elettricità del Paese. Secondo le proiezioni di Greenpeace, già nel 2025 le rinnovabili hanno coperto l’intera crescita della domanda energetica cinese.
Una scelta di sicurezza energetica e non ecologica
È fondamentale comprendere le radici di questa trasformazione. “La spinta della Cina verso le energie rinnovabili non è motivata da ragioni ambientali, bensì dalla necessità di sicurezza energetica e dalla volontà di stimolare la crescita”, ha spiegato Mathias Larsen, ricercatore senior presso il Grantham Research Institute della London School of Economics al New York Times. “La sicurezza energetica è sempre stata una priorità; è sempre stata una motivazione fondamentale”.



Da poco meno di un anno ho scelto di comprare una citycar elettrica, la piccola Dr1 per mia moglie, beh è andata a finire che mi diverto un sacco a guidarla, fanno bene in Cina ad avere macchine elettriche, consumano pochissimo e se hai i pannelli sei apposto!non hai da temere il caro carburante questo è sicuro!
Scusate l’ho riletto più volte: “Nel 2025, le vendite di veicoli elettrici in Cina — comprendendo sia batterie pure che ibridi plug-in — superano per la prima volta quelle dei motori a combustione interna, con oltre 12 milioni di unità e una crescita annua del 20%, più del doppio rispetto ai 5,9 milioni del 2022. Un traguardo che consente alla Cina di raggiungere con dieci anni di anticipo l’obiettivo ufficiale fissato nel 2020: garantire che il 50% delle nuove immatricolazioni entro il 2035 sia costituito da veicoli a zero emissioni.” Non quadra. Ibridi plug-in sono a combustione interna. Non possono superarsi tra di loro…. E quindi la Cina non ha ancora raggiunto il 50% a zero emissioni. Comunque nonostante questo brava Cina!
Solo in Italia le vetture elettriche non sono apprezzate, anzi, anche a livello governativo, vengono disincentivate, certo che siamo proprio furbi!!!
Certo che siamo furbi, o meglio quei pochi che tengono l Italia schiacciata dagli interessi di pochi a discapito dei molti. Si sa l Italia è il paese dei monopoli e per poterlo essere ci vuole un popolo diviso, poco interessato e ben disinformato … Tutte cose Che attecchiscono sul suolo fertile dell ignoranza
Non siamo furbi, siamo servi delle lobbies del fossile
Cina nei 12 mesi dell’anno 2025 ha installato:
– 315 GW potenza-Ac fotovoltaici ( circa 380 GW pot-dc cioè pannelli ftv)
– 120 GW di eolico
– 66 GW potenza ( 190 GWh capienza) di nuovi accumuli Bess
– 55 GW centrali a carbone – 43 GW centrali a gas – 1,7 GW nuculare
NB: energia generata da carbone è in calo, anche se è aumentata la potenza installata, così come a inzio 2025 è stato raggiunto il picco di emissione di Co2 complessiva (somma dei combustibili fossili)
dati provisori 2025: sarebbero passati da 34% a quasi 38% rinnovabili in 1 anno,
è un ritmo che supera quello già notevole della Germania (Inghilterra, Spagna);
Cina solo di solare dovrebbero aver passato i 1200 GW complessivi installati
2024 Cina
– 9850 TWh consumi elettricità – 10073 TWh produzione
– mix elettricità è al 34 % rinnovabili ( 38% con il nuculare)
– elettricità è il 33% dell’energia totale consumata (anche non elettrica)
2025 Cina (dati ancora provvisori)
– 10369 TWh consumi elettricità
– mix elettricità è quasi al 38 % rinnovabili ( 42% con il nuculare)
– elettricità è il 34% dell’energia totale consumata (anche non elettrica)
2025 Europa
– mix elettricità 49 % rinnovabili ( 72% con il nuculare)
– elettricità è il 24% (circa) dell’energia totale consumata (anche non elettrica)
Premesso che:
quando l’energia totale fossile (trasporti, riscaldamento, industria) viene elettrificata e inclusa nel mix elettricità, si ottengono alti risparmi di energia; cioè la sostituzione da fossile a elettricità non avviene in quantità 1 a 1, ma quasi 3 a 1; cioè per l’europa decarbonizzare tutti i settori implica che la produzione di elettricità (ora 24% dell’energia totale) dovra circa RADDOPPIARE, NON QUADRUPLICARE
premesso questo, al momento in Europa l’elettricità è una quota del 24% del totale dell’energia consumata, mentre in Cina è già al 34%; forse già nel 2026 ci sorpasseranno come decarbonizzazione del mix totale energia, mentre come indipendenza sono già avvantaggiati (hanno ancora carbone ma è produzione locale; importano petrolio; e non ricordo il metano)
nonostante la leadership nelle tecnologie e l’enorme sforzo già compiuto e tutt’ora in corso
ritengo che il titolo sia un po’ troppo ottimista; la quota di idrocarburi tutt’ora necessaria alla Cina è enorme e già senza il blocco di Hormuz le conseguenze a catena su tutte le filiere produttive sono enormi.
Oltre al gravissimo deficit energetico non recuperabile nel medio periodo (solo di danni agli impianti ora come ora si rischiano carenze per molti mesi) ci sono pesantissime conseguenze pure nel campo alimentare visto l’enorme apporto di fertilizzanti proveniente dall’area del Golfo, di cui in tutta l’Asia hanno bisogno per sostenere la loro produzione agricola.
Nei prossimi giorni dovrebbe (se non va a monte) tenersi un confronto sull’economia tra Donald Trump e Xi Jin Ping; questa guerra vs Iran è sicuramente una pesantissima carta che gli USA vogliono giocare nei confronti della Cina & alleati (Iran, Corea N.) creando carenza di carburante alle loro economie (peccato che già Australia e Nuova Zelanda siano già tra le prime vittime a ragionare su razionamento carburanti e limitazioni alla circolazione). Un pericolosissimo tira-molla per strappare qualche concessione al potentissimo rivale asiatico ma che rischia di far danni molto più devastanti e di lungo periodo a tutti.
Certo è che la Cina avrà ancora grandissimi mezzi e motivazioni per correre verso la totale indipendenza energetica; negli USA, nonostante il “drill baby drill” e politiche in retromarcia su F.E.R. le potenti aziende private e fondi investimento sapranno riagganciare velocemente il ciclo di investimenti su impianti energetici e produzioni indipendenti dagli idrocarburi – anche nazionali- che stanno aumentando enormemente di costo anche in casa loro… ed il confronto sui costi produttivi è globale.
Quanto agli ondivaghi europei…. che Dio ce la mandi buona 🙏🏼🙏🏼🙏🏼😔
Si, stendiamo un velo pietoso su Frau Biancaneve e i venti7 nani tentenna.
Per desiderio di divulgazione chiedo cortesemente la fonte dei dati. Grazie