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La Cina riscrive i sussidi per le auto elettriche

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In vista di nuove politiche, e sempre all’interno di piani generali per la mobilità urbana e non, la Cina cancella i sussidi per l’acquisto di molte auto elettriche.

Ci eravamo anche un po’ illusi che la Cina fosse il “Paese della cuccagna” dal punto di vista del consumatore interessato ad acquistare una auto elettrica. Stavamo quasi per fare i bagagli e trasferirci definitivamente quando ecco che, probabilmente subito dopo aver saputo che… stavamo per partire, il Governo cinese – consuma nota del Ministero dei Trasportiha cancellato gran parte dei sussidi per l’acquisto. Nello stesso calderone sono finiti anche gli incentivi per le ibride e addirittura, udite udite, quelli per i mezzi destinati al trasporto pubblico.

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Messa giù così sembrerebbe una tragedia, ma le cose stanno in maniera leggermente differente da come le agenzie Occidentali hanno trattato la notizia. A finire nel mirino non sono le auto in produzione in questo momento, bensì quelle di là da venire, e nemmeno tutte. La lista stilata dal Governo contiene 1.882 veicoli prodotti da una dozzina di costruttori. Inclusi, come accennavamo, i produttori di autobus elettrici, ma anche i costruttori di automobili per uso personale. Sì, anche BYD. Si tratta in tutti i casi di modelli che non sono stati ancora messi in commercio né importati.

Al bando i furbetti dell’incentivo

Questa decisione si inserisce nel piano per la mobilità del Governo cinese che punta a cancellare del tutto gli odierni sussidi all’acquisto di auto elettriche entro il 2020. Il programma di sovvenzionamento, che ha portato a un rapido spostamento dei costruttori verso il mondo dell’elettrico, aveva comportato anche una concessione indiscriminata dei sussidi tanto agli utenti finali quanto ai grandi gruppi manifatturieri. Nel 2016, per esempio, ben 25 costruttori erano stati messi sotto inchiesta a causa di frodi legate proprio ai sussidi governativi.

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Dal 2019 sussidi solo a chi ha più di 150 km di autonomia

Da allora, la Cina ha deciso di fare molta più attenzione e chiudere letteralmente i rubinetti. Per riaprirli, forse, in modo più avveduto, nel futuro prossimo. Ciò si evince anche dall’annuncio di un nuovo e differente modello di sussidi, che dovrebbe entrare in vigore nel 2019. A farne le spese saranno i veicoli con meno di 150km di autonomia, che vedranno i sussidi per l’acquisto totalmente azzerati. Mentre super-incentivati saranno i modelli che superano i 400 km (le Tesla, per esempio?), come già annunciato a febbraio. Si tratta, chiaramente, anche di un modo per spingere l’industria a produrre modelli sempre più innovativi e con capacità maggiori, in grado di assicurare agli utenti un’autonomia di tutto rispetto e una ricerca tecnologica in costante evoluzione.

In definitiva la Cina sta semplicemente mettendo sulle spine i suoi produttori di auto elettriche, al fine di non farli riposare sugli allori. Prima un produttore poteva sfornare solo modelli con bassissima autonomia e intascarsi un bel gruzzoletto da parte dello Stato. Da questo momento non sarà più possibile. O si fanno le elettriche sul serio o alla Cina non interessano.

1 COMMENTO

  1. Molte delle cose che avvengono in Cina (PRC) sono parte di un piano quinquennale.

    Nel 13° piano quinquennale (2016-2020), a pagina 68 della versione inglese, era ben delineato che, oltre a promuovere e supportare i veicoli a “nuova energia” in tutte le loro declinazioni, si affiancava l’obiettivo di “concentrarsi sul fare progredire la tecnologia in settori chiave come la l’energia specifica delle batterie e la loro adattabilità ad un ampio spettro di temperature”.

    A metà circa del piano, interpreto questo come: ok, adesso abbiamo capito che sappiamo fare auto elettriche e quindi lì gli incentivi non servono più; se li volete ancora, dovete fare veicoli che, a parità di massa e volume, vadano più lontano, ovvero dotati di batterie con energia specifica più alta.

    Da notare che, nella stessa pagina, si fissava anche l’obiettivo di avere 5 milioni di veicoli a “nuova energia” circolanti nel Paese al termine del periodo di implementazione del piano, che al tempo rappresentava circa il 20% del venduto nuovo. Sappiamo che l’obiettivo è stato in qualche modo corretto – si suppone a causa delle lamentele dei produttori occidentali e asiatici non cinesi circa la impossibilità pratica di raggiungere gli obiettivi con così poco preavviso – posticipando di un anno l’entrata in vigore delle norme sulle quote obbligatorie di veicoli nuovi (10% nel 2019, 12% nel 2020).

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