Dopo mesi di guerra dei prezzi, il mercato cinese delle auto elettriche affronta una fase di forti rincari. L’aumento del costo delle batterie, dei chip e delle materie prime sta spingendo numerosi costruttori ad alzare i listini o ridurre gli incentivi finanziari. Tra i marchi coinvolti BYD, Xiaomi, Tesla e diversi gruppi internazionali attivi nel mercato cinese.
Si tratta di una svolta significativa per il settore NEV (New Energy Vehicles) in Cina, finora dominato da sconti aggressivi e margini sempre più ridotti.
Le Big cinesi costrette ai rincari
Il primo segnale è arrivato da BYD, che ha annunciato un aumento del prezzo per il pacchetto ADAS “God’s Eye B” con lidar destinato alle gamme Dynasty, Ocean e Fangchengbao. Dal primo maggio 2026 il costo dell’opzione è salito da 9.900 a 12.000 yuan.
A seguire, GAC Aion e Changan Nevo hanno introdotto rincari compresi tra 3.000 e 6.000 yuan su alcuni modelli elettrici. Nel frattempo anche la berlina elettrica SU7 di Xiaomi, uno dei modelli più in voga in Cina, ha registrato un aumento uniforme di 4.000 yuan su tutte le versioni.
Persino i marchi stranieri presenti nel Paese stanno adeguando i prezzi: la gamma ID. di Volkswagen è salita fino a 7.000 yuan, mentre la Toyota bZ4X ha visto un incremento di circa 6.000 yuan.
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Tesla non alza i listini, riduce gli sconti
Tesla ha smentito le indiscrezioni che parlavano di un forte aumento di prezzo per le versioni Long Range e Performance della Tesla Model Y in Cina. Tuttavia, l’azienda ha modificato le formule di finanziamento, eliminando il precedente piano agevolato a basso interesse.
Le nuove condizioni risultano meno vantaggiose per molti clienti, aumentando di fatto il costo complessivo dell’auto.
Anche altri marchi come Zeekr e Avatr stanno riducendo le promozioni a tasso zero che avevano sostenuto le vendite negli ultimi mesi.
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La pressione coinvolge l’intera filiera EV
Dietro i rincari c’è soprattutto la crescita del costo delle materie prime. Il carbonato di litio per batterie, che a metà 2025 costava circa 75 mila yuan a tonnellata, è arrivato vicino ai 200 mila yuan nel giro di meno di un anno.
Ma a pesare è anche la nuova corsa globale all’Intelligenza Artificiale. La domanda di server AI sta assorbendo capacità produttiva nel settore dei semiconduttori, riducendo la disponibilità di chip automotive.
Secondo le stime citate dai media cinesi, il costo dei chip di memoria per auto intelligenti sarebbe aumentato fino al 180% negli ultimi mesi, con alcune memorie DDR5 cresciute persino oltre il 300%.
Anche alluminio e rame hanno raggiunto valori elevati, incidendo ulteriormente sul costo di produzione dei veicoli elettrici.

Fine della guerra dei prezzi?
Il problema arriva in un momento delicato per l’industria automobilistica cinese. Secondo i dati dell’associazione CPCA, il margine medio di profitto del settore auto è sceso al 3,2% nel primo trimestre 2026, con diversi costruttori ormai vicini al pareggio operativo.
Le aziende premium con margini più elevati riescono ancora ad assorbire parte degli aumenti, mentre i marchi più economici rischiano di soffrire maggiormente.
Per il mercato europeo questa evoluzione potrebbe avere conseguenze importanti. Negli ultimi anni i costruttori cinesi hanno fatto leva su prezzi molto competitivi per espandersi all’estero. Se la pressione sui costi dovesse proseguire, mantenere listini aggressivi anche in Europa potrebbe diventare più difficile.
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