Ciclone Harry, fake news e miliardi di danni

ciclone Harry



“È tornato l’inverno, altro che surriscaldamento del Pianeta”. Nei giorni del ciclone Harry – che ha causato miliardi di danni tra Sicilia, Calabria e Sardegna – i negazionisti del cambiamento climatico si sono scatenati. In particolare sui social, ma anche su siti online che si occupano di meteo. Eppure questo evento estremo, secondo gli studiosi del clima, è legato al riscaldamento del Mediterraneo. Da Donald Trump all’ultimo dei complottisti, ogni occasione è buona per negare l’evidenza del climate change. Un fenomeno che in Italia, dal 1980 al 2022, ha creato danni per 210 miliardi, come si legge nello studio Focus Censis–Confcooperative riproposto in queste ore.

Il Mediterraneo si scalda e si intensificano gli eventi estremi

Le immagini dalla Sicilia e dalla Sardegna parlano di strade sprofondate, una moltitudine di alberi abbattuti, spiagge cancellate — anche se si riformeranno col tempo — e attività economiche ferme. Nelle ore più intense hanno chiuso mercati, scuole, uffici pubblici; le Regioni hanno chiesto ai cittadini di restare a casa o di ridurre al minimo gli spostamenti. Grazie alla tecnologia, le previsioni meteo accurate hanno permesso di organizzare l’attività di prevenzione della protezione civile ed evitare vittime, che per fortuna non ci sono state. Si stimano  almeno 700 miloioni di danni solo in Sicilia. Sui social i negazionisti invece hanno brindato al “ritorno dell’inverno”.

Ma gli scienziati dicono altro. Molto intervistato e citato dai media è il meteorologo Federico Grazzini,  conoscitore di fenomeni estremi. «Il mar Mediterraneo sta vivendo un’ondata di calore sostanzialmente continua dalla fine del 2022 a oggi. La temperatura del mare si è scaldata anche in profondità e viene poi ceduta ai sistemi meteorologici quando questi si formano». Questo si traduce nell’aumento — e soprattutto nell’intensificazione — di tutti i fenomeni meteo: dalle piogge al vento.

La crociata di Meteoweb, l’analisi di Betti

Particolarmente violento l’intervento di Peppe Caridi sul sito MeteoWeb. «Il palcoscenico pubblico è stato prontamente occupato da una narrazione apocalittica che trasforma ogni evento meteorologico estremo in un tribunale inquisitorio contro l’umanità. Questo fenomeno di isteria collettiva, alimentato da esponenti politici e associazioni pseudoambientaliste, non solo manca di rigore analitico, ma rappresenta un vero e proprio tradimento del metodo scientifico».

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Chiaro che ogni bufera, tempesta o evento estremo non è automaticamente collegato ai cambiamenti climatici: ci sono sempre stati. Un’ovvietà su cui punta Caridi. «Il precedente del 1933 smonta ogni catastrofismo».

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Interventi in Sardegna – foto Agenzia Regionale Forestas

Ma si tratta davvero di isteria? Oltre a Grazzini, si è espresso Giulio Betti, che non è un attivista politico ma un climatologo del Cnr. Uno scienziato. In un’intervista rilasciata a Fanpage: «Non stiamo parlando di uragani, perché il Mediterraneo non è un bacino esposto a questi fenomeni. Siamo invece di fronte a una tempesta mediterranea, un evento che è sempre esistito». Nessun sensazionalismo, ma neppure negazionismo. «Negli ultimi anni questi sistemi si sviluppano su un Mediterraneo con temperature superficiali dell’acqua superiori alla media, che forniscono ulteriore energia. È una concatenazione di eventi molto sfortunata, probabilmente esacerbata dall’eccesso di energia disponibile».

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I danni in Sicilia. Foto Regione Siciliana – Dipartimento Regionale della Protezione Civile

Riprendiamo anche l’intervista pubblicata dal quotidiano La Sicilia al fisico dell’atmosfera Lorenzo Giovannini, dell’Università di Trento. «Non possiamo attribuire con certezza l’intensità di questa singola perturbazione al cambiamento climatico, ma osserviamo che in media le perturbazioni sono più intense», osserva Giovannini. «Se però si passa all’analisi statisticaaggiunge – sicuramente le condizioni climatiche giocano un ruolo». Nel caso del Mediterraneo, «aumentando la temperatura dell’aria aumenta il contenuto di vapore acqueo e di conseguenza le precipitazioni sono maggiori: questo aumento è esponenziale e molto rapido». Piaccia o meno, al di là del singolo evento c’è una questione climatica. Questo è il tema.

Un clima che costa caro: danni per 210 miliardi dal 1980 al 2022

Sgombrato il campo dalle fantasiose ricostruzioni dei negazionisti, in queste ore è stato diffuso — sebbene già presentato in precedenza — il report Focus Censis–Confcooperative “Disastri e climate change: conto salato per l’Italia”. Si leggono numeri importanti: 210 miliardi è il costo dei disastri naturali  tra il 1980 e il 2022. Sono state colpite le infrastrutture e, sul fronte economico, l’agricoltura è il settore più danneggiato.

«Si tratta di un costo pesantissimo, pari all’intero importo del Pnrr e a dieci manovre finanziarie. Di questi 210 miliardi, ben 111 sono determinati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema Paese». Questa la sintesi del report nelle parole di Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, che sottolinea come negli ultimi quarant’anni un terzo del valore dei danni provocati da eventi estremi nella Ue sia stato “pagato” dall’Italia.

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Uno degli eventi più estremi: l’alluvione in Emilia Romagna nel 2023

«L’agricoltura – aggiunge – è il settore economico che risente di più delle conseguenze dei cambiamenti climatici. L’andamento dell’economia agricola nel 2022 ha registrato un calo della produzione dell’1,5%, poco meno di 900 milioni di euro». I dati generali, sempre con riferimento al 2022, parlano di danni pari a 17 miliardi, lo 0,9% del Pil. Oltre agli eventi estremi ci sono i fenomeni prolungati come la siccità, con forti ripercussioni sulla produzione di legumi (-17,5%), olio d’oliva (-14,6%), cereali (-13,2%).  Per fare un esempio, la Regione Emilia-Romagna ha finanziato la copertura dei frutteti — ora oltre il 15% del totale — e ha attivato un bando da 70 milioni per diffondere questi sistemi di difesa, ormai indispensabili per salvare la produzione. Ventole contro le gelate sono state installate in tutta Italia, senza dimenticare reti e altri dispositivi di protezione anche contro il caldo estremo.

Affrontare il tema climatico

Che fare? Non sono mancate le prese di posizioni degli ambientalisti.   Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia: «Riteniamo che le Regioni italiane, quelle che vivono sulla pelle dei propri territori e cittadini l’impatto della crisi climatica, dovrebbero approvare proprie leggi per il clima, pensando alle azioni di mitigazione e di adattamento da avviare».

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Poi il legame alle rinnovabili. «Alcune regioni vivono forti contraddizioni, al momento, si pensi alla Regione Sardegna che è perseguitata dagli eventi estremi e, allo stesso tempo, pone barriere alle rinnovabili e propone nuove infrastrutture e centrali a gas. Occorre definire un vero e proprio patto per il clima che veda protagonisti istituzioni, cittadini, imprese, società civile, sindacati e progetti politiche coerenti e incisive, prima che l’impatto del nuovo clima sull’economia e sulla società renda la situazione ancor più grave». La questione climatica esiste, bisogna affrontarla.

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Visualizza commenti (8)
  1. Alluvioni in Emilia Romagna:
    Maggio 2023: Considerata la più grave, tra il 16 e il 17 maggio oltre 20 fiumi sono esondati, colpendo in particolare la Romagna.
    Settembre 2024: Nuova alluvione in Emilia-Romagna e nell’Anconetano.
    Ottobre 2024: Alluvione nel bolognese, con sfollati e un morto.
    Giugno 2024: Alluvione sull’appennino emiliano tra Modena e Piacenza.

    Negli ultimi tre anni e mezzo diversi abitanti della zona di Faenza, Bagnacavallo e Castel Bolognese, in Romagna, sono stati evacuati sei volte.

    Questa è normalità? Il 2024 è stato considerato il primo anno con il superamento di 1.5 gradi che gli scienziati hanno sempre temuto.

  2. scusate, ma leggendo l’articolo quello che hanno detto (a parte il primo) è esattamente quello che dice la gente. non vedo fake news..
    il catastrofismo è: se piove colpa del riscaldamento globale, se non piove colpa del riscaldamento globale, in estate fa caldo? colpa del riscaldamento globale..
    la gente normale, dopo un po’ di questa narrazione fattualmente si rompe i cosidetti.
    i danni? per decenni si è costruito ovunque, nei letti dei fiumi e sui fianchi delle colline.. pulizia zero per anni (anzi è vietatissimo per i privati). e ora si pretende che se piove l’acqua scorra attraverso gli ostacoli posti e ci si lamenta: se il letto di un fiume è largo 500 mt, vuol dire che in abbondanza di pioggia verrà ricoperto nella sua interezza, anche se accade raramente.
    se gli argini non vengono costantemente controllati, succede che possano cedere sotto la pressione. se fai case a lato dello stesso a un livello inferiore del letto, capita che ti possa trovare sommerso, e non è colpa del cambiamento climatico.
    se fossi, canali, fognature non si tengono puliti ed efficienti, l’acqua non scorre via..
    nella strada che porta al mio paese (collina), ci sono 2 campi fortemente inclinati che vengono annualmente arati: ad ogni pioggia ti ritrovi un po’ di terra sull’asfalto (anche più di un poì). cambiamento climatico? riscaldamento globale?
    stupidità umana?

    1. Secondo me non hai compreso il significato di maggiore frequenza e maggiore forza.
      Dopodichè i danni da incuria che citi sono veri ma non puoi scansare il grande cambiamento climatico in corso.
      Trump è un negazionista che vuole al Groenlandia perchè in futuro con il ritiro o la scomparsa dei ghiacci diventerà navigabile.
      E a cosa si affida per questo? proprio a ciò che nega.
      Questi non sono negazionisti sono squali.

    2. Scusa Giovanni ma nell’articolo sono citati due scienziati che legano non l’evento in sè, ma come scrive Zi Ti, l’intensit°, la forza e la frequenza degli eventi estremi ai cambiamenti climatici. Un conto sono i danni alle case costruite davanti al mare, hai ragione nella tua critica, ma i dati del Censis o quelli che ho citato sulla frutticultura in Emilia Romagna sono strutturali ovvero oggi per salvare i raccolti sono necessari, vedi anche articolo recente sui pomodori sotto i pannelli fotovoltaici, investimenti importanti per mitigare il troppo caldo, l’intensità delle gelate (anche queste sempre esistite), la violenza degli eventi. C’è chi brinda al ritorno dell’inverno buttando ricordi a caso, non solo nei social, e al contrario scienziati e ricercatori che mettono a disposizioni serie di numeri e dati. Questa la differenza.

    3. hai due fenomeni negativi, uno non esclude l’altro, anzi si sommano:
      – più terreni impermeabilizzati/cementati/non manutenzionati
      – pioggie che concentrano sempre più molte precipitazioni in poche ore

      con effetto inondazioni/slavina di fango, alternato a periodi di siccità che al contrario induriscono il terreno, che a inizio pioggia non accoglie l’acqua ma la fa correre in discesa

    4. rispondo un po’ a tutti:
      non sto negando che ci possa essere una maggiore intensità, anche se ricordo temporali (estivi e non) 50 anni fa che quelli odierni sono pioggerellina, ne che possano essere più frequenti, ma che i cosidetti danni non siano da imputare esclusivamente a questo. io risiedo in emilia romagna, e se si chiede ai danneggiati del 2024, la maggioranza dice (ha detto nelle interviste) quello che ho riportato nel commento precedente: condizioni indecenti dei vari corsi d’acqua..
      la faccio più semplice: se le previsioni future sono di maggiori precipitazioni (frequenza e intensità) adeguo tutto per non subirle. questi fiumi e torrenti sono per la maggior parte del tempo con pochissima acqua: si può scavare per ottenere maggior portata, creare invasi, alzare argini..
      lamentarsi di un’alluvione dopo che per anni si è lasciato tutto cosi com’è.. dai
      pensate solo nel piccolo dei comunali che tagliano l’erba dei fossi con il decespugliatore e lasciano tutto lì: ci rimangono erba, foglie, carte/plastiche che alla prima pioggia appena consistente vanno a tappare condotti..
      io trovo che non si può parlare esclusivamente di cambiamento climatico.
      mia opinione ovvio
      e di trump e groenlandia me ne impipo, sono più preoccupato di UE e tanti soldi all’ucraina a fondo perduto “perché se no la russia ci invade”..

      1. considera che la Russia ha detto chiaro, come aveva detto chiaro dell’Ucraina, che con le buone o le cattive vuole governi o territori di Moldavia, Lettonia, Lituania, Estonia, e inizierà a far casini anche a Romania a Polonia

        allora nessuna scelta è a costo zero, e la metterei così:

        A- ci facciamo altri 20? anni di guerre permanenti, guerre sia militari che ibride, e anche sabotaggi politici dall’interno (Salvino, Alternative für Deutschland, Ungheria, etc) e relative spese e tensioni per l’economia

        B- aiutiamo subito adesso di più l’ Ucraina scoraggiando altre aggressioni.. penso ci costa molto meno ed è anche più umano

        ps: Italia ha donato quasi niente, e non so se a fondo perduto, forse andremo a riscuotere per partecipare alla ricostruzione

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