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Ci vorrebbe uno come Marchionne, diciamolo pure

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2005, Motor Show di Bologna: da sx l'autore di questo articolo, Luca Montezemolo e Sergio Marchionne.

Ci vorrebbe uno come Marchionne, diciamolo pure. L’automotive sta vivendo una svolta epocale e servono uomini capaci di leggere il futuro. O almeno di provarci.

Ci vorrebbe uno come Marchionne per leggere il futuro

Premessa: questo sito, nel suo piccolo, è stato tra i pochi (forse l’unico) a criticare l’ex numero uno di FCA per le sue chiusure nei confronti dell’elettrico. Censurammo il famoso “editto di Rovereto“, il suo discorso agli studenti universitari dell’ottobre 2017. Quello in cui definì l’elettrico <un’arma a doppio taglio> e addirittura di <una minaccia all’esistenza stessa del nostro pianeta>. I fatti successivi non gli hanno dato ragione e, prima di mancare il 25 luglio 2018, Marchionne aveva rivisto la sua posizione.

ci vorrebbe uno come Marchionne
La 500 elettrica con il capo della marca Fiat, Olivier Francois: foto scatta sul tetto del Lingotto , a Torino.

Dando il via allo sviluppo di una gamma elettrica, a partire dalla Fiat 500e ora in vendita. Perché allora dico che oggi servirebbero all’Italia uomini come lui? Perché tutto il mondo si sta interrogando sulla doppia svolta in atto, legata non solo all’avvento dell’elettrico e, secondo alcuni, anche dell’idrogeno. Ma anche alle prospettive della guida autonoma (il pilota automatico) e della digitalizzazione, che trasforma le auto in “computer con le ruote“.

ci vorrebbe uno come marchionne
Markus Duesmann, numero uno dell’Audi.

I colossi alle prese con una complicata rivoluzione

È una svolta che costringe colossi da centinaia di migliaia di posti di lavoro a rivedere la propria organizzazione, persino il proprio modo di essere. Con scontri epocali, come quello in corso al vertice della Volkswagen, con la poltrona del presidente stesso , Herbert Diess, che traballa. Diess, l’uomo che vuole trasformare la VW (“Das auto”) in una digital company, deve fare i conti con una doppia opposizione. Una, silenziosa, nel consiglio d’amministrazione. Una, molto più scoperta, del potente sindacato interno, che non ama certo gli sconvolgimenti e teme un altro maxi-taglio nei posti di lavoro. Ma il mondo e la tecnologia evolvono in fretta e bisogna agire. Aziende dal passato recente come Tesla si muovono con agilità e anche una certa spregiudicatezza. Ma colossi più complicati hanno equilibri da rispettare. Un esempio su tutti è la frase che il numero uno dell’Audi, Markus Duesmann, ha detto “Die Zeit(qui l’articolo) sulla guida autonoma: “La tecnologia l’abbiamo, ma non l’abbiamo attivata. Se un modello Audi commettesse errori gravi perché il pilota automatico non funzionava in modo affidabile, metteremmo in pericolo l’azienda con 90.000 dipendenti. Ecco perché siamo così cauti“.

Ci vorrebbe uno come Marchionne
Il presidente John Elkann

PSA-FCA, una fusione sbilanciata, a forte trazione francese

Perché diciamo che ci vorrebbe uno come Marchionne, dunque? Perché anche i suoi detrattori (e sono stati tanti, soprattutto in Italia) non possono non riconoscergli una straordinaria capacità di guardare avanti. Anche facendo errori, certo, ma comunque dando sempre una propria lettura originale, provandoci, scommettendo su nuovi filoni di business. Non è una dote da poco in un Paese che invece tende sempre a guardare indietro, a recriminare e rinfacciare più che a programmare e a prendersi responsabilità. Il 4 gennaio gli azionisti di FCA delibereranno la fusione con PSA-Peugeot-Citroen. Un’unione a trazione francese, con la parte italiana rappresentata dal presidente John Elkann, un monarca con la faccia da eterno ragazzo che regna, ma non governa. Non è quello il suo ruolo, il comando sarà in mano ai manager transalpini, sotto stretta osservazione del governo di Parigi, forte di un bel pacchetto azionario. Chi immaginerà un futuro per il sistema italiano dell’automotive? Chi farà da contraltare agli inevitabili condizionamenti francesi?

62 COMMENTI

  1. Buongiorno, ho letto con attenzione questo articolo, senza comprenderne il senso. Le motivazioni addotte mi sembrano quantomeno discutibili, se non del tutto errate.

    1. “una straordinaria capacità di guardare avanti.” Il fatto che abbia snobbato l’elettrico, come da voi ricordato, dimostra l’esatto contrario.

    2. “dando sempre una propria lettura originale”. Certo, questa qualita’ deriva dal fatto che avesse una formazione universitaria di base in filosofia, seguita da una post-universitaria in diritto. Questa e’ si’ una qualita’, ma non credo sia sufficiente per affermare che ci voglia ora uno come lui.

    3. “scommettendo su nuovi filoni di business.” Quali? L’integrazione con Chrysler era una maschera per l’obiettivo finale: conquistare la rete vendite USA per essere in qualche modo appetibili nel futuro. Quel futuro che ora e’ presente: i francesi ci hanno comprato. Quella era strategia senza alcun ‘filone di business’, anzi, si basava su quello che gia’ c’era, come le macchinacce Chrysler ribrandizzate FCA (che nessuno o quasi si compro’, proprio perche’ macchinacce vecchio stile).

    Marchionne e’ stato un grande stratega di medio periodo, ma come produttore e innovatore nel settore auto direi abbastanza scarso (se non per l’idea, non sua, di portare avanti il ritorno della 500, idea di Lapo).

    A mio avviso, e puo’ darsi che sbagli, s’intende, tutto questo dimostra l’esatto contrario: oggi avremmo (visto che tanto oramai il settore auto italiano e’ morto) bisogno di un top manager diametralmente opposto a Marchionne. Esempio: Elon Musk.

    • Sig. Brown,
      le segnalo che Marchionne stava sviluppando già da anni la guida autonoma in collaborazione con Google e Apple “trazione elettrica “ il progetto si è bloccato con la sua dipartita, non poteva rivelarne l’interesse per la concorrenza
      Era laureato anche in Economia
      Ha tirato fuori dal fallimento FIAT
      Ha dovuto tirar fuori dalle peste più volte Lapo Elkan “sarebbe stato compito dei famigliari!”

      • 1) La Fiat non è mai stata in crisi
        2) La Fiat è diventata, suo malgrado, una azienda di stato
        3) Tutti hanno fatto man bassa degli aiuti.
        La strategia era semplice. Minacciare licenziamenti, tagli e chiusure per mille motivi. Costiamo troppo, produciamo poco, di tutto si sono inventati pur di gettare in ridicolo i lavoratori e ottenere aiuti di stato da reinvestire poi in altri affari come Chrisler . Tutte bugie e falsità. Se sei in crisi veramente e sei senza soldi non hai il denaro sufficiente per comprare altre aziende per altro in super crisi (reale in quel caso). Non si faccia fregare con queste semplici parole. Gettando fango sui lavoratori hanno nascosto manovre finanziarie milionarie e questo a proprio danno perché se metti in giro voci che i lavoratori non sono attenti, che lavorano male, ma chi è l’idiota che vuole una tua auto? Ci sarebbero ore per parlare mi fermo qui, così. Ferrari, Alfa Romeo, Lancia erano e sono marchi che si vendono da soli. Ma il mercato auto è una perversione. Se compro qui in Italia queste auto dove vengono prodotte spendo di più che in , bho? Slovenia? Austria? O Spagna? Dove le macchine hanno costi si spedizione e di magazzino in più. Ma come può essere? Perché vuoi fregarmi. Fregarmi del denaro perché tendenzialmente sai che posso permettermi di pagarla di più. O di fare finanziamenti. Ma lasciamo perdere le prese per il c.

      • Buongiorno J Soldier,

        sulla guida autonoma che avrebbe sviluppato da anni, ricordiamo la differenza fra invenzione e innovazione secondo Schumpeter. In sintesi:
        ➢ Invenzione è acquisizione di conoscenze scientifiche e tecnologiche;
        ➢ Innovazione è trasformazione di tali conoscenze in prodotti o servizi nuovi.

        Marchionne era laureato in filosofia e in giurisprudenza. Prese poi un MBA.
        Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Marchionne

        La visione di Marchionne era di fare trucchetti da finanziere per mantenere Fiat a galla durante l’onda d’urto della crisi del mutui subprime (2008), acquisendo un vantaggio competitivo consistente nel controllo di una grossa rete vendite in territorio americano, per portarla in dote all’atto di una fusione con un grosso marchio non appena la ripresa dell’economia lo avesse consentito. Elkann ha fatto esattamente l’ultimo passo di questa strategia di lungo periodo. Da questo punto di vista, e solo da questo, a mio avviso, e’ stato un grande.

        A livello di innovazione non vedo alcun contributo degno di nota.

        Sulla questione dell’italianita’ e’ sempre stato onesto: non gliene fregava nulla se non in misura pari a quanto potesse importare ai propri clienti. Vale a dire, solo in merito ad aspetti puramente estetici.

    • Sono d’accordo su tutto. Aggiungo che é stato artefice di una delle operazioni di mercato piú goffe della storia, come trasferire modelli fallimentari dall’america all’italia rimarchiandoli Lancia e dando un colpo mortale al marchio.
      Servirebbe un Carlos Goshn che 10 anni fa ha messo sul piatto per primo miliardi di investimenti senza incentivi rete di ricarica ne appoggi dalla politica.

    • Mr Paul Brown, lei ha perfettamente ragione. Marchionne non era un innovatore, era un giocatore di borsa che guardava ai suoi bonus prima che al bene dell’azienda. La vendita di Magneti Marelli e lo spostamento dell’azienda in Olanda lo dimostrano. Condivido pienamente la sua analisi. Marchionne non verrà mai ricordato come un innovatore perché non lo é stato

  2. I francesi hanno sempre fatto shopping in Italia, ostacolando gli italiani che volevano comprare nel loro paese. Chi non è giovanissimo ricorderà, senza andare su internet, gli ostacoli a De Benedetti e, più recentemente a Finmeccanica per i Cantieri Navali francesi. Nella fusione Fiat Peugeot quello che comanderà sarà il gruppo francese, naturalmente tutti all’inizio hanno magnificato il ruolo italiano, mentre era evidente, ma non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, che se il capo è francese, è chiaro fin da subito chi comanda. La pletora di asserviti e lecca….. è fortissima. Ricordo alcuni anni fa che la Fiat, aveva lanciato i Fiat Caffè e partecipai a una presentazione a Milano, insieme a una folla di entusiasti ammiratori dell’iniziativa e uno stuolo di belle ragazze, con conferenza di Lapo Elkannche magnifica, naturalmente l’iniziativa, facendo sembrare che dal successo della stessa, dipendessero quasi le sorti del mondo intero. Alla fatidica frase: domande? nessuno osava dire qualcosa, al che io, un poco subdolamente chiesi: ma questo vuol dire che Fiat smette di produrre auto e diventa gestore di bar? Un amico, che era accanto a me mi disse: troppo cattiva come domanda, sei perfido. Bisogna ammettere che Elkann rispose molto bene, dopo due secondi per riprendersi, tipo pugile che ha preso un uppercut, mettendola sull’aspetto del design, innovazione e novità in cui il gruppo aveva spiccato. Conclusione: dopo pochi mesi dei Fiat Caffè non si sentì più parlare e chiusero tutti, tra cui quello, molto simpatico, di Santa Margherita Ligure

    • Il capo di PSA e’ portoghese. Dove lo vedi il capo francese? Comunque in FCA gia’ “comanda” una certa cultura anglosassone che non guarda alla nazionalita’ dei manager. Pochi sono i top manager italiani infatti. La stessa cosa, a maggior ragione, avvera’ in Stellantis. E meno male. Solo chi vive nel passato parla ancora di italiani e francesi.

  3. Ci vorrebbe uno come Adriano Olivetti, diciamolo pure.
    L’uomo che converti la macchina da scrivere nel personal computer iniziando una svolta epocale.
    Adriano, fu l’uomo capace di leggere il futuro.
    Adriano Olivetti era un personaggio scomodo, costituiva un problema sia per i gruppi industriali che per la superpotenza USA.
    Fiat, con l’ing. Vittorio Valletta non si astenne per favorire General Electric con cui avevano rapporti industriali e debito verso il governo USA.

    Guido Carli, direttore della Banca d’Italia, impose a Olivetti una forte restrizione al credito.
    Quando nel 1964 le azioni Olivetti crollarono passando a 1.500 lire dalle 4.000 che valevano l’anno precedente, il dado era tratto. Il socialista utopista ebreo rivoluzionario e destabilizzatore Adriano Olivetti era finalmente alle corde.
    Enrico Cuccia, Vittorio Valletta e Bruno Visentini, Mediobanca, Fiat, IMI, Pirelli lo costrinsero per 20 miliardi di lire di credito a cedere l’innovazione nella ricerca elettronica ed informatica agli americani.
    Olivetti come una superpotenza, era diventato protagonista nel settore più strategico: quello dell’elettronica.
    Adriano Olivetti fu obbligato a cedere la Divisione Elettronica Olivetti che passò a General Electric Information System per 8,5 miliardi di lire e a porre fine a quella ricerca dell’innovazione che era diventato lo scopo della sua vita.
    Vittorio Valletta disse: “La società di Ivrea è strutturalmente solida, sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico”.
    Il nostro futuro tecnologico, la nostra ricerca di innovazione, era per Fiat “un neo da estirpare”.

    Non riesco ad immaginare cosa avrebbero potuto fare insieme, Fiat, Olivetti e Mario Tchou.

    https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-10/non-c-e-che-futuro-lezione-adriano-olivetti-083029.shtml?uuid=ABUPFKc

    • Purtroppo la Fiat…agnelli han sempre ostacolato la modernizzazione del nostro paese….siamo sempre arrivati dopo gli altri e adesso gli diamo anke l automobile.

  4. Bell’articolo, che stimola la discussione. La mia opinione è in linea con gli altri commenti. A noi(Italia) non serve un “Marchionne”, manager con vista sul breve-brevissimo periodo, ma un “Olivetti”, la cui visione era decisamente a più largo raggio.

  5. Non per fare il cospirazionista ma sull’incidente stradale in cui fu coinvolto Mario Tchou ci furono, allora e dopo, dei dubbi, i risultati si sono visti dopo poco, con Olivetti praticamente cancellata. Mi ricoro di aver preso una calcolatrice elettronica a pile, con carta chimica, era gialla, con un design bellissimo, sono passati 50 anni! poi si ruppe la gomma che la rivestiva e non si sapeva come ripararla, ma era fantastica, soprattutto come estetica.

  6. ADRIANO, ADRIANO , ADRIANO !!!

    di MAGNAGER ne abbiamo avuti a bizzeffe negli ultimi 40 anni
    hanno ingessato e svenduto l’industria Italiana e portata alla decadenza ..
    ci salviamo grazie alle PMI , nate dall’outsourcing delle grandi speculatrici di cui sopra ..
    ma nessuno ,sembra , se ne sia accorto

    anzi , le piccole , sono viste di cattivo occhio da sempre

  7. Tutti fanno l’errore di misurare il business automotive elettrico con il metro dell’auto senza capire che siamo in presenza di qualcosa di diverso che non sta a Detroit, Torino, Stoccarda o Wolfsburg perché si evolve gomito a gomito con la Silicon Valley producendo vetture che nulla hanno a che vedere con le precedenti.
    Non solo a causa delle normative sull’ambiente, le emissioni, la sicurezza e il rendimento energetico.
    Noi tutti siamo di fronte ad una scelta.
    Scegliere tecnologie pulite e soluzioni efficienti, non perché sono “ecologiche”, ma perché sono “logiche”. Creano posti di lavoro e generano profitti, riducendo le emissioni e preservando le risorse naturali.
    Ed anche se i cambiamenti climatici non esistessero, tutto questo avrebbero senso.

    Adriano Olivetti riuscì a creare nel secondo dopoguerra italiano un’esperienza industriale nuova ed unica al mondo in un periodo storico politicamente difficile in cui si fronteggiavano capitalismo e comunismo. Olivetti dimostrò che era possibili trovare un equilibrio tra solidarietà sociale, profitto, cultura e innovazione.
    Ed innovò, tracciando ed aprendo la strada a Gates, Jobs e Musk.

    Cosa avrebbe fatto oggi, Adriano Olivetti?

  8. Caro Nello, il tuo errore MAGNAGER non so se è un refuso ( a me nella fretta capita abbastanza spesso), oppure è stato fatto apposta, in effetti, di MaGNAGER ne abbiamo avuti tanti e, come dice un altro lettore, di persone con una strategia pochissime. La stragrande maggioranza dei nostri politici sono preoccupati essenzialmente di salvare il cadreghino, perché altrimenti non saprebbero cosa fare, mi ricordo che la Lega non sapeva chi mettere nelle liste per le votazioni, e allora presero gli attacchini che avevano incollato i manifesti elettorali.

    • Di gente che “gestisce”, più o meno bene, siamo pieni zeppi. In certe posizioni ci servirebbe più gente in grado di fare, che arrivi dalla gavetta e sappia.
      Dove ci sono persone competenti, le aziende prosperano, ancora oggi. Concordo che le piccole-medie possano tendenzialmente essere di più in questa situazione, perché o innovando o cadono.
      Anche alcune grandi aziende hanno evidentemente gente capace, a giudicare dai successi nel campo dellalimentare, occhiali, lusso, robotica.
      Fiat si è risollevata con Marchionne sacrificando lo sviluppo delle elettriche. La fusione con psa, per me, sarà un brutto capitolo: il futuro è elettrico e stellantis userà la piattaforma francese. Anche il ceo sarà di psa. Quindi mi pare che ormai sia tardi per invocare un Marchionne o Olivetti

      • Adriano Olivetti non va invocato.
        Va studiato in tutte le scuole per rendere migliori tutti gli italiani.
        Adriano Olivetti ha lascito un’eredità per tutti noi che non potrà mai essere dimenticata.

  9. A dire il vero Marchionne aveva visto male in quanto era contro l’auto elettrica (tranne negli ultimi mesi dove poveretto ha trovato un problema più grosso di lui – e che in moltissimi casi (lui escluso in quanto fumatore esagerato) è creato da petrolio e derivati.

  10. Serve un abbattimento drastico dei costi di gestione delle 4 ruote. Dimezzare i consumi e le spese di per gomme olio e materiali di consumo. Tutto si tradurrebbe in ecologia e probabilmente anche in posti di lavoro poiché tutti correrebbero a cambiare mezzo. Senza contare i posti di lavoro non solo in recerca ma sviluppo. Inoltre mezzi dal basso costo produttivo e di gestione potrebbero essere riciclati ogni 5/7 anni. Questo almeno per le auto di tutti i giorni quelle che servono per andare al lavoro o lavorare. Discorso differente per le alto di gamma dove si sente l’esigenza di mezzi più vicini alla tradizione e all’eccellenza nell’handling, nelle finiture, nell’eccellenza costruttiva generale.

  11. Io questa storia della trazione francese non la capisco. Tavares è un manager e come tale rappresenterà gli interessi degli azionisti. Gli accordi dicono che il primissimo azionista di Stellantis sarà Exor. I “francesi” cioè famiglia Peugeot e stato francese non raggiungeranno insieme la quota degli Agnelli. Su quali basi questa nuova società dovrebbe essere più francese che italiana o americana? La verità è che gli investimenti andranno dove ci sarà ritorno economico e da troppi anni la parte italiana non trova la quadra da questo punto di vista. La condivisione dei costi coi francesi potrebbe paradossalmente far ripartire alcuni investimenti bloccati da troppo tempo.

  12. Ma per favore, Marchionne è stato l’esempio lampante di quanto possono essere arroganti e poco lungimiranti i dirigenti italiani. Abbiamo perso tante industrie in questo modo. Ora anche la Fiat. Grazie tante!

  13. Un sito internet che si occupa di auto elettriche che loda Marchionne come uno ” che sa guardare avanti” è delirio puro

  14. Gli articoli bisognerebbe leggerli prima di commentarli e, magari, stroncarli. Io ho premesso che Marchionne sull’elettrico ha sbagliato di grosso. E lo scrissi anche all’epoca, credo di essere stato l’unico a farlo. Il giudizio totale sull’operato di Marchionne, però, non può prescindere dal ricordarsi da dove partì la Fiat quando il manager italo-americano la prese in mano. Era un’azienda in fallimento, con un’unica speranza: che la General Motors esercitasse il famoso “put” per passare dal 20 al 100%. Andò diversamente: Marchionne si fece addirittura pagare (tanto) per liberare gli americani da quell’impegno, e con quei soldi è ripartito fino a a un’altra magistrale operazione come l’acquisto della Chrysler, anch’esso con la dote e con dentro una gallina dalle uova d’oro come la Jeep. Non è vero, come scrivo molti di voi, che la nazionalità degli azionisti non conta: chi mai avrebbe portato le Jeep a produrre a Melfi (e da lì addirittura esportarle negli USA) se non un’azionista italiano? Nei documenti depositati alle autorità di Borsa, emerge chiaramente che PSA avrà la maggioranza nel consiglio di Stellantis. E vedremo, se ci saranno doppioni tra le fabbriche italiane e quelli francesi, dove andranno a incidere i tagli. A differenza dello Stato italiano, quello francese sarà un azionista importante nella nuova società e si farà sentire, come sempre fa quando in ballo ci sono operazioni che riguardano aziende e posti di lavoro francesi. Vedi da ultimo la vicenda Fincantieri. Quel che volevo dire con questo articolo è che l’automotive italiano ha bisogno di personaggi capaci di dargli una visione. Marchionne una sua visione, discutibile fin che si vuole, l’aveva e la perseguiva. Non era un fan dell’elettrico, ma poi ha rivisto le sue posizioni. E dopo di lui non ho più visto leadership forti. Neanche in Ferrari. E i risultati si vedono, con risultati ridicoli sui circuiti di tutto il mondo.

    • La Ferrari vincente fu quella presieduta da Montezemolo che prelevò dalla Benetton, Schumacher per 40 miliardi di lire, per molto di più convinse Ross Brawn, Rory Byrne e tutti gli altri tecnici fondamentali per progettare e sviluppare una F1 vincente.
      Briatore che costruì una squadra Benetton vincente, rimase così in mutande.
      Si prese la rivincita dopo alcuni anni ricostituendo una Renault vincente che con Alonso batte’ Schumacher e la Ferrari.
      Come e forse più del Commendatore, Briatore sapeva scegliere istintivamente i tecnici migliori, anche se sconosciuti ed i migliori piloti facendoli diventare campioni del mondo.
      Oggi in Ferrari non si immaginerebbe di consegnare il volante della Ferrari ad uno sconosciuto pilota di motoslitte, ad un giovane e sconosciuto Niki Lauda o al playboy Claudio Regazzoni.
      L’odierna Ferrari assume campioni del mondo affermati e in carriera discendente.
      L’istinto nello scegliere gli uomini che ti porteranno alla vittoria accomuna Briatore a Ferrari. Bisogna capire, avere l’istinto e rischiare. Diversamente si comperano campioni affermati e appagati e tecnici a caro prezzo, ma non sarà mai quell’impresa unica e ineguagliabile come crearsi un team vincente partendo dal nulla.
      Di tecnici vincenti in Ferrari ce ne sono stati due.
      Proprio i due delle vittorie Mercedes Benz.
      Giusto ricordare che lo scorso mercoledì 25 maggio 2011, Montezemolo licenziò Aldo Costa dall’incarico di direttore tecnico e il 30 settembre 2011 la scuderia Mercedes annunciò l’arrivo di Aldo Costa nel ruolo di Direttore dell’Engineering e responsabile della Progettazione e Sviluppo.
      Nelle ultime quattro stagioni le W05, W06, W07, W08, W09, W10, W11 le Mercedes AMG Hibrid progettate dall’ingegnere italiano e dal transfuga di Maranello James Allison hanno dominato la F1, annichilendo gli altri team per la soverchiante supremazia ed annoiando spettatori ed appassionati, mentre la lista dei transfughi da Maranello è stata, negli ultimi anni, fatale.
      Aldo Costa
      James Allison
      Lorenzo Sassi
      Giacomo Tortora.
      Fuoriusciti dalla Gestione Sportiva e prontamente reimpiegati nella Mercedes d’Inghilterra.

    • A prescindere dagli equilibrismi finanziari sono stati commessi ritardi ed errori.
      FCA cedette Magneti Marelli a KKR la società di private equity di New York che amministra ingenti capitali, in parte investiti nella componentistica per la mobilità elettrica, il trend più in ascesa e non Teksid (le fusioni in ghisa e alluminio inutili nell’era elettrica, in quanto le piattaforme vengono fatte con profili e lamierati saldati).
      Devastante l’investimento di oltre un miliardo di euro per fare la Giulia.

      Il Portoghese valuterà a breve la vendita di Comau, di Teksid e di brand storici, prestigiosi ed emozionali come Alfa Romeo, Maserati e Lancia a gruppi che sbarcheranno in Europa, come Geely, Nio, Byton, Sf Motors e Byd.
      Stellantis punterà ai più rilevanti profitti dei modelli elettrici a piattaforma comune tutt’avanti eVMP (Electric Veichle Modular Platform) poco adatti ai brand sportivi e a vendere Peugeot negli US attraverso la rete Chrysler e Jeep.

      • Accurato commento. Condivido tutto. Marchionne aveva una visione del futuro totalmente legata al profitto invece che all’innovazione. Ha distrutto l’indotto manifatturiero Italiano senza portar alcun beneficio all’Italia. In quanto a FIAT, Lancia, Ferrari ed Alfa Romeo… verranno pian pian assorbiti da altri marchi e la produzione verrà probabilmente spostata all’estero. Non verrà mai ricordato come un innovatore perché non lo é stato

    • In questo risposta mi trovo più in sintonia.
      Marchionne può non essere piaciuto come produttore di auto (e da appassionato alfista dico che qualcosa di più si sarebbe potuto fare). Ma come imprenditore ha sbagliato poco. ( Come ricordato Prendendo Fiat dal fallimento e portandola a dividere utili).
      Un solo appunto sulla questione della maggioranza in consiglio di Stellantis: 5 voti italiani,5 voti francesi.
      L’undicesimo voto spetta all’amministratore delegato. In questo caso Tavares (ora amministratore di peogeot) di origine portoghese.
      Il voto spetterà sempre all’amministratore delegato che però è una figura che cambia in un’azienda (se vengono meno gli interessi azionari almeno). Quindi non si può dire che il voto in più in consiglio sia ad appannaggio “francese”. Quantomeno potrebbe non esserlo sempre.
      Tale scelta si è resa necessaria per bilanciare un altro aspetto: exor ha la maggioranza del nuovo gruppo. E la presidenza di helkann. Serviva un bilanciamento per non essere troppo “italiana”. Ma è bastato questo per far dire agli italiani che fosse solo francese.

    • Mi dispiace ma l’abile mossa di prendersi la Crysler è stata un coniglio dal cilindro di un certo Paolo Fresco è lui che ha tessuto gli accordi che poi hanno permesso agli Elkann di mangiarsi la Crysler.

    • Torno sul tema della presunta maggioranza che PSA avrebbe nel consiglio di Stellantis. Tema che immagino riprenda dal recente articolo di Malan su Automotive News. In realtà questa presunta maggioranza è una speculazione giornalistica. L’acquisizione di FCA da parte di PSA nel prospetto relativo alla borsa non dimostra nulla se non che, come è stato spiegato, si è trattato di un artificio utile a facilitare l’operazione. Tra l’altro, specularmente, da un punto di vista legale è FCA ad assorbire PSA come facilmente leggibile nell’accordo pubblico e consultabile. E anche in questo caso è una notizia che non ha grande valore, ma che chissà perché non viene citata. Tra l’altro non avrà particolare senso nemmeno parlare di azionisti di PSA o FCA nel lungo periodo, diluendosi tutti nel nuovo azionariato del gruppo.
      Detto questo, sono molto d’accordo che la nazionalità degli azionisti conti e proprio per questo sottolineo che non c’è nessun documento che dimostri un controllo francese sul gruppo quando i due azionisti francesi di riferimento non raggiungono la quota dell’azionista italiano di riferimento.
      Purtroppo il fatto che il primo azionista sia italiano non vuol dire che l’Italia sarà particolarmente avvantaggiata considerando gli interessi globali del gruppo.
      Se però vogliamo per forza parlare di controllo francese almeno mostriamo dei documenti che dimostrino questa tesi. Il fatto che Tavares, il quale non rappresenta alcun azionista singolo, sia l’11esimo membro del Consiglio (unico membro esecutivo assieme al Presidente John Elkann, peraltro) non dimostra nessun controllo francese.

      • Io spero che Lei abbia ragione, ma mi riesce difficile pensare a Tavares come a un indipendente. E penso che d’ora in poi la famiglia Agnelli-Elkann ragionerà in termini soprattutto di investimento finanziario, mentre gli azionisti francesi (governo in testa) avranno in mente obbiettivi di tipo più industriale. Non ho documenti a sostegno della mia tesi, solo un lungo vissuto (ahimè) in cui ho visto più volte come si muovono i cugini transalpini in vicende come queste. La stessa partita Renault-Nissan insegna qualcosa da questo punto di vista, staremo a vedere, per ora grazie per le osservazioni, interessanti e garbate.

        • Grazie a lei della gentile risposta. Capisco benissimo i dubbi visto il tipico atteggiamento francese in tante situazioni simili, non ultima nella querelle Luxottica-Essilor (in Renault-Nissan tra l’altro si è visto un paese che da questo punto di vista è ancora più intransigente, il Giappone). Però sì, questa volta se non altro sulla carta non hanno numeri tali da ribaltare il tavolo, ecco. E non credo che un Tavares si metta a lavorare contro gli interessi del principale azionista dell’azienda per cui lavora.
          Detto ciò, mi preoccupa invece molto che la parte italiana non abbia ancora trovato un business model efficace, né sui segmenti popolari dove si è semi-ritirata in maniera criminale (non fanno più nemmeno la Punto), né sui segmenti premium dove avrebbe un ampio spazio da occupare. Alla fine gli investimenti vanno dove si ha un ritorno economico e fino a che non si risolve questo problema sarà difficile garantire un futuro all’ex gruppo Fiat. Ciò si è visto proprio con la gestione Marchionne e un azionariato di controllo che pur essendo totalmente italiano, ha preferito investire nell’azienda acquisita (Jeep e Ram soprattutto) invece che nell’azienda acquirente. Non vorrei quindi che Stellantis diventasse nei fatti una società franco-americana dimenticandosi dell’Italia, a prescindere da questioni di quote, ma proprio per ragioni economiche.
          E non parlo solo di fabbriche (molto importanti), ma anche di progettazione. La condivisione dei costi è essenziale, ma avere una Fiat che è in tutto e per tutto una Peugeot ricarrozzata vorrebbe dire che a Torino rimarrebbero senza lavoro anche gli ingegneri.

          • A questo proposito Le confesso che sono rimasto colpito da una cosa: l’insistenza con cui, nel lancio della 500 elettrica, si è molto enfatizzato il fatto che sia non solo prodotta, ma interamente progettata a Torino. Persino Olivier Francois, capo della marca Fiat, ha insistito molto sull’italianità, con quel suo buffo accento francese nel palare la nostra lingua. La mia impressione è che tutta questa gente, anche di un certo livello, non sa che cosa accadrà dopo la fusione, né chi farà che cosa. E viene normale presidiare l’orticello che si è coltivato in tutti questi anni.

        • Rispondo al post precedente perché il sistema non mi dà la possibilità di rispondere all’ultimo (forse c’è un qualche limite nella concatenazione delle risposte).
          Sull’insistenza sul fattore Italia nel lancio della 500 elettrica penso che ci siano vari motivi, non ultimo ragioni di marketing, la 500 rappresenta quanto di più italiano si possa immaginare, oltre che di opportunità, per rispondere alle accuse di chi dice che stiano abbandonando il paese.
          Io in realtà penso che, se anche è vero che da una parte stanno diversificando come mai prima d’ora (basti vedere gli ultimi investimenti in Cina annunciati oggi), dall’altra il valore che hanno ricevuto negli anni della gestione Marchionne li ha convinti a rimanere in un settore che si sta reinventando in un momento di profondo cambiamento tecnologico. Parliamo di coloro che sono passati in poco tempo dal possedere una casa automobilistica euro-centrica, con grossi problemi di liquidità e in corso di sostanziale dismissione al diventare primo azionista del quarto gruppo automobilistico al mondo. Un gruppo che comunque finanziariamente non parte neanche svantaggiato.
          Anch’io ho notato la sottolineatura di François (e il buffo accento francese) ed è probabile che sia come dice lei. Le attività europee di FCA sono sostanzialmente bloccate da qualche anno in attesa di stringere un accordo sulle piattaforme per dividere costi ormai insostenibili a causa di margini risicatissimi. Questi manager sono stati abituati da Marchionne a lottare fino all’ultimo tra loro per ottenere i fondi necessari a portare avanti (pochi) progetti. François poi ha sicuramente sofferto moltissimo l’attenzione spostata altrove e ha subìto più di uno sgambetto, si pensi al già citato abbandono della Punto o al fatto che Fiat non abbia ricevuto un C-Suv a tutto vantaggio di Jeep con la Compass. L’impressione è proprio che sappiano che nei prossimi mesi tutto tornerà in discussione e dovranno ancor più dimostrare di portare valore.
          Se non altro, finalmente, ora le piattaforme per l’Europa ci saranno grazie alla condivisione con l’ex PSA e non credo che Exor remi contro l’Italia quando gli investimenti possono rendere qualcosa. Ci si aspetta quindi finalmente di tornare a vedere modelli nuovi. Sempre col dubbio di quanto si farà a Parigi e quanto a Torino, a livello di progettazione.
          L’auspicio è che al di là della sacrosanta condivisione di progetti e pianali, ancor più sensata nel passaggio alle auto elettriche, l’ex Fiat mantenga quell’autonomia sul prodotto finale che giustifichi l’idea di continuare a parlare di auto italiana.

  15. Beh emmenomale che non hanno permesso all ingegnere di comprare una azienda francese…l avrebbe fatta fallire in pochi minuti…Olivetti Sorgenia…così tanto x rimembrare!!

  16. La leggo sempre volentieri direttore e molto spesso sono d accordo.con lei. Non questa volta. Penso che Marchionne avesse si una sua visione ( come.tutti.del.resto.) ma non era una gran visione. Non penso proprio che ci servirebbe un Marchionne. Anzi. Marchionne ha toppato alla grande sull elettrico quando ormai era chiaro a tutti , anche a noi comuni mortali dove andava il settore. Stiamo parlando di 2 anni fa, non 10. Nemmeno un modello ibrido( mild o plug in) c era in listino . Ce ne ricordiamo?? Ha cambiato idea ? Nel giro di qualche mese ?!?! Mah. Marchionne non aveva una gran visione . Mi dispiace ma questa sua analisi mi sembra errata e mi.auguro.che questa sua speranza non si averi.
    P.s. i commenti discordi con il suo punto di vista magari non sono frutto di una lettura.approssimativa dell’.articolo.come.lei afferma , ma semplicemente sono dovuti ad giudizio totalmente diverso sulla figura.e sull operato.di.sergio.marchionne

    • Bend etto Andrea. Ho letto l’articolo prima di commentarlo sia qui che su LinkedIn. Non servono altri Marchionne (liquidatori). Serve una Italia con più investimenti statali e privati nel Research & Development. Per esempio, per creare un prototipo di veicolo elettrico servono circa 100mila Euro e circa sei mesi. Gli Italiani sono, in media molto più creativi ed appassionati rispetto ad altre Nazioni. Ci impegniamo molto di più in quel che crediamo rispetto ad altri. Ci manca la volontà dall’alto per poter iniziare una nuova rivoluzione tecnologica. E’ possibile e Marchionne non é certo il manager che la inizierebbe

  17. Torno a ripeterlo. C’è un certo Diess che forse è dico forse potrebbe andarsene… quindi…

  18. Ancora c’è gente che critica Marchionne, certo col senno di poi tutto può essere fatto in maniera migliore, ma bisogna contestualizzare gli eventi: fu chiamato a dirigere una Fiat ormai fallita che risollevò con soldi della put di Ford, poi fu scelto da Obama (che scelse l’uomo, non Fiat) per fare lo stesso con Chrysler, e anche lì riuscì nell’impresa. Fece scelte difficili e spesso impopolari, ma se ad oggi c’è ancora gente che lavora nell’automotive in Italia (e anche all’estero ovviamente) lo deve a Marchionne. Sicuramente nel mondo ci sono dei manager migliori ma la Fiat se li poteva permettere? FCA se li poteva permettere? Uno come Marchionne è stato un colpo di fortuna pazzesco. De Meo è nato sotto Marchionne e se lo sono portato via.
    Senza Marchionne Elkann ha (s)venduto ai francesi, forse con Marchionne non lo avrebbe fatto o avrebbe ottenuto un maggior peso nella fusione. Spero di sbagliarmi ma credo che questo sia l’ultimo atto dell’automotive in Italia, a parte Ferrari ma vedremo per quanto (e spero ancora a lungo).

  19. A leggere la stampa pare che Elon Musk, adesso, sia sulle posizioni che Sergio Marchionne aveva alcuni anni fa: bisogna ridurre i costi produttivi delle automobili elettriche, altrimenti non si generano i profitti attesi dagli analisti e si crolla in borsa; bisogna aumentare la produzione di energia elettrica mondiale (usando le energie rinnovabili) sennò non basta la corrente per le automobili; infine avrebbe detto che non gli dispiacerebbe fondersi con un costruttore tradizionale forte di grande capacità industriale.
    Parrebbe che Elon sia diventato un visionario all’indietro e che Sergio avesse visto fino a qua.

  20. Tesla , partito da epifenomeno, avanza ormai inarestabilmente come una placca tetonica di scala continentale

    Il scenario da considerare e ormai adiritura il possibile cambio di scala verso quella planetaria con l’eventuale acquisto della Mercedes

    WW che ha preso il toro per le corna non solo investendo 75 miliardi ma che giustamente per recuperare il ritardo tagliando le curve per puntare direttamente sulla chiave di volta dei trasporti elettrici ossia lo sviluppo di sistemi operativi, prenderebbe oggi un rischio storico a tirare i remi in barca e cambiare la loro visione.attuale

    Charles Darwin ci riccorda che per sopravivere non serve sapere adattarsi se non con la dovuta tempistica e quindi con spirito di largo anticipo per potere giostrare tutte le inerzie del sistema

    La forza di Tesla e quella di essere guidata dalla prima generazione incarnata da Elon Musk mentre gli altri costruttori i manager non hanno le mani libere dovendo fare i conti con consigli di famiglia di terza quarta generazione

    Napoleone ripeteva che preferiva il commando di un generale mediocre che aveva il potere di agire da solo che quello di due generali eccelenti con visioni divergenti destinati a mettersi d’accordo tra di loro sul da farsi

  21. Forse sbagliando, io tendo a separare le due facce della stessa medaglia. Cioè la differenza tra fare impresa e fare finanza. Probabilmente nella seconda, Marchionne, è stato abile per aver risollevato fiat e per le acquisizioni strategiche portate a termine. Nella prima, che per me comporta, ricerca, innivazione, valore aggiunto nel proddotto, scelte e ivestimenti a lungo termine per dare futuro all’impresa, forse il suo operato non è stato abbastanza forte. Se per impresa, poi si prende ad esempio metoto e visione di Olivetti, allora è tutta siamo distanti anni luce.

  22. Non capisco quale sia la visione che viene attribuita a Marchionne.
    Gli va sicuramente il dato il merito di aver risanato i conti della FCA ma a livello industriale ha demolito gran parte dei marchi italiani con scelte perlomeno discutibili.
    Mettere il marchio Lancia su machinoni americani, eliminare Delta e Croma, non fare una versione station wagon della Giuglia sono solo alcuni esempi della miopia nella sua visione.

  23. Signor Brown denota deficit di informazione molto gravi, li colmi informandosi di più.
    1)2)3) Marchionne ha guardato avanti trasformando una compagnia decotta come Fiat + una fallita come Chrysler in una macchina per soldi come FCA dove ha creato da Dodge il brand RAM che macina in profitti necessari a tirare avanti tutto il gruppo e che ha reso RAM leader per qualità e numeri in nord America nel settore pick up. Ha dato il via al progetto Chrysler Pacifica, un modello che TUTTI amano dimenticare, il veicolo scelto da Google per la guida autonoma. Marchionne era avanti al punto di investire in 500, 500L e 500X e poi nelle elettriche. Era avanti al punto di moltiplicare le vendite JEEP in Europa con enormi profitti, dove non erano quasi nel Radar. Ha rivoluzionato Alfa Romeo e Maserati. Ha permesso il ritorno di Alfa Romeo nel mercato più ricco del mondo, ed anche della Fiat, visto che trovi le 500 ovunque, da NY ad Austin, da Chicago a Los Angeles. Nelle mani di Elkann, FCA è stata fagocitata dal governo della finanza globalista di Macron tramite una delle due aziende automobilistiche parastatali francesi. Nel 2025, a fusione avvenuta, l’industria dell’auto in Italia sarà solo marginale e chiuderanno Lancia, Maserati e forse Alfa Romeo. Rimarranno due impianti Fiat. In quanto a Jeep, notoriamente i francesi non sanno gestire niente in nord America ed i marchi americani saranno separati e venduti ad altri gruppi, quali? Magari Tesla.

  24. Questo é davvero un post che mi fa ridere. Marchionne ha distrutto l’automotive Italiano. La buonanima era cieco (riguardo al futuro) come una talpa. Quello che ha fatto é stato solo racimolare finanziamenti statali, rallentare e fossilizzare Research and Development, disintegrare il prestigio delle auto Italiane e di conseguenza l’indotto manifatturiero mentre portava il marchio in Olanda. Un uomo che ha totalmente mancato il segno quando si parla di futuro

  25. Senza tante analisi:
    Fiat una azienda il cui ” capo” amava donne barche juve e tralasciamo il resto ed ha demandato il comando ad una pletora di deficienti in colletti bianchi che l’anno portata sin dove l’ha iniziata a condurre SM
    Tanto il periodo era d’oro e la politica li riempiva di soldi e di siti produttivi. Ed i deficenti ne uscivano peperoni
    Lapo, un asino immagine che rappresenta ottimamente una platea enorme di giovani che nascono con l’avvocato nella culla,il papi che pompa grano e crescono con eroi come la Liotta o gli equivalenti maschili e gli influencer
    John un figurino che SM si è trascinato per forza dietro ma che di suo vale solo per il capitale di grano che possiede
    Giusto dire che chi guarda avanti Italia e Francia li lascia ai loro musei
    Evasione,collusione,triade o poker di mafie che Gratteri denuncia ma che ormai si sono impossessate attraverso cento passaggi sia del potere finanziario,amministrativo,esecutivo,ambientale ed oggi anche di quello sanitario
    Ho 64 anni ed ho gestito per quasi 40 un’azienda che mi sono costruito sui debiti e che presto rivendero ad un bel valore
    Mai sono stato presente su Facebook Twitter Instagram od altre schifezze simili eppure sono vivo,felice e mi sono creato negli anni una quantità di amici e conoscenti parlando direttamente con loro
    Questa situazione è cancro e divorera’ lentamente ogni cosa ma ovviamente con grazia,sorriso benevolenza,compassione,solidarietà e via di seguito
    Ricordiamoci le parole di una canzone di Renato Zero ” quanto poco abili anche noi a non dubitare mai di una libertà indecente”
    Ciao biondi appena si riapre da questa pagliacciata prendo il camper e mi giro l’altra parte di mondo che non ho ancora visto
    E voi? Cazzi vostri!

  26. Non ho letto l’articolo ma già il titolo era un programma “ci vorrebbe Marchionne…” ma se l’italocanadese non ha mosso un dito negli ultimi 10 anni per un cambio dal motore termico a uno elettrico in FCA ….di cosa stiamo parlando.. forse da canadese non sapeva che Volta era italiano…

    • E che Galileo Ferraris scopritore del campo magnetico rotante ed inventore del motore elettrico in corrente alternata era piemontese.
      (Non c’era ancora il Regno d’Italia).

  27. Gentile Sig. Tedeschini, potrebbe cortesemente dichiarare il suo intento nel pubblicare questo post? Mi viene un dubbio, ma vorrei prima sentire la sua. Grazie.

      • Soldi? Da chi? Non pensi male! La mia domanda era molto piu’ terra terra. Mi chiedevo se il titolo fosse realistico o provocatorio. E’ talmente evidente che Marchionne ha fatto male all’automotive nostrano che auspicare un personaggio del genere puo’ solo innescare una sequenza infinita di commenti contrari. Cosi’ e’ stato. E’ tutto.

        • Bisogna tutto per dare un giudizio. Marchionne è arrivato alla Fiat nel 2003, se non ricordo male, e c’erano solo macerie. Un anno dopo fui invitato dalla General Motors a fare un giro delle loro fabbriche negli Stati Uniti. Un giorno un vice-presidenti mi prese da parte e mi disse che erano molto preoccupati di quel che avevano trovato a Torino: molto meglio, mi disse, la situazione nell’altra azienda di cui abbiamo acquisito una quota, la Daewoo. La Daewoo, capito? All’epoca ha avuto il coraggio di non vendere e, come ho scritto, di farsi dare la Jeep da Obama per un pezzo di pane. Il suo grande torto? L’ossessione del debito. Voleva lasciare un’azienda che aveva ereditato super-indebitata a debiti zero e per riuscirci ha tagliato gli investimenti in nuovi modelli in modo spropositato. Penso che anche il no all’elettrico fosse un no “tattico”, sapendo che l’investimento avrebbe richiesto un sacco di soldi che non voleva spendere. Un errore, l’ho scritto, ma fatto da un uomo che si è assunto sempre la responsabilità di decisioni importanti, alcune giuste, altre meno. Che cosa volevo dire con il mio articolo? In realtà volevo aprire una discussione sulla necessità di leadership forti in tempi come questi, perché l’automotive ha davanti una serie di sfide che non sono da cuori deboli. Guardate che cosa sta succedendo alla corazzata Volkswagen: in Germania si dà per molto probabile il siluramento del terzo presidente in cinque anni, in un’azienda che godeva di una stabilità proverbiale. Chiudo tornando per un attimo a Marchionne: l’auto italiana non l’ha uccisa lui, ci aveva pensato molto prima Cesare Romiti stabilendo che la Fiat non poteva essere “autocentrica”. E facendo probabilmente la fortuna finanziaria degli Agnelli, ma dando anche un colpo decisivo al sistema industriale italiano.

      • Articolo molto stimolante, ha scatenato una querelle prevedibile ma anche imprevedibile.
        Resta il beneficio del dubbio: una volta ripianato il bilancio di FCA, preso atto dell’inesorabile avvento delle nuove tecnologie di transizione, cosa avrebbe fatto il Dott. Marchionne?

  28. Marchionne? Quello che in 14 anni ha partorito la Giulia? Quello che ha fatto 14 piani industriali e non ne ha rispettato nemmeno uno? Quello che ha fatto morire tutta la gamma Lancia, tutta la gamma Fiat al di la della 500, che ha ridotto l’Alfa a un lumicino? Ci vorrebbe quel marchionne? Davvero? Vi accontentate di poco….

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