Chiude anche Morrow, ennesimo crac nel cimitero europeo delle batterie. Tra progetti falliti (come Northvolt, poi rilevata dagli americani) e altri mai nati (come la conversione dell’ex Fiat di Termoli).
Chiude anche Morrow, con soci come Siemens e ABB

La norvegese Morrow Batteries ha annunciato il fallimento dopo avere inghiottito investimenti per 468 milioni di euro. Era nata nel 2020 con il progetto di costruire la batteria “più sostenibile del mondo”, con soci del calibri di Siemens, ABB e Å Energi. Senza puntare subito sull’auto, se non in una seconda fase. Nella prima si puntava a produrre celle prismatiche litio-ferro-fosfato (LFP), per lo stoccaggio di energia stazionaria (BESS) e le macchine industriali. Le consegne erano appena iniziate, con un contratto con la finlandese Proventia e un ordine per equipaggiare macchine da cantiere, agricole e attrezzature minerarie. La seconda fase, più ambiziosa, prevedeva la produzione di LNMO (ossido di litio-nichel-manganese). “Una chimica senza cobalto, ricca di manganese, in grado di durare 10.000 cicli e di resistere a temperature estreme”, scrive Numerama. “Una tecnologia rivoluzionaria mirata al trasporto pesante (LNMO-X) e all’auto premium con un anodo in grafite (LNMO-C)”.
Grandi promesse che si sono scontrate con la realtà

Ancora una volta, però, i sogni si sono scontrati con la realtà. I finanziatori si sono defilati, davanti a una salita produttiva troppo lunga e a prospettive incerte. E anche Morrow Batteries è finita nella colonna infame delle batterie made in Europe. In attesa di capire che cosa uscirà dalla procedura fallimentare e se qualcuno vorrà subentrare nel progetto. Questo nonostante che sul sito aziendale campeggi ancora una fiduciosa promessa del numero uno, Jon Fold Von Bulow: “Siamo passati con successo dalla strategia all’esecuzione. La produzione è ora in corso, i primi accordi sono garantiti. E stiamo facendo avanzare la nostra cella LMNO, consolidando la nostra posizione di fornitore europeo di batterie di fiducia“. Tutto questo mentre la joint-venture a tre Stellantis-Mercedes-TotalEnergies, ACC, opera l’ennesimo aggiustamento in corsa cambiando l’amministratore delegato. Con la nomina di un ex Panasonic, Allan Swann.

