Molti lettori ci scrivono per chiedere informazioni sulla conversione elettrica dell’auto. Il retrofit promette di infatti di coniugare i vantaggi della mobilità elettrica con quelli dell’economia circolare. Questa, almeno, è la teoria. Ma nella pratica tra il desiderio e la realizzazione concreta, il passo resta tutt’altro che semplice. E poche officine specializzate sono in grado di fare il lavoro a regola d’arte. Ci siamo rivolti quindi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in particolare alla Direzione generale per la motorizzazione – divisione 3, disciplina tecnica dei veicoli, per avere la lista completa delle officine autorizzate.
In Italia cinque costruttori autorizzati dal ministero
Ma attenzione: per legge, quella che comunemente chiamiamo officina è in realtà un “installatore”, e può operare solo se fa parte della rete di aziende riconosciute dal ministero, ovvero un costruttore. È quest’ultimo, infatti, l’unico soggetto autorizzato a produrre il kit elettrico, che deve essere omologato dal ministero stesso.
Quanti sono oggi i costruttori autorizzati? Secondo quanto ci ha comunicato il Ministero, sono cinque. Si tratta di imprese riconosciute in base al Decreto Ministeriale n. 141 del 26 luglio 2021, che ha aggiornato il precedente decreto sul retrofit del 2015, introducendo una novità significativa: l’estensione della normativa anche alle due ruote.
I costruttori autorizzati – ciascuno per specifiche famiglie di veicoli, non un unico modello – sono: Newtron Engineering S.r.l. di Villafranca Tirrena (ME), Pretto S.r.l. di Pontedera (PI), Motoveloci S.r.l. di Rimini, Electrofit S.r.l. di Torino e Retrofleet S.a.s. di Grugliasco (TO). Realtà che seguiamo da tempo e che, in alcuni casi, abbiamo anche visitato di persona.

Accanto a loro, operano altri soggetti attivi nella filiera della conversione elettrica. È il caso della rete holding MOBILITY r-EVOLUTION, che ha trasformato in elettrico alcune moto Guzzi d’epoca – in sella anche Patrizio Roversi – o di SonoElettrica, con Luciano Battaglini da anni impegnato nella divulgazione della conversione elettrica. Abbiamo visto, anche se non ancora provato, la 500 elettrica di Inelectric, fondata da Francesco Iantorno. Abbiamo invece realizzato un webinar con Enrico Cappanera di Green Vehicles, che ha riconvertito diversi scuolabus. In questa stessa filiera si inserisce anche la cooperativa Re Manfredi, con il progetto Svolta Green. Ricordiamo anche l’Officina Gentile opera da oltre 20 anni nel restauro di auto storiche e da circa 7 è specializzata anche nella conversione elettrica e nel retrofit: tra le sue creature la Fiat 500 Jolly elettrica e Kit 500 e-Nostalgia.
Manca la pubblicazione dei kit omologati
Ringraziamo il Ministero per la lista dei costruttori autorizzati. Peccato che ci abbia comunicato poi che «non è disponibile, sui siti istituzionali, un elenco di sistemi di riqualificazione elettrica autorizzati da questa Divisione». In altre parole, manca una lista dei Kit omologati. Possiamo però ripercorrere alcune delle storie di omologazione che conosciamo da vicino.
Il padre del “Decreto retrofit”: ecco a chi conviene e a chi no
Partiamo da chi c’era già prima del primo decreto retrofit. Newtron Engineering S.r.l., con sede a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, è stata tra le pioniere. Le prime conversioni risalgono al 2012-2013, quando le auto elettriche nuove erano ancora rarissime. I primi lavori riguardavano la mitica Fiat 500, trasformata in esemplari unici per imprenditori e personaggi noti. Nella sede che abbiamo visitato, oggi si lavora anche su due ruote e su nuove sfide, come la Smart elettrica raccontata dal fondatore Nicola Venuto. Un’esperienza pluridecennale, con numerose conversioni all’attivo e progetti in corso.

Proseguendo nell’ordine fornito dal ministero, troviamo Pretto S.r.l. di Pontedera. Li abbiamo conosciuti nel 2019, ma sono attivi nell’elettrificazione dal 1997. Hanno convertito centinaia di veicoli, in particolare Piaggio e Isuzu, con un approccio industriale e consolidato.

Dalle quattro alle due ruote con Retrokit
Motoveloci S.r.l. di Rimini – oggi nota come Retrokit – è una vecchia conoscenza: li seguiamo dal 2017, quando ancora il decreto non prevedeva l’omologazione dei kit per le moto. La loro è una storia di successo, legata alla valorizzazione della Vespa. Nelle scorse settimane, a Milano, abbiamo partecipato con il fondatore Alex Leardini alla presentazione dei nuovi Retrokit, compatibili con ben 19 modelli di Vespa.

Più recente l’incontro con Electrofit S.r.l. di Torino, ma il progetto è già ben avviato. L’azienda punta sulla Fiat Panda, con un’idea che va oltre il semplice kit: recuperare vecchie Panda, elettrificarle e proporle restaurate. A guidare l’iniziativa è Stefano Carabelli, imprenditore e docente al Politecnico di Torino, che ha presentato il progetto al Lingotto.

Infine, Retrofleet S.a.s. di Grugliasco, specializzata nella conversione di mezzi pesanti, in particolare autobus e pullman. Tra i progetti realizzati: l’IVECO Crossway Euro6 Tector, omologato nel 2023 e già in circolazione con oltre 50 unità, l’Iveco Crossway Cursor (2024) e il Mercedes Euro6 Intouro. Un segmento strategico, dove il retrofit rappresenta un’alternativa economicamente sostenibile all’acquisto di un mezzo nuovo.
Trasversale a molte di queste esperienze è CF 3000 di Reggio Emilia, che ha partecipato a diversi progetti di omologazione offrendo servizi di testing. Una nota finale: se è contorta la strada per le auto, il retrofit per la nautica è semplicissimo. Per i piccoli gommoni o barche a vela basta comprare il motore elettrico e montarlo. Zero burocrazia. Si ritrova per le barche più grandi, ma ci sono tante navi anche con un secolo di vita passate dal motore termico all’elettrico.
- Guarda il VIDEO con Patrizio Roversi


il progetto del retrofit è interessante ma lo trovo marginale (uno “sfizio” per appassionati benestanti ) visto che prima o poi arriveremo ad aver prezzi del nuovo più vicini a corrispondenti veicoli ICE e l’usato BEV sarà presente in maggior quantità e chi vorrà una vettura elettrica spendendo poco sarà accontentato più facilmente.
Mi auguro che queste officine (e molte altre) si specializzino rapidamente nel riparare le BEV ( motori, inverter, OBC, batterie) in modo da togliere una delle maggiori preoccupazioni di chi ha o vorrebbe avere un’auto elettrica o elettrificata: chi le ripara a costi accessibili, a maggior ragione se le case produttrici non si impegnano seriamente nel farlo, puntanto più che altro alla sostituzione con altra vettura? Penso che il gruppo automobilistico che proporrà vetture facilmente riparabili a costi accettabili (attuali e futuri) si assicurerà la sopravvivenza commerciale…
Io un pensierino ce l’avevo fatto. Ma, non esistendo un kit omologato, i costi sarebbero stati proibitivi.
Nel caso però di auto come la Fiat Panda (di cui esistono i kit per tutte le versioni) o Smart fortwo, forse ci potrebbe essere la convenienza. I costi sarebbero più o meno equivalenti all’acquisto di una BEV usata di pari categoria, le autonomie leggermente inferiori, ma soprattutto se uno non vuole disfarsi di un mezzo che ha bisogno di una manutenzione straordinaria di diverse migliaia di euro e non vuole un’auto nuova con adas, allora un bel retrofit ci potrebbe stare.
Anche se emotivamente il retrofit piace ,non lo vedo interessante a causa dell alterazione dei pesi del progetto originale
Io non lo vedo interessante perchè snaturalizza un mezzo storico che emotivamente vale per intero con il rombo del motore….
Anche la Moto Guzzi con le forme di formaggio a bordo dai….il rumore caratteristico del suo motore dove lo mettiamo???
Si parla di mezzi storici non di auto/moto da usare tutti i giorni….
Parti con la 500 del 1970 tiri la levetta dll’aria, quella della messa in moto e senti il bicilindrico storico che borbotta come un tempo….è semplicemente storia che rivive brevemente in un giretto occasionale fuori porta….