Home Auto C’è un vampiro a succhiarti energia dal motore?

C’è un vampiro a succhiarti energia dal motore?

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E’ cosa nota che i motori elettrici sono più efficienti dei propulsori tradizionali, a benzina o a gasolio. Ma c’é un ma, sul quale sono nate molte leggende metropolitane: che cosa succede al mio pacco-batterie se lascio la macchina ferma per un lungo periodo, magari perché parto per le vacanze? E’ quello che gli americani definiscono “il vampire drain”, ovvero “il succhio del vampiro”. Sui blog si legge di tutto, compreso il sospetto che basti un mese per trovarsi l’auto completamente scarica, contrariamente a quanto avviene con il carburante che si lascia nel serbatoio e che si ritrova puntualmente al rientro. Un dato interessante ce lo fornisce ora la Tesla, con i documenti ufficiali rilasciati all’Agenzia americana per l’ambiente, l’Epa, nelle pratiche per l’omologazione del nuovo Model 3, di cui sono appena iniziate le consegne ai clienti. Finora si sapeva che quando la Casa di Fremont lanciò il Model S, ormai cinque anni orsono, il problema era rilevante, dato che il vampire drain era stimato nell’1% al giorno. Il che significava che in un mese la macchina ferma disperdeva il 30% della carica.

Ma anche in questo sembra che si siano fatti enormi progressi, dato che in un passaggio dei files depositati per la Model S si legge che <the self discharge rate of the battery is likely to be less than 4% per month>. Il che significa che quel tasso di dispersione che nel 2012 era all’1% si sarebbe ridotto con le batterie di ultima generazione a poco piú dello 0,1%. Naturalmente vi chiederete se c’è da credere a quanto affermato dalla Tesla: pur non avendo a disposizione prove empiriche, tendiamo a rispondere affermativamente. Mentire a un’agenzia federale negli Stati Uniti puó costare molto caro, come ha dimostrato la vicenda del Dieselgate, con la Volkswagen protagonista in negativo. E la Tesla, che continua ad avere gli occhi del mondo addosso per la sua case-history di straordinario successo, deve stare bene attenta a non fare passi falsi. Al punto che molti siti americani specializzati ipotizzano che in realtà i dati della Model 3 anche per autonomia e tempi di ricarica siano migliori di quelli comunicati all’Epa e usati per le campagne pubblicitarie di lancio.

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