Nel pieno dell’ennesima fiammata dei prezzi alla pompa, si moltiplicano le richieste di uno sconto sui carburanti ricorrendo al debito pubblico. Ma qualcuno, noi compresi, va controcorrente e si chiede se gli aiuti di Stato siano davvero la scelta giusta.
E’ una domanda che si pone anche il sito specializzato francese Automobile Propre, rispondendo con un secco “no”. Ridurre il prezzo dei carburanti con sconti generalizzati su benzina e diesel, sostiene, è una misura costosa, poco mirata e con effetti temporanei. Interventi di pochi centesimi al litro finiscono spesso per avere un impatto limitato sui bilanci familiari, ma pesano molto sui conti pubblici. Quindi il rischio immediato è distribuire risorse a pioggia, senza distinguere tra chi è davvero in difficoltà e chi no.
Una risposta semplice a un problema complesso
Ma il punto più controverso e più rivelante è un altro: l’effetto sistemico. Mantenere artificialmente bassi i prezzi dei carburanti significa attenuare uno dei principali driver del cambiamento: i benefici economici della transizione energetica. Detta così sembra un’ affermazione “woke”, ormai fuori moda. Ma divenuta quantomai concreta e tangibile per l’opinione pubblica oggi, con i prezzi fuori controllo alla pompa o in bolletta.
Quindi la domanda si potrebbe riformulare così: non sarebbe più lungimirante lasciare agire il mercato quando spinge – è non è sempre scontato – nella giusta direzione?
Il richiamo alle leggi di mercato è un argomento spesso sollevato dai No Watt contro il Ban 2035 alle auto termiche, o gli incentivi per l’acquisto di quelle elettriche. Interventi definiti “distorsivi”. E allora perchè non dovrebbero valere oggi, di fronte al caro benzina?
Prezzi alti come leva (scomoda) per cambiare
Un recente sondaggio citato dal sito americano Electrek mostra gli effetti del cosiddetto “pain at the pump”, cioè il dolore economico alla pompa, uno dei fattori che più spinge gli automobilisti a considerare il passaggio all’elettrico. Dall’inizio della crisi iraniana, sottolinea Electrek, il prezzo medio nazionale della benzina è aumentato del 33%, sfondando la soglia psicologica dei 4 dollari a gallone (3,78541 litri di benzina).
E’ uno shock tale da convincere milioni di automobilisti americani di non potersi più permettere di non guidare un’auto elettrica. Infatti ricerche online sulle intenzioni d’acquisto già registrano un’impennata di interesse per il passaggio alle nuove motorizzazioni. Calmierare i prezzi, insomma, potrebbe ritardare la transizione energetica proprio nel momento in cui tende ad accelerare.
Il sito specializzato americano è andato oltre: ha chiesto ai suoi suoi lettori quale livello di caro benzina potrebbe convincere anche i più “irriducibili” a passare dal termico all’elettrico. Su 2.800 rispondenti, il 37% ha risposto “no” a qualsiasi prezzo; il 13,4% ha indicato 5 dollari a gallone; l’11% 6 dollari a gallone; il 17,75% 7 dollari a gallone.
Interessante il commento di un lettore olandese. Ha calcolato che nel suo Paese, dove il prezzo della benzina è 2,56 euro al litro, un gallone costerebbe già 11,34 dollari. Nei Paesi Bassi la quota di elettriche nel 2025 è salita al 40,2% nel 2025.

Sovvenzionare i carburanti significa sovvenzionare l’inazione
In conclusione: continuare a sostenere i carburanti fossili con risorse pubbliche significa sottrarre fondi a investimenti più strategici, coerenti con gli obiettivi energetici. Per esempio, accelerare l’installazione di fonti rinnovabili, adeguare e digitalizzare la rete elettrica, potenziare le reti di ricarica, supportare la transizione elettrica delle fasce sociali più vulnerabili. Tutti interventi meno appetibili dal punto di vista del consenso politico, ma più efficaci nel tempo. Sovvenzionare il carburante significa sovvenzionare l’inazione.
- ICE e EV a confronto/ Guarda anche il VIDEO di Luca e Valerio



Il taglio delle accise è un sostegno alle compagnie petrolifere e ai paesi esportatori di greggio. In pratica è una misura autolesionista per un paese come il nostro importatore di carburante. L’extra gettito potrebbe essere usato per incentivi sulla auto elettriche per esempio un leasing sociale come in Francia. Ma questa sono scelte per il bene del paese, da noi i politici tutti sia di destra che di sinistra sono legati alle loro poltrone e non prenderanno mai decisioni simili, meglio dare colpa all’Europa di questi provvedimenti per poi dimenticare che sono state approvate anche con il consenso italiano
è la solita vecchia storia: il governo in scadenza fa “promesse elettorali” che non può mantenere ma a carico del debito pubblico (cioè di tutti noi che paghiamo le tasse, specialmente dipendenti, pensionati e disoccupati).
Come il governo Trump in USA, anche il nostro governo non si può permettere la figuraccia di ricorrere a prudenziali razionamenti o favorire soltanto alcuni settori (industriale, agricolo, trasporto che influiscono direttamente sull’inflazione) ma preferiscono elargire “generosi” sconti erga-omnes e poi vedremo….
Intanto gli attuali aumenti energetici ed i paventati (ma ormai sicuri) gravi rincari per i prossimi anni aumentano la possibilità di far accettare due pericolosi ritorni sulla scena energetica italiana: impianti nucleari e addirittura centrali a carbone (i cui carburanti per altro non sono in nostro possesso e quindi li dovremmo comunque importare a caro prezzo sul mercato internazionale).
Faccio presente poi che il mantenimento in stand-by delle 4 centrali a carbone rimaste (di cui due in Sardegna, così attenta ad ecologia ed ambiente ) costano ben 78.000.000€… cifra non indifferente con cui invece si potrebbero facilitare sa Subito investimenti in F.E.R. con piani in attesa di sblocco autorizzativo.
Continuare per molti mesi a mantenere più basse le accise sui carburanti costa diversi miliardi di debito pubblico (e quindi minori investimenti nei servizi statali indispensabili come Sanità ed Istruzione, la cui carenza drammatica è evidente) soltanto per mantenersi “amico” il futuro elettore tra molti mesi a venire…
Sarebbe stato più corretto lasciare i prezzi salire (senza poi intaccare preziosi stoccaggi da ricostituire a prezzi elevatissimi ! ) e distribuire sconti “ad personam” in base all’ISEE (lo so… sa di “tessera del pane”) con pagamento tracciabile ai distributori (leggasi bancomat dell’intestatario) ed i già approvati sconti ai settori industriali energivori i quali per altro vanno “forzati” a rendersi per quanto possibile autarchici e “sovrani” (altri termine storici e cari ai nostri governanti) aumentando l’autoproduzione e accumulo (di cui in Italia abbiamo pure numerosi progetti e brevetti senza ricorrere per forza a B.E.S.S. ma che stiamo realizzando all’estero ! ).
Ma forse siamo fatti per andare “in direzione ostinata e contraria” al vento di tempesta che ci sta raggiungendo… 😭