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Cari sindaci, la vostra arma è l’elettrico

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Cari sindaci, chi l’ha detto che dobbiate sfibrarvi nell’eterna disputa con i negozianti sulla chiusura dei centri storici? Adesso nel mirino c’è la torinese  Appendino, contestata per la revisione della ZTL, ma il problema riguarda tutti.

Le polveri sottili ci fanno vivere meno

Non è detto che l’unica arma in mano vostra siano i divieti. Si possono creare zone pedonali e, accanto, zone in cui entrano solo certi veicoli. Ma non più i diesel. Per motivi che non diciamo noi. Lo dicono decine di rapporti scientifici. Da ultimo uno studio dell’Ausl di Bologna, intitolato Valutazione sanitaria della qualità dell’aria. La conclusione è che un bambino nato nel 2016 nel capoluogo emiliano ha un’aspettativa di vita ridotta in media di cinque mesi (su 84 anni) a causa dell’esposizione alle polveri sottili, in particolare alle insidiosissime pm2,5, che penetrano a fondo nei nostri polmoni .

Chiara Appendino,  sindaca di Torino

Polveri che non vengono solo dalle automobili, certo, ma anche dalla combustione di biomasse, per esempio con caminetti e stufe. Ma i veicoli a gasolio, soprattutto i più vecchi, ne sono in gran parte responsabili. Complessivamente i residenti nella città metropolitana di Bologna ogni anno perdono 220 anni di vita. E non è solo questione di decessi: chi vive è sempre più spesso afflitto da malattie respiratorie croniche, che ne peggiorano comunque la qualità dell’esistenza.

 

Cominciamo subito da taxi, furgoni e car sharing

Insomma, serve un cambio di passo. E oggi l’alternativa ai divieti c’è. Chiara Appendino, che a Torino ha livelli di inquinamento ancora peggiori che a Bologna, dice che <c’è un diritto all’aria pulita, ma l’80% delle polveri sottili a Torino deriva dalle vetture>.  E aggiunge che <bisogna disincentivare l’uso di mezzi inquinanti e rilanciare il trasporto pubblico>. La verità è che oggi finalmente la tecnologia ci offre veicoli a emissioni zero. Ed è su questi che i sindaci devono puntare, con coraggio e preveggenza. Magari cominciando dai mezzi che ogni giorno percorrono le città in lungo e in largo, consumando e inquinando di più. Taxi, veicoli del car-sharing, furgoni per consegnare merci e pacchi per società come Poste, Amazon, DHL ecc. C’è chi in Italia lo ha già capito, come la Provincia di Trento (guarda), incentivando l’acquisto di auto elettriche da parte di questi “moltiplicatori della mobilità sostenibile”, con cifre che arrivano anche a 8 mila euro. Perché non possono seguire questo esempio virtuoso anche le grandi città?

I nostri polmoni prima del business dei negozianti

Tanto più che i prezzi delle auto elettriche stanno diventando sempre più appetibili per questi utilizzatori professionali. Esempio: una taxista oggi paga una Nissan Leaf poco più di 27 mila euro (guarda), una cifra che permette di ammortizzare la differenza di prezzo rispetto a un diesel in un paio di anni. Questo perché l’energia elettrica costa molto meno del gasolio o della benzina. E costa molto meno la manutenzione, senza considerare l’esenzione dal bollo. Forza, sindaci: rendete elettrici i vostri centri storici. Zero emissioni, zero rumore. E anche più allegria, con città più a misura d’uomo, attrattive anche per il turismo. Un sogno possibile, subito. E se non piace ai negozianti, pazienza. I nostri polmoni contano più dei loro incassi.

4 COMMENTI

  1. quando poi i…politicanti avranno convinto una buona percentuale di persone a comprare “elettrico”, come per magia la tassazione (accise, IVA ecc…) si sposterà dal gasolio alla bolletta

    e la pseudo-convenienza…ciccia.

    Per la questione”inquinamento” occorre verificare
    1) quante emissioni nocive si emettono in più per avere “chiavi in mano” un veicolo elettrico, rispetto ad un diesel con funzionalità equivalente

    2) la percentuale di emissioni nocive “in meno” in zona urbana, considerate cioè quelle da rotolamento pneumatici e (in misura minore) da usura freni e pastiglie;

    3) l’incremento di emissioni nocive per maggior consumo carbone ed altri materiali fossili (fonte non trascurabile dell’energia elettrica);

    4) quante emissioni nocive si emetteranno in più “a fine vita” per smaltire le batterie del veicolo elettrico, rispetto ad un diesel con funzionalità equivalente

    • Può essere che il costo dell’energia aumenti, ma ci sono ostacoli pratici da superare. Esempio: come fa lo Stato a sapere se a casa io sto caricando l’auto o alimentando l’elettrodomestico? Quanto all’inquinamento ci sono tonnellate di studi che dimostrano che l’amo elettrica avrebbe un impatto ambientale complessivo, dalla produzione allo smaltimento, comunque inferiore rispetto a un omologo modello a motore ‘caldo’, anche se l’energia necessaria per alimentarlo fosse prodotta col carbone. Ma ricordo che in tutto il mondo, anche in Italia, la produzione da rinnovabili aumenta anno dopo anno. E già oggi nel nostro Paese sarebbe più che sufficiente a coprire la domanda di energia per automazione anche se tutti noi decidessimo di muoverci con un Model S della Tesla, una delle auto elettriche più energivore in circolazione. Non lo dico io, lo dice uno scienziato del CNR come Nicola Armaroli, che abbiamo ascoltati nei due incontri di formazione che abbiamo organizzato nei giorni scorsi a Roma e Bologna. Quanto al fine-vita, ci si sta attrezzando per utilizzare in altro modo le batterie non più sufficienti per le auto in altri usi e per riciclare quel che resta in un lontano fine vita secondo i concetti più avanzati di economia circolare. Con una domanda finale: perché non ci siamo mai posti tutti questi quesiti con le auto a benzina o a gasolio? Dà così fastidio avere nelle nostre città auto che non inquinano e non fanno rumore?

  2. no, non dà fastidio. Semplicemente a me serve una macchina con le seguenti caratteristiche
    – autonomia di (almeno) 500 km (attualmente autonomia 800 km),
    – tempo di rifornimento 5 minuti,
    – niente obbligo di tener spenti forno/lavatrice/lavastoviglie/aspirapolvere mentre in garage si sta ricaricando l’EV

    Per l’inquinamento, nel mio piccolo, ho eliminato quasi del tutto l’uso della macchina in città (pedibus calcantibus e by bike)

    – nell’articolo e replica successiva si glissa sul problema emissioni nocive dell’EV in zona urbana, rotolamento pneumatici e (in parte) usura freni e pastiglie;

    • In effetti i comportamenti contano anche più delle tecnologie: se tutti usassero l’auto solo il minimo indispensabile, non avremmo i problemi di inquinamento in cui ci dibattiamo. Aggiungo solo che nelle auto elettriche il consumo dei freni è minimo, basta studiarsi il funzionamento dell’e-pedale della Leaf per verificarlo. Quanto al rifornimento, io credo che oggi l’elettrica sia soprattutto per chi può ricaricare a casa o in ufficio, di notte o mentre si lavora.

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