Per la prima volta dagli anni Settanta, la produzione di elettricità da carbone è diminuita contemporaneamente in Cina e in India, i due maggiori consumatori mondiali di questo combustibile fossile. Il dato emerge da un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air, commissionata dal sito di informazione climatica Carbon Brief.
Il passaggio è stato definito “storico” dagli analisti, è non è per nulla una esagerazione. Perché potrebbe segnare una fase nuova per il sistema energetico globale. In particolare, per la lotta alle emissioni di CO₂ nell’atmosfera. Secondo i dati del centro di ricerca, nel 2025 la produzione elettrica da carbone è calata dell’1,6% in Cina e del 3% in India. Un evento che non si verificava dal 1973. E che rompe una tendenza durata decenni, in cui la crescita economica dei due Paesi era andata di pari passo con un aumento del consumo di carbone.
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Alla base c’è soprattutto l’espansione senza precedenti delle fonti rinnovabili. In Cina, il 2025 ha segnato un nuovo record: oltre 300 GW di nuova capacità solare e più di 100 GW di eolico installati in un solo anno. Numeri impressionanti: superano di oltre cinque volte l’attuale capacità elettrica complessiva del Regno Unito. Una crescita che ha consentito di coprire l’aumento della domanda di energia senza ricorrere a nuova produzione da carbone. Accelerando di fatto la sostituzione delle fonti fossili con quelle pulite.
Anche l’India ha registrato progressi significativi, con l’aggiunta di 35 GW di solare, 6 GW di eolico e 3,5 GW di idroelettrico. Secondo l’analisi, la crescita delle rinnovabili ha contribuito per il 44% alla riduzione dell’uso di carbone e gas rispetto alla media dei cinque anni precedenti:. E’ la prima volta che l’energia pulita gioca un ruolo così rilevante nel contenere la produzione elettrica da carbone nel Paese.
Il quadro, tuttavia, resta complesso. In India, circa il 36% del calo dei combustibili fossili è stato favorito da condizioni climatiche più miti. Mentre un ulteriore 20% è legato a una crescita più lenta della domanda di base. Ondate di calore estremo, con un aumento dell’uso dei condizionatori, potrebbero quindi rimettere sotto pressione il sistema elettrico.
Il possibile picco globale del carbone è stato finora rinviato anche da fattori geopolitici. La guerra in Ucraina e l’aumento dei prezzi del gas hanno spinto molti Paesi verso il carbone. Perché più economico e facilmente disponibile. L’Agenzia Internazionale per l’Energia aveva lanciato l’allarme un anno fa. Dopo il rimbalzo post-pandemia, la produzione elettrica da carbone avrebbe potuto restare vicina ai massimi storici almeno fino al 2027.
La Cina dinostra che si può investire nelle rinnovabili e sostenere lo stesso la crescita senza ricorrere al carbone
Eppure, i dati più recenti suggeriscono che qualcosa sta cambiando. Considerando che Cina e India sono responsabili di oltre il 90% dell’aumento delle emissioni globali tra il 2015 e il 2024, una riduzione strutturale e duratura del carbone in questi due Paesi potrebbe rappresentare il vero punto di svolta per la transizione energetica mondiale. In particolare, la strategia cinese di investire massicciamente nelle rinnovabili mostra come sia possibile sostenere la crescita economica riducendo allo stesso tempo la dipendenza dai combustibili fossili. Un segnale che, se confermato nei prossimi anni, potrebbe anticipare il declino definitivo del carbone a livello globale.


Cina & India sono importatori di idrocarburi liquidi e gassosi pertanto dipendono da altri paesi, generalmente “amici” ma alcuni di questi hanno forti pressioni ed ostacoli sia legali (dazi ed altre restrizioni al loro export) che più “fisici” e brutali (con sequestro di petroliere ad es.).
Riuscire a rendersi sempre meno dipendenti da importazioni energetiche sta diventando sempre più urgente e non solo per questioni economiche (minor costo delle energie da F.E.R. = maggior competitività ) ma soprattutto per mera autosufficienza e minor ricattabilità da parte dei competitors (USA in primis). Sia in India che in Cina hanno anche situazioni emergenziali per inquinamento e conseguenze dei cambiamenti climatici che lo aggravano quindi stanno rafforzando quanto possibile le loro politiche energetiche verso fonti “pulite” per abbattere gli inquinanti che in certe regioni e megalopoli stanno diventando intollerabili (Delhi e Mumbay ad esempio sono oltre i livelli critici, specie in certi periodi dell’anno).
I picchi di consumo di idrocarburi sono stimati tra il 2030 ed il 2050 (a seconda dell’attenzione che avranno gli stati più “pesanti” nelle emissioni alle drammatiche situazioni ambientali) ma confido che tra un paio di anni ci saranno sostanziali cambiamenti (in meglio , come mi auguro).
Avevo già visto la tendenza alla riduzione del consumo di carbone in Cina, mi ha stupito però molto di più quella dell’India.
Se la Cina continua a installare 200GW di rinnovabili e mettere in strada 5-6 Milioni di auto elettriche all’anno i consumi di fonti fossili devono per forza di cose scendere. I consumi di petrolio sono rimasti stabili nel 2025 per un solo motivo, perché sono aumentati i consumi del settore petrolchimico altrimenti avresti visto un decremento anche da quel punto di vista. Me lo aspetto per quest’anno sinceramente, altro che 2030.
La Cina deve ridurre i consumi di Petrolio quel tanto che basta per rifornirsi solo attraverso canali fuori dal controllo degli stati uniti, quindi tramite Russia e Medio Oriente.
Russia già sotto sanzioni, Iran idem (e nel “mirino” di Trump in questo momento… e sta spostando una portaaerei in area..con la scusa delle manifestazioni antiregime)… Petroliere della flotta ombra sempre più tracciate… non credo la Cina voglia affidarsi a forniture così poco stabili.
Pure negli USA le forzature di Trump di stoppare progetti eolici rischiano di saltare riducendo ulteriormente la domanda di greggio.
(https://www.reuters.com/legal/litigation/us-judge-grants-equinor-bid-restart-new-york-offshore-wind-project-2026-01-15/)
è merito della continua discesa dei prezzi degli accumuli a batteria BESS, oltre che della continua discesa dei prezzi del fotovoltaico e dell’eolico
se 3 anni fa eolico e fotovoltaico costavano meno del carbone ma erano intermittenti; oggi persino eolico o fotovoltaico + abbondanti batterie, cioè un sistema stabilizzato e molto flessibile nell’utilizzo, costa meno del carbone
recenti aste al ribasso pubbliche in India, simili alle nostre aste FER:
— 2,8 cents al kWh per energia da
2 GW fotovoltaici + 4 GW-h batterie BESS
— 3 cents al kWh per energia da
1,2 GW fotovolatici + 3,6 GW-h batterie BESS
cioè su impianti di grande taglia aggiungere più batterie oggi costa poco, i numeri sopra hanno questa proporzione “potenza fotovoltaica” vs “capienza batterie”:
1 a 2 –> costo energia 2,8 cents al kwh ( 28 €/MWh)
1 a 3 –> costo energia 3 cents al kwh ( 30 €/MWh)
questi i costi attuali in India per i grandi impianti;
in Europa i prezzi sono più alti, per qualsiasi fonte di energia; gli stessi sistemi “ibridi” ftv + batterie da noi costano tra 30% e 100% più che in India;
sono comunque più economici del carbone anche da noi; e si prevede che i costi di rinnovabii e accumuli scenderanno ancora parecchio
https://www-pv–magazine-com.translate.goog/2025/10/16/indias-solar-plus-storage-tender-sets-record-low-inr-2-86-tariff/?_x_tr_sl=auto&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it
https://www-pv–magazine–india-com.translate.goog/2026/01/09/seci-concludes-1-2-gw-solar-plus-600-mw-3600-mwh-storage-tender-at-inr-3-12-kwh/?_x_tr_sl=auto&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it