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Torino, i Canottieri del Po contro le e-barche

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L’idea della Regione Piemonte di permettere la navigazione a piccole barche elettriche nel tratto torinese del Po ha provocato la reazione dei circoli canottieri torinesi, che ostacolano il progetto.

Solo canottieri, no barche a motore. Neanche quelle elettriche. L’idea di far decollare la navigazione ad emissioni e rumori zero sul Po ha provocato la reazione dei circoli canottieri di Torino che non vogliono condividere con altri soggetti il fiume. Gli sportivi cercano di affondare il progetto della Regione Piemonte e della società dei trasporti GTT che invece intendono far decollare il trasporto ed il turismo navale in versione elettrica. Un’idea abbastanza contenuta nei mezzi e nelle risorse: <Pensiamo ad alcuni privati che possono noleggiare delle piccole barche elettriche, ma con dei numeri limitati>. Questo, in estrema sintesi, il progetto che ci era stato riferito dai funzionari di GTT. Insomma nessuna invasione.

Ma ai canottieri che riempiono di attività sportive, lodevoli beninteso, il corso d’acqua la proposta non è piaciuta per niente. Non è la prima volta, sono da sempre contrari alla presenza di imbarcazioni a motore. Questa volta però  nel mirino sono finite le imbarcazioni elettriche. Presa carta e penna i canottieri hanno scritto a ‘La Stampa’, il quotidiano di Torino, ricordando la pericolosità del fiume e la necessità di tutelare gli sportivi. In altri termini non ci sono le condizioni che permettono la navigabilità del canale. Questa la presa di posizione.

L’associazione Pro Natura con i  canottieri 

Un freno al progetto è stato chiesto anche dalla società Pro natura Torino con il vicepresidente Emilio Soave che sottolinea la pericolosità per gli attuali utilizzatori del Po: <Il progetto attuale è “più leggero”, con battelli elettrici di carico limitato e pescaggio ridotto. Tuttavia in assenza di regole e di precise norme di sicurezza sta giustamente suscitando molte critiche tra le società remiere: ricordiamo il conflitto tra i due battelli fluviali e la pratica sportiva, anche per l’onda che questi provocavano navigando nel centro del fiume; il noleggio libero di battelli elettrici rischia di creare un altro tipo di conflittualità. Battelli elettrici da diporto, senza conduttori, abbandonati magari all’improvvisazione degli utenti, rischierebbero di creare il caos, con rischio di collisioni e incidenti>.

Si può rispondere che a soli 30 chilometri, nel lago di Candia  nel canavese, il circolo locale di canottaggio scrive orgogliosamente nel suo sito internet: “A Candia la prima imbarcazione elettrica pensata esclusivamente per il canottaggio”. Si sa che con le barche elettriche  la formazione dell’onda è abbastanza limitata e le velocità  ridotte. In altri termini: con il dovuto buon senso e le giuste regole di convivenza il matrimonio tra navigazione sostenibile e attività sportiva si può celebrare. Nel rispetto di tutte le esigenze.