Cammarata (Assoespressi): “Furgoni elettrici, ma serve sostegno”

furgoni elettrici



Bernardo Cammarata è presidente di Assoespressi dal 2019, riconfermato nel 2025 alla guida dell’associazione nazionale che rappresenta i corrieri espressi dell’ultimo miglio, una filiera oggi centrale per l’e‑commerce e partner strategica di Amazon. La sua storia personale si intreccia con quella del settore: è infatti anche socio e titolare di un’azienda con mille furgoni, duecento dei quali elettrici, una flotta a zero emissioni sicuramente tra le più ampie d’Italia. Un furgone su cinque è elettrico, ma non “mancano le criticità”.  Il presidente le elenca a Vaielettrico. 

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Assoespressi nasce negli anni Novanta, quando il fenomeno dell’ultimo miglio era ancora embrionale. «È rimasta dormiente per circa una ventina d’anni e poi nel 2016 l’abbiamo praticamente resuscitata» racconta Cammarata, ricordando come all’epoca non esistesse ancora un modello organizzato di distribuzione urbana paragonabile a quello attuale.

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Oggi l’associazione rappresenta un comparto che vale tra i quindicimila e i diciottomila furgoni a livello nazionale, un numero in continua evoluzione a causa dei frequenti cambi di appalto e delle difficoltà economiche che molte aziende stanno affrontando. «Ci sono imprese che non riescono a reggere l’impatto dei costi emergenti e delle modifiche normative. Alcune, soprattutto le più piccole, stanno chiudendo» spiega.

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Bernardo Cammarata Assoespressi

Cammarata è un imprenditore ad aver investito con decisione nell’elettrico, nel privato è alla sua seconda auto elettrica. La sua azienda ha introdotto duecento furgoni a batteria, pari al venti per cento della flotta. Il vantaggio principale, dice, è evidente: «Il mezzo elettrico non inquina».

Ma il presidente vuole sottolineare anche i limiti. «L’autonomia è il primo ostacolo: non esistono ancora veicoli in grado di garantire percorrenze paragonabili ai diesel. Un tragitto semplice come Torino‑Pinerolo, ottanta chilometri tra andata e ritorno, può consumare quasi un terzo della batteria. E quando un mezzo elettrico si ferma, non esiste la soluzione rapida d’emergenza». Un problema però molto limitato in ambito urbano dove i punti di ricarica sono sempre più numerosi e capillari.

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Il vero nodo, però, secondo Cammarata è l’assenza di infrastrutture dedicate. «È vergognoso che non esistano parchi dedicati alla ricarica dei veicoli commerciali, ce li facciamo noi privatamente, oppure non possiamo lavorare» afferma con decisione. La sua azienda ha costruito «cinque aree di ricarica dedicate, distribuite vicino alle filiali operative. Senza questa scelta, l’elettrico sarebbe stato impossibile da gestire».

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Consegne a emissioni zero con i furgoni elettrici Mercedes per Amazon

Bene l’accesso al centro storico ma “a Milano ci sono zone vietate di giorno anche all’elettrico

Con la crisi di Hormuz il prezzo del carburante è salito alle stelle, ma secondo Cammarata «aumenta pure il costo del kilowattora».  L’elettrico offre un vantaggio: l’accesso ai centri storici. Ma anche qui non mancano le contraddizioni. «A Milano ci sono zone dove non si può entrare neanche col furgone elettrico» racconta, citando l’area delle vie della moda, dove «le consegne sono consentite solo di notte. Una scelta che comporta costi aggiuntivi per il lavoro notturno e una complessità organizzativa non indifferente».

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Cammarata non usa mezzi termini quando parla di transizione ecologica. «Tutti vogliono una transizione 4.0, 5.0, salvare il pianeta… ma nessuno fa qualcosa» afferma. Secondo lui, servirebbero  «prezzi più bassi per i veicoli elettrici, incentivi stabili e infrastrutture adeguate».  La voce di Cammarata è quella di chi l’elettrico lo usa davvero, ogni giorno, su larga scala. E il suo messaggio è netto: senza infrastrutture e senza politiche coerenti, la transizione è lenta.  Temi al centro dell’incontro del 21 maggio a Roma con Vaielettrico protagonista insieme a ECCO Climate. Tutte le informazioni nell’articolo qui sotto.

  • LEGGI anche:La palla al piede dell’auto elettrica? Il fisco su ricarica e flotte aziendali” e guarda il VIDEO

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