Camionisti in sciopero, pescatori in rivolta. I disastri dell’economia fossile

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Sale il prezzo del carburante: i camionisti scioperano, in diversi porti i pescatori protestano e l’Italia – insieme ad altri quattro Paesi Ue, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Portogallo – chiede un intervento urgente alla Commissione europea per fronteggiare la crisi del settore. Degli agricoltori abbiamo già scritto: Coldiretti si è rivolta al tribunale denunciando una presunta speculazione sul rialzo dei prezzi del gasolio. Il mondo della logistica e della produzione è in forte sofferenza.

Eppure il problema, nel dibattito pubblico, sembrano essere solo gli Ets – la tassa sulle emissioni – e non l’assenza di una vera politica di elettrificazione delle flotte. In Gran Bretagna gli incentivi per i camion elettrici superano i 100 mila euro, mentre in Italia si fermano a 24 mila. I bandi per il retrofit elettrico dei pescherecci si sono rivelati un fiasco. Per fortuna, almeno nel trasporto urbano, molte città hanno ormai una quota significativa di autobus elettrici.

Sciopero nazionale dei Tir dal 20 al 25 aprile

Continua la guerra, il gasolio resta alto e il prezzo è destinato a salire. La situazione economica diventa intollerabile e i camionisti scendono in piazza. Trasportounito proclama il fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile, annunciando una mobilitazione dura e determinata: «Dal 20 aprile fermo nazionale. Anche se la commissione sciopero dice di no. Trasportounito sostiene anche chi è già fermo per l’emergenza carburante».

Dai pannelli al camion: l’elettrico Scania per Tonoli Spedizioni

 

Si muove anche l’associazione Unatras con l’iniziativa «100 piazze di ascolto per una mobilitazione comune dell’autotrasporto». Il caro gasolio spinge alla protesta: «Nonostante i provvedimenti governativi arrivati tempestivamente, i trasportatori fanno i conti ogni giorno con un costo del gasolio stabilmente oltre i 2 euro al litro su quasi tutta la rete nazionale».

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Le associazioni sostengono che il Governo non coglie la gravità della situazione: «L’incontro con il Ministero dei Trasporti ha prodotto misure insufficienti, che nei fatti non danno risultati positivi perché non affrontano adeguatamente l’emergenza in corso». E aggiungono: «Le richieste di iniziative dimostrative diventano sempre più pressanti, mentre l’inerzia decisionale non fornisce risposte adeguate». In sintesi, cresce la difficoltà nel contenere gli associati che chiedono azioni più forti. Una situazione esplosiva, resa ancora più complessa dal prolungarsi del conflitto in Iran.

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Un camion elettrico Volvo, a batteria l’autonomia è di centinaia di chilometri

Eppure, in questi anni, si è lavorato poco sulla transizione energetica del traffico merci. Le stazioni di ricarica dedicate sono poche, spesso realizzate direttamente dai costruttori dei camion, e gli incentivi per l’acquisto di mezzi elettrici restano deboli. Se nel Regno Unito possono superare abbondantemente i 100 mila euro, in Italia non vanno oltre i 24 mila. La transizione all’elettrico non è semplice, ma nel nostro Paese si è fatto troppo poco, nonostante le ingenti risorse messe a disposizione dal Pnrr.

In crisi i pescherecci, ma i bandi per elettrificarli vanno deserti

Dai porti italiani arriva una forte preoccupazione degli armatori per il caro gasolio. Dal Tigullio – dove si avverte denuncia che «così i pescherecci sono a rischio» – ad altre marinerie che dichiarano aumenti fino al 20%, il malessere è diffuso. L’imprenditrice Francesca Palladino, intervistata da La Stampa, è diretta: «L’aumento del gasolio ci sta mettendo in ginocchio. La mia barca è piccola, ma consuma 5 mila litri al mese; a marzo ho dovuto fare 3.900 euro di gasolio: chi ci sta dentro così? È impossibile andare avanti».

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A bordo di Elida, la barca elettrica norvegese

La crisi non riguarda solo l’Italia. Il nostro Paese, insieme a Bulgaria, Estonia, Lettonia e Portogallo, ha chiesto alla Commissione europea un intervento urgente per fronteggiare una situazione «aggravata dall’aumento dei costi energetici trainati dalla guerra in Medio Oriente». La richiesta è chiara: una revisione immediata del regolamento Feampa (Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura) per consentire «misure straordinarie, tra cui sostegni diretti alle imprese, investimenti per l’efficienza energetica delle flotte, incentivi per attrarre nuovi lavoratori e maggiore flessibilità e semplificazione delle procedure».

Esistono motori elettrici per i pescherecci?

 

Ma il problema non è solo la disponibilità dei fondi. Nel 2025 sono stati pubblicati numerosi bandi regionali per migliorare l’efficienza energetica dei pescherecci, ma reperire informazioni non è stato semplice. A novembre, dalla Puglia, il responsabile dei fondi ha risposto a Vaielettrico: «Comunico che nel precedente avviso “motori” non è stato finanziato nessun motore elettrico».

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In Norvegia ci sono esperienza elettriche di pescherecci a batteria

Questo dimostra che non basta stanziare risorse per avviare davvero la transizione energetica nel settore della pesca. Serve una presa di coscienza più ampia, accompagnata da campagne informative e di sensibilizzazione rivolte agli operatori che non conoscono le potenzialità della tecnologia elettrica.

LEGGI ANCHE: Crisi energetica e transizione: basta con le soluzioni d’emergenza e guarda il VIDEO

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