BYD tratta stabilimenti Stellantis, anche in Italia, per produrre le sua auto in Europa. Sottraendosi anche ai dazi UE sulle elettriche cinesi. Ovviamente, se la trattativa andrà in porto, se e come cambierà l’organizzazione del lavoro nelle fabbriche coinvolte.
BYD tratta stabilimenti Stellantis sottoutilizzati

IN questa fase BYD è sotto pressione in Cina per la forte competizione sui prezzi che si è svliluppata sul mercato domestico. E punta forte sull’Europa. Ora sta negoziando con Stellantis e altre case automobilistiche europee per l’acquisizione di stabilimenti sottoutilizzati nella regione. Progetto quest’ultimo rivelato dall’Executive Vice President Stella Li (foto in alto) in un evento a Londra, secondo quanto riporta Bloomberg. BYD sta valutando potenziali accordi per l’acquisizione di stabilimenti in paesi come l’Italia. E preferirebbe gestire gli stabilimenti direttamente, piuttosto che tramite joint venture, strada scelta dal concorrente Leapmotor. “Stiamo parlando non solo con Stellantis, ma anche con altre aziende”, ha dichiarato Li a margine della conferenza “Future of the Car” del Financial Times. “Stiamo cercando qualsiasi stabilimento disponibile in Europa perché vogliamo sfruttare questo tipo di capacità produttiva inutilizzata“.
Molti manager italiani nel gruppo cinese

Il management europeo di BYD conosce molto bene le fabbriche e la situazione di Stellantis, dato che è proprio da quest’azienda che provengono molti suoi manager. A partire da Alfredo Altavilla, che è stato l’uomo più vicino a Sergio Marchionne nel lungo periodo in quest’ultimo ha guidato Stellantis. Ma anche il responsabile per l’Italia del colosso cinese, Alessandro Grosso, viene dalla stessa azienda. A questo punto aumenta l’attesa per quel che dirà il numero uno di Stellantis, Antonio Filosa, nel nuovo piano industriale. Il piano verrà presentato il 21 maggio ad Auburn Hills, nel Michigan. Lì il top manager campano potrebbe chiarire qual è il destino delle fabbriche italiane. Dopo che pochi giorni fa è stata data la notizia di un altro accordo proprio con Leapmotor. Il marchio cinese produrrà in due fabbriche spagnole del gruppo.
Dai sindacati un no alle fabbriche-cacciavite
“È del tutto evidente che io non sono contrario agli investimenti di altri produttori compresi i produttori cinesi nel nostro paese. Ma loro non possono pensare che noi diventiamo una fabbrica cacciavite, dove si assemblano pezzi prodotti all’estero. È il commento del segretario generale della Fiom, Michele De Palma, all’ipotesi che BYD acquisica una fabbrica italiana di Stellantis.”Quelle fabbriche non sono solo fabbriche, sono la storia industriale e democratica del nostro paese. Quanti soldi pubblici abbiamo investito nell’industria dell’auto e non abbiamo investito altrove per fare di quella struttura industriale la storia industriale del nostro paese“, ha continuato De Palma. “Non possiamo concedere a John Elkann, di Stellantis, la possibilità di poter negoziare una cosa che non èsua. Lo dico con una provocazione. Ma gli stabilimenti e la capacita’ produttiva dell’Italia dell’automotive non eè di John Elkann. È delle lavoratrici e dei lavoratori della delle fabbriche italiane’”, ha aggiunto il segretario generale della Fiom.
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🤫🤫🤫… mi raccomando, fate in modo che Urso non lo venga a sapere e non si immischi nella trattativa… 🤞🏻🤞🏻🤞🏻
Pare se ne occuperà il dream team italico Urso, Lollobrigida, Salvino,
se Tesla non ce li ruba prima offrendogni alte posizioni di management
Dai sù perdiamo anche questa occasione per avere un po’ di lavoro.
Prezzo di mercato oggi, o procedura concorsuale domani. Se fossi un creditore o un lavoratore io vorrei avere a che fare con un padrone che spende per ricerca e sviluppo, non uno che fa riunioni per ribrandizzare la Ami per chiamarla Topolino. StAllantis adieu
Speriamo vendano Cassino. Ci producono i cinesi (eliminando i dazi), Stellantis sposta le produzioni e l’occupazione sale. Il governo può dire di aver avuto successo. Rimane il nodo sindacale, ma a giochi fatti non potranno che contrattare le condizioni migliori possibili. A quel punto anche la filiera dei fornitori avrebbe un grande incentivo a convertirsi.
chiedo: Stellantis ricaverebbe abbastanza soldi (o mancate spese future) dalla vendita/cessione degli stabilimenti? oppure per non favorire un concorrente potrebbe non volerle cedere anche se non è interessata a sfruttarle?
inoltre abbiamo il ministro Urso (e il governo che ha dietro), con fama di essere un antidoto agli accordi industriali, BYD (o i suoi manager italiani citati nel’articolo) dovrebbero avere molta pazienza per gestire le gaffe e indisponenze politiche, che non trasmettono un senso di fiducia per impegni a lungo termine
Ma D’Urso fa gli interessi di Elkann, quindi ovvio che ho i cinesi sganciano il grano o si rimane così mezzi chiusi con operai a carico dello stato, come sempre stato.