BYD mette in pausa il progetto della nuova fabbrica di auto elettriche in Turchia e guarda con crescente interesse a un secondo sito produttivo all’interno dell’Unione Europea. A rivelarlo è Stella Li, vicepresidente esecutiva del gruppo cinese, confermando che la priorità assoluta dell’azienda è oggi completare l’avvio della produzione nello stabilimento ungherese di Szeged.
La localizzazione produttiva in Europa continua a essere un tassello fondamentale della strategia di crescita di BYD. Il gruppo cinese è presente nel continente già dal 2017 con la produzione di autobus elettrici a Komárom, in Ungheria, dove dispone anche di attività legate all’assemblaggio di batterie.

Szeged, l’impianto chiave per BYD
Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata sul nuovo stabilimento di Szeged, in Ungheria. Inizialmente l’obiettivo era avviare la produzione del modello elettrico Dolphin Surf entro la fine del 2025, ma il cronoprogramma ha subìto uno slittamento.
Secondo quanto dichiarato da Stella Li, l’impianto ha avviato le attività di test all’inizio del 2026, ma l’installazione delle attrezzature non è ancora completata. Per questo motivo la produzione commerciale di veicoli elettrici dovrebbe partire soltanto nel quarto trimestre del 2026.
La dirigente ha definito l’Ungheria come la “priorità numero uno” per l’azienda, segnale evidente che BYD vuole consolidare la propria presenza industriale nell’Unione Europea prima di accelerare ulteriormente gli investimenti.
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Stop al progetto Turchia
La novità più rilevante riguarda però la prevista fabbrica di Manisa, nel nord-ovest della Turchia. Annunciato nel 2024 con un investimento stimato di circa 1 miliardo di dollari, il sito avrebbe dovuto rappresentare il secondo grande polo europeo del costruttore. Oggi però il progetto è stato congelato.
Stella Li ha confermato che i lavori non sono ancora iniziati e che non esiste una tempistica definita per l’avvio della costruzione o della produzione.
Non si tratta necessariamente di una cancellazione definitiva, ma il progetto turco è chiaramente sceso nell’ordine delle priorità aziendali. Una decisione che modifica gli scenari ipotizzati fino a pochi mesi fa, quando la Turchia appariva come la destinazione più probabile per la seconda fabbrica europea di BYD.
La Spagna nel mirino?
BYD sembra ora preferire una soluzione più rapida: rilevare un sito produttivo esistente nel sud Europa.
Secondo Stella Li, l’opzione preferita sarebbe proprio l’acquisizione di una fabbrica già operativa. Tra i Paesi candidati continua a emergere la Spagna, già indicata in passato come una delle località favorite dal gruppo cinese per espandere la propria presenza industriale. Una scelta di questo tipo consentirebbe di ridurre tempi e costi di avvio, sfruttando infrastrutture e competenze già disponibili.
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Le regole “Made in EU” influenzano la strategia
La decisione di bloccare il progetto turco non sembra essere legata ai dazi aggiuntivi introdotti dall’Unione Europea sui veicoli elettrici prodotti in Cina. Grazie all’unione doganale tra Turchia e UE, infatti, una produzione localizzata nel Paese non sarebbe soggetta agli stessi ostacoli tariffari.
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Più probabilmente, la mossa di BYD è collegata alle future regole “Made in EU”, che puntano a premiare i veicoli con una quota elevata di valore aggiunto generato all’interno dell’Unione Europea. Questi criteri potrebbero diventare particolarmente rilevanti per l’accesso agli incentivi pubblici e alle gare delle amministrazioni.
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