BYD sarebbe in trattative con Volkswagen per rilevare parte della fabbrica di Dresda, la storica Gläserne Manufaktur, chiusa a fine 2025. L’operazione segnerebbe un ulteriore passaggio strategico nella presenza industriale del colosso in cinese nel cuore dell’Europa.
Secondo le indiscrezioni, BYD investirebbe nel sito utilizzando circa metà dell’impianto per produrre veicoli elettrici, mentre l’altra parte verrebbe trasformata in un hub di innovazione in collaborazione con il Land della Sassonia e l’Università Tecnica di Dresda (TU Dresden).
BYD: strategia europea, tra dazi e geopolitica
La scelta di investire in Germania si inserisce in un contesto complesso, segnato dalle tensioni commerciali tra Europa e Cina. Attualmente, le auto elettriche importate da BYD sono soggette a un dazio del 10% più un’ulteriore tariffa anti-sussidi del 17%.
Produrre localmente consentirebbe quindi di aggirare in parte queste barriere, migliorando la competitività dei prezzi. Non è un caso che BYD stia già costruendo fabbriche in Ungheria e Turchia, mentre in passato aveva valutato anche la Spagna.
La Germania, inoltre, si è opposta ai dazi europei aggiuntivi sulle auto elettriche cinesi, una posizione vista con favore da Pechino e che potrebbe aver facilitato il dialogo industriale.

Dresda, da fabbrica simbolo a laboratorio per il domani
Cuore del possibile deal tra BYD e VW è il rilancio dello storico stabilimento di Gläserne Manufaktur, la prima fabbrica tedesca a dedicarsi esclusivamente alla mobilità elettrica, inaugurata nel 2002 e ora ferma da dicembre 2025 dopo aver assemblato negli ultimi anni migliaia di ID.3.
Il progetto VW è quello di creare collaborazioni strategiche per trasformare l’impianto in un centro di innovazione tecnologica, attivo in campi come Intelligenza artificiale, robotica e microelettronica. Con BYD a fare la sua parte.
Per il colosso cinese, l’operazione avrebbe un forte valore commerciale ma anche simbolico. Produrre in Germania significherebbe infatti poter associare i propri modelli al marchio “made in Germany”, ancora oggi sinonimo di qualità e affidabilità nel settore automotive.
I numeri del mercato interno, poi, sono dalla parte di BYD: in Germania ha venduto 3.438 auto solo a marzo, con un incremento del 327% su base annua.

L’apertura ai cinesi per abbattere i costi?
L’interesse per gli impianti europei di Volkswagen non riguarda in realtà solo BYD. Altri costruttori cinesi come MG (SAIC) e Xpeng stanno valutando opportunità simili. Una dinamica che riflette il momento di trasformazione dell’industria europea, alle prese con una capacità produttiva in eccesso e una domanda ancora incerta.
L’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, ha definito la condivisione degli impianti con costruttori cinesi una “soluzione intelligente” per ridurre i costi. Il gruppo tedesco punta infatti a ridurre la propria capacità produttiva globale da 12 a 9 milioni di veicoli.
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