«Non avremo più prodotti globali, ma prodotti regionali». Nelle parola di Alessandro Grosso, country manager di BYD Italia che avviciniamo a margine dell’inaugurazione dello showroom BYD del Gruppo Barchetti, a Bologna, c’è probabilmente il cambiamento più importante nella strategia del costruttore cinese. L’obiettivo di BYD non è più semplicemente esportare le auto sviluppate in Cina, ma costruire una presenza industriale e commerciale europea. Con centri di ricerca, design, produzione e una rete di fornitori locali. Una scelta che potrebbe cambiare gli equilibri del mercato nei prossimi anni.
La fine dell’auto globale, il ruolo di Milano e Budapest
Per anni molti costruttori hanno sviluppato modelli destinati a essere venduti praticamente ovunque. BYD sembra invece voler seguire una strada diversa. Secondo Grosso, il centro di ricerca e sviluppo di Budapest rappresenta il cuore della regionalizzazione dei prodotti: gli ingegneri lavorano su vetture pensate per le esigenze degli automobilisti europei, destinate anche alla produzione nello stabilimento ungherese.
Accanto alla ricerca cresce anche il centro stile di Milano, che entro fine anno arriverà a cinquanta designer. Un segnale chiaro: le future BYD europee saranno progettate sempre meno a Shenzhen e sempre più nel continente in cui verranno vendute.
Il vantaggio competitivo? La velocità decisionale
Un altro elemento emerge con forza dalle dichiarazioni del management: la rapidità decisionale.
Grosso rivendica una struttura aziendale capace di prendere decisioni «in cinque minuti, non in tre mesi di comitato», indicando proprio nella velocità uno dei motivi della crescita del marchio.
Secondo BYD, molti costruttori emergenti hanno impiegato sei anni per raggiungere l’1% del mercato nel Sud Europa e quattordici anni per arrivare al 3%. Il gruppo cinese sostiene invece di aver superato il 4% in meno di due anni. Una strategia che punta a correggere rapidamente gli errori e ad accelerare lo sviluppo dei nuovi prodotti.

Perché BYD continua a produrre quasi tutto in casa
Andreas Barchetti, il dealer che ha appena inaugurato lo showroom BYD di Bologna con il primo Flash Charging italiano, raccontando la visita al quartier generale di Shenzhen, spiega come a colpirlo sia stato il livello di integrazione verticale raggiunto dall’azienda, che produce internamente circa l’80% dei componenti.
Mentre i produttori europei – il Gruppo Barchetti ne rappresenta una decina – si orientano sempre più all’outsourcing di motori, cambi, sistemi frenanti e altri componenti. Questo può funzionare per le tradizionali tecnologie termiche, aggiunge, dove i margini di innovazione sono ormai sono ridottissimi. L’auto elettrica, viceversa, è ancora in una fase di forte evoluzione tecnologica. «La ricerca è ancora enorme su tutti i componenti – sintetizza Barchetti -. Per questo BYD preferisce mantenere il controllo diretto della filiera, riducendo i tempi di sviluppo fino a circa diciotto mesi, contro i quattro anni tradizionalmente necessari ai costruttori europei».
Fabbriche europee, ma senza joint venture

Interessante anche la posizione sulla produzione nel continente. Pur confermando un crescente utilizzo di fornitori europei e italiani per lo stabilimento ungherese, Grosso esclude l’idea di utilizzare in Europa joint ventures e linee produttive condivise con altri costruttori. La motivazione è sempre la stessa: preservare autonomia e rapidità decisionale. Una scelta controcorrente in un momento in cui molte case cinesi cercano partnership con gruppi europei per accelerare la penetrazione nel Vecchio continente. BYD è però convinta di riuscire a bruciare i tempi anche con la strategia del stand alone. E non fa mistero di puntare a un secondo stabilimento in Europa. «Quello in Ungheria l’abbiamo realizzato in due anni e sta partendo in questi giorni. Il prossimo lo compreremo».
Il manager non dice dove e indica il Vicepresidente del gruppo Stella Li, a pochi metri di distanza: «Questo può dirvelo solo lei». Ma pare che l’Italia non sia esclusa. «Abbiamo già una nutrita filiera di fornitori italiani…» conclude Grosso.
La sfida è diventare un marchio europeo
Ovviamente nemmeno Stella Li si sbilancia. Ma prendendo la parola durante la cerimonia di inaugurazione dello showroom bolognese, ribadisce che BYD non punta semplicemente a esportare automobili dalla Cina, ma a costruire un’identità europea fatta di ricerca, design, produzione e fornitori locali, mantenendo però il modello industriale che ne ha favorito la crescita: forte integrazione verticale, controllo della tecnologia e capacità di prendere decisioni rapidamente.
- LEGGI anche: “Flash Charging BYD/ Record assoluto di velocità al debutto in Italia” e guarda il VIDEO di Luca Palestini

