BYD ha avviato una causa contro il governo degli Stati Uniti per contestare i dazi del 100% imposti sotto l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Il costruttore cinese chiede il rimborso delle tariffe pagate da aprile 2025 e la restituzione di eventuali futuri oneri se le misure fossero giudicate illegittime.
La causa è stata depositata presso la U.S. Court of International Trade da quattro controllate statunitensi di BYD. L’azienda sostiene che l’IEEPA non autorizzi esplicitamente l’imposizione di dazi o tasse doganali generalizzate, rendendo quindi “illegittima” la raccolta delle tariffe basate su una serie di ordini esecutivi.
La vicenda potrebbe ridefinire i limiti dei poteri presidenziali in materia commerciale e influenzare l’accesso al mercato USA per l’intero settore automotive.

Un contenzioso che va oltre l’automotive
BYD è il primo costruttore cinese di auto noto ad aver presentato un’azione legale di questo tipo, ma non è un caso isolato. Oltre 1.000 aziende, tra cui gruppi come Toyota, Costco, Prada, Goodyear e Valero Energy, hanno promosso iniziative simili per ottenere rimborsi sui miliardi di dollari già versati.
Il cuore della disputa riguarda l’uso dei poteri d’emergenza da parte governativa per giustificare regimi tariffari estesi. Una questione ora oggetto di valutazione anche da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di tali misure. La decisione potrebbe stabilire se e in che misura l’IEEPA consenta l’introduzione di barriere commerciali su larga scala.

BYD, mossa strategica?
Secondo quanto riportato nei documenti giudiziari, le controllate USA di BYD hanno presentato una causa autonoma per tutelare il diritto al rimborso, qualora la Corte Suprema stabilisse l’illegittimità delle tariffe. Va da sè che senza una sentenza specifica a loro favore, il recupero delle somme non sarebbe garantito.
Attualmente BYD non vende auto elettriche negli Stati Uniti, ma è presente con camion elettrici, autobus, batterie, sistemi di accumulo e pannelli solari. È su queste attività – e sui materiali importati per la produzione – che gravano i dazi oggetto del contenzioso.
La mossa appare quindi strategica e preventiva, più che legata a un imminente ingresso nel mercato americano delle auto elettriche per privati. Tuttavia, qualora le barriere venissero ridimensionate, lo scenario competitivo negli USA potrebbe cambiare sensibilmente.
Implicazioni per il mercato globale
In gioco non c’è solo il rimborso dei dazi pagati da aprile 2025, ma la legittimità stessa dell’utilizzo dei poteri d’emergenza in politica commerciale. Se la Corte Suprema dovesse restringere l’ambito dell’IEEPA, si aprirebbe una fase nuova per le multinazionali che operano nel settore automotive e nelle rinnovabili, chiamate a valutare con maggiore certezza il rischio normativo negli Stati Uniti.
Per BYD, leader globale dell’elettrico e delle batterie, la partita è dunque legale ma anche strategica: difendere i margini nel mercato americano e, al tempo stesso, prepararsi a un possibile scenario di maggiore apertura futura.
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