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Bultaco, cuore da moto nel corpo di una bici

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Bultaco era un mito anni 70. Faceva sfracelli in pista, su asfalto e terra battuta, ma era una rarità in strada. Chi poteva permettersela? Forse anche per questo, dopo alterne vicende, chiuse definitivamente i battenti al passaggio del secolo. Ora resuscita, come Frankenstein, grazie a una scarica elettrica.

E come Frankenstein è un po’ qualcosa e un po’ qualcos’altro. Chi le ha ridato vita, la stessa famiglia del fondatore Paco Bultò con alcuni fondi di investimento, ha coniato una nuova definizione tagliata su misura del suo nuovo concetto: Moto-Bike. Molto più di una bicicletta elettrica a pedalata assistita, poco meno di una vera e propria moto fuoristrada. Tant’è che scorazza senza apparenti problemi su tracciati da cross e da trial, salti compresi. Ma presto scenderà dalle montagne e arriverà in città.

Succederà fra una decina di giorni all’Eicma di Milano, quando Bultaco aggiungerà un nuovo modello cittadino, la Albero, alla più sportiva serie del debutto, la Brinco. Entrambe rappresentano un concetto di mobilità urbana completamente nuovo: un mix tra motocicletta e bicicletta, che combina la propulsione elettrica regolata da una valvola a farfalla con una pedalata indipendente, che consente al pilota di regolare a suo piacimento il livello di sforzo da sostenere. Anche fino a zero, innestando la modalità di propulsione elettrica pura con velocità limitata a 45 kmh (ma in questo caso è necessaria l’immatricolazione) mentre con velocità limitata a 25 kmh e uso del pedale non è richiesta la targa.

Il motore è montato sul mozzo posteriore e eroga una potenza massima di 2 kW con una coppia di 60 Nm; alla massima potenza, in modalità sport, la batteria agli ioni di litio da 1,3 kWh garantisce un‘autonomia di 50 chilometri. Salgono a 100 se, in modalità Eco, il motore eroga solo 0,8 kWh di potenza. La batteria è allocata sul telaio, sopra i pedali, e può essere estratta in 15 secondi e ricaricata a casa in circa 3 ore. Medesima la piattaforma tecnologica per Bultaco Albero e  Bultaco Brinco, ma, nel primo caso, immagine e soluzioni tecniche sono state adattate all’ambiente urbano.

Il risultato è un veicolo dall‘aspetto retrò, che ricorda un po’ una café racer. Manovrabilità e leggerezza, però, restano quelle di una bicicletta con tanto di cambio a dodici rapporti, mentre robustezza e comodità sono quelle di una moto, con ammortizzatori anteriori a forcella e mono ammortizzatore centrale posteriore.

 

 

 

 

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