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Bufala da coronavirus: “Non è il traffico che inquina”

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“Non è il traffico che inquina”. Anche in tempi di coronavirus fioccano le bufale. L’ultima riguarda la concentrazione di polvere sottili, che non sarebbe scesa nonostante il lock-down imposto su tutta Italia. E’ una classica fake news, frutto di dati manipolati. E vi spieghiamo perché.

Le inequivocabili immagini riprese dai satelliti Esa della rete Copernicus che mostrano il crollo delle emissioni di ossidi di azoto a seguito del “lock down” da coronavirus, prima in Cina poi in ’Europa (e particolarmente in Italia), hanno messo in agitazione le lobby degli irriducibili del diesel. L’occasione per segnare  “in contropiede”  il gol del pareggio si è presentata nella seconda decade di marzo quando le Arpa regionali di Lombardia e Veneto hanno diffuso i risultati delle ultime rilevazioni delle centraline a terra che misurano le concentrazioni di polveri sottili in atmosfera.  Da esse risulta che PM 10 e PM 2,5, dopo una iniziale caduta, hanno ripreso a salire verso livelli di guardia nonostante un calo del traffico veicolare stimato attorno al 60%.

Pur con tutto il disgusto del caso, riproduciamo qui il più sguaiato dei commenti.   Successivamente, con più compostezza e con dati più aggiornati, è intervenuta anche la  Gazzetta Motori. Ma il messaggio è lo stesso: ecco dimostrato che non è il traffico che inquina 

Il traffico inquina? Ecco come stanno le cose

Stefano Tibaldi

L’abbiamo chiesto al climatologo Stefano Tibaldi, oggi consulente del CMCC (Centro euro-mediterraneo sul cambiamento climatico) e per oltre 10 anni direttore di Arpa Emilia-Romagna.  Prima di dargli la parola, però, dobbiamo specificare che il contenuto dei documenti delle Arpa della Lombardia e del Veneto è ben diverso da quel “Il traffico non inquina” che viene sbandierato.

 

Ma l’Arpa Milano segna dieci giorni sotto i limiti

A Milano la concentrazione media delle polveri sottili è sempre rimasta sotto la soglia d’allarme (50 microgrammi per metro cubo) per tutta la decade  3-12, con una media generale di 33,1 µg/ m₃; anche se, nota l’Arpa, il dato non è uniforme e il blocco più stringente del traffico dall’11 in poi non ha prodotto ulteriori miglioramenti.

E in Veneto è allerta zero dal 25 febbraio

Quanto al Veneto, il comunicato dell’Arpa dice che «le centraline Arpav non hanno rilevato valori bassissimi di inquinamento da polveri» e negli ultimi giorni del periodo, dall’8 al 13 marzo, «nel pieno delle misure restrittive, si sono avuti alcuni giorni di parziale stagnazione degli inquinanti e in tutta la regione si è registrato un trend di accumulo con aumento dei livelli di PM10 fino a concentrazioni oltre il limite giornaliero». In ogni caso «dal 25 febbraio il livello di allerta in tutta la regione è verde (livello 0)».

 

E’ il meteo che fa la parte del Leone in Padania

Dottor Tibaldi,  avremmo potuto aspettarci qualcosa di diverso?

La concentrazioni di inquinanti atmosferici come il particolato e gli ossidi di azoto in un certo luogo dipendono moltissimo non solo dalle emissioni ma dalla meteorologia. Anzi, nella loro variabilità su brevi periodi,  soprattutto dalla meteorologia.  Tanto che ci sono luoghi come il Nord Europa dove si emette molto ma le concentrazioni sono basse perché tira sempre vento, e luoghi come la Pianura Padana dove si emette magari anche meno, ma se il  meteo non aiuta si muore. Rivedendo la meteorologia di fine febbraio e marzo si nota chiaramente un primo periodo di tempo perturbato che sicuramente ha disperso le polveri sottili, seguito da un secondo, che dura tuttora, di alta pressione e aria stagnante. Questo spiega ampiamente perché negli ultimi giorni le concentrazioni di polveri sottili siano nuovamente risalite, o non siano scese tanto quanto era logico attendersi.

 Perciò bloccare il traffico stradale di auto termiche, o sostituire i motori termici con motori elettrici, servirebbe a poco?

 Assolutamente no. A parità di condizioni atmosferiche sicuramente la riduzione delle emissioni da traffico riduce l’inquinamento. Infatti nel periodo esaminato non si sono quasi mai sforati i limiti in Pianura Padana nonostante  l’alta pressione e l’assenza di piogge, mentre all’inizio di gennaio in condizioni meteo simili, abbiamo sforato per più di dieci giorni consecutivi.

 

Stesso meteo di gennaio, ma nessun sforamento

Gli irriducibili dell’auto termica sostengono però che i fattori principali di inquinamento non sono i veicoli, ma il riscaldamento domestico, l’attività industriale, le centrali termoelettriche.

 Gli inquinanti atmosferici si distinguono in due categorie. Quelli primari, facilmente identificabili, derivano dai riscaldamenti domestici a biomasse, come i pellet, e dagli scarichi dei motori diesel. Soprattutto quelli di auto e camion, ma incredibilmente anche quelli dei motori navali che in particolari condizioni di vento finiscono, dall’Adriatico o dal Tirreno, in quella specie di catino che è la Pianura Padana. Sono circa il 30% del totale degli inquinanti atmosferici.  Quelli secondari, il 70% del totale,  non sono identificabili perché perdono la memoria della fonte. Derivano quasi tutti dagli ossidi di azoto prodotti da ogni tipo di combustione. Anche qui il trasporto stradale ha comunque un peso significativo.

Da: La qualità dell’aria in Emilia-Romagna, Edizione 2018, ARPAE

Il traffico incide dal 30 al 40%. Il diesel soprattutto

Quindi il traffico inquina eccome; lo si può quantificare?

Sicuramente incide per il 30-40% del totale. Proprio Arpa Emilia-Romagna ha appena concluso un’analisi molto dettagliata i cui risultati saranno pubblicati a breve. Ma le indicazioni preliminari confermano gli ordini di grandezza che le ho detto.

Anche dalle immagini dal satellite si nota chiaramente che l’inquinamento è diminuito molto più in Cina che in Europa durante il periodo di lock down. Come lo spiega?

Nel caso della Cina, l’effetto del coronavirus pare si sia riflesso non solo sul traffico, ma soprattutto sulla produzione industriale quindi sulla domanda (e quindi sulla produzione) di energia elettrica, che in Cina dipende da impianti molto inquinanti, soprattutto a carbone.

 Sarà possibile quantificare in modo inequivocabile gli effetti del lock-down sull’ inquinamento atmosferico?

 Ripeto che i rilevamenti giornalieri delle centraline non possono essere indicativi di per sé. In particolari condizioni meteo la Pianura Padana raccoglie e trattiene per giorni perfino il particolato prodotto nei Pesi dell’Est Europa. E noi ce li respiriamo più e più volte, sempre gli stessi. Per quantificare l’effettiva diminuzione delle emissioni nette dovute al traffico veicolare occorrerà quindi analizzare i dati in un periodo di tempo più lungo e confrontarli con periodi analoghi dal punto di vista meteo.

In Emilia-Romagna hanno fatto i conti precisi

 Di seguito riportiamo alcuni stralci dell’”Aggiornamento dell’inventario regionale delle emissioni in atmosfera”  pubblicato nel marzo dell’anno scorso. http://www.arpae.it/dettaglio_generale.asp?id=3056&idlivello=1691

L’inventario prende in esame i seguenti inquinanti:  Ossidi di azoto (NOx)-Polveri totali sospese (PTS)- Polveri con diametro inferiore ai 10 micron (PM10)- Polveri con diametro inferiore ai 2.5 micron (PM2.5)- Biossido di zolfo (SO2)- Biossido di carbonio (CO2)- Monossido di carbonio (CO)- Ammoniaca (NH3)- Protossido di azoto (N2O)- Metano (CH4)- Composti organici volatili ad esclusione del metano (COVNM)- Benzo[a]pirene (BaP)- Metalli pesanti (As, Cd, Ni, Pb).

Ecco le conclusioni inquinante per inquinante

Le stime indicano il riscaldamento domestico a biomassa (MS2) e il trasporto su strada (MS7) come le fonti principali di emissioni legate all’inquinamento diretto da polveri, seguiti dalle attività produttive (MS4, MS3). Alle emissioni di NOx, che sono importanti precursori della formazione di particolato e di ozono, contribuiscono il trasporto su strada (MS7) per il 58%, le altre sorgenti mobili (MS8), la combustione nell’industria (MS3) il riscaldamento (MS2) e la produzione di energia (MS1).

Il principale contributo (98%) alle emissioni di NH3, anch’esso precursore di particolato secondario, deriva dalle pratiche agricole e dalla zootecnia (MS10). L’utilizzo di solventi nel settore industriale e civile (MS6) risulta il principale contributo antropogenico alle emissioni di composti organici volatili (COVNM) precursori, assieme agli ossidi di azoto, di particolato secondario e ozono. È la produzione di COVNM di origine biogenica, da specie agricole e vegetazione (MS10 e MS11), però la fonte che contribuisce maggiormente alle emissioni di questo inquinante. La combustione nell’industria (MS3) e i processi produttivi (MS4) risultano la fonte più rilevante di SO2, importante precursore della formazione di particolato secondario, anche a basse concentrazioni. Il CO è emesso dai trasporti su strada (MS7) per il 48% e dalla combustione domestica (MS2) per il 41%.

5 COMMENTI

  1. Trovo che sfruttare questo momento di crisi per portare avanti le proprie tesi (anche se giuste) sia da autentici avvoltoi.
    In quanto ai numeri, si può dire di tutto e di più.
    Soprattutto quando li si analizza armati di una robusta dose di preconcetti e con l’intento di dimostrare una tesi con la determinazione di un profeta e non con l’obiettività di uno scienziato o, almeno, di un osservatore obiettivo.
    Veramente spiacevole.

    • E’ appunto per questo che abbiamo deciso di andarci a “guardar dentro”, con l’aiuto di uno scienziato

  2. In un periodo di complotti mi pare aggiungere anche il seguente:
    Avete notato come il virus cinese sia comparso ed aumentato solo nelle regioni dove vi sono auto elettriche? Nei primi giorni la Norvegia ha avuto un picco. Tutto è iniziato in Cina, patria e leader dei veicoli elettrici. È evidente che il virus si trasmette attraverso i campi elettromagnetici che si emettono dalle batterie e dai motori elettrici. Dopo la Cina, la Corea, piena di auto elettriche, invece nel Giappone quasi niente. In Italia è iniziato al nord, dove vi sono auto elettriche ed ibride elettriche, ma in Europa è partito il tutto in Germania, piena di auto elettriche, e poi Norvegia e paesi scandinavi, Olanda, Francia e UK. In Spagna Madrid è dove ci sono auto elettriche. Nei paesi dell’est Europa, dove le auto elettriche non ci sono, i casi sono pochissimi o nulli. Per non parlare dell’Africa. L’india è confinante con la Cina, eppure niente Virus. l’Australia piena di batterie pur essendo isolata è piena di virus. California, New York, Washington State pieni di EV e pieni di contagi, invece il Texas quasi niente.
    Vi piace come teoria? Provate il contrario. Quasi quasi la diffondo, la mamma dei cretini è sempre incinta, qualcuno ci cade senza dubbio e magari faccio i soldi.

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