Dopo aver introdotto nel 2024 i dazi compensativi sulle auto elettriche a batteria, Bruxelles starebbe preparando dazi anche per le ibride plug-in (PHEV) prodotte dai marchi cinesi. Lo scrive il quotidiano tedesco Handelsblatt. Una scelta che arriva dopo la forte crescita delle vendite di questi modelli, finora rimasti fuori dal perimetro delle tariffe aggiuntive.
La strategia dei costruttori cinesi cambia direzione
L’introduzione dei dazi sulle auto elettriche ha modificato rapidamente le strategie commerciali dei principali costruttori cinesi. BYD, MG (SAIC), Chery e altri marchi hanno accelerato il lancio di modelli plug-in hybrid, veicoli che combinano motore elettrico e termico e che, fino a oggi, hanno pagato soltanto il normale dazio di importazione del 10%.
Il risultato è stato evidente soprattutto in Germania, dove BYD è arrivata a diventare il marchio leader del segmento PHEV, con una gamma che comprende modelli come Atto 2 DM-i, Seal U DM-i e Seal 6 DM-i Touring. E sta arrivando con una vettura game changer come la Dolphin G DM.i. In alcuni mercati europei le ibride ricaricabili rappresentano ormai circa il 70% delle immatricolazioni del costruttore cinese.
Bruxelles vuole chiudere la falla
Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca e riprese dalle principali testate specializzate europee, la Commissione Europea starebbe preparando dazi compensativi anche sulle ibride plug-in cinesi, nell’ambito di un’indagine sui sussidi pubblici concessi da Pechino ai propri produttori. Se ne sarebbe parlato al Consiglio europeo durante il vertice del 18-19 giugno.
L’obiettivo è evitare che i costruttori aggirino le misure già in vigore sulle elettriche pure, spostando semplicemente l’offerta verso modelli che restano in parte alimentati da carburanti fossili ma che possono beneficiare di prezzi particolarmente competitivi.

Anche in questo caso le tariffe dovrebbero essere differenziate per produttore, come già avviene per le elettriche. Tuttavia, gli analisti ritengono che possano essere mediamente inferiori, poiché nelle PHEV la batteria incide meno sul valore complessivo del veicolo.
Cosa potrebbe cambiare per il mercato italiano
Per l’Italia l’eventuale decisione potrebbe avere effetti importanti. Le ibride plug-in cinesi sono una delle categorie in maggiore crescita, grazie a prezzi competitivi e autonomie elettriche sempre più elevate, spesso superiori ai 100 chilometri dichiarati.

Molti modelli non sono ancora presenti in maniera massiccia sul mercato italiano, ma diversi costruttori stanno ampliando rapidamente la rete commerciale e hanno annunciato nuovi lanci per i prossimi mesi.
L’introduzione di dazi potrebbe quindi ridurre il vantaggio di prezzo rispetto ai marchi europei, coreani e giapponesi, pur senza cancellarlo del tutto. Resta inoltre aperto il tema delle produzioni localizzate in Europa: diversi costruttori cinesi stanno investendo in stabilimenti europei proprio per limitare l’impatto delle future barriere commerciali.
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