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Breve storia di Punto, Partner e altri mezzi “inerenti”

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Fabio Galletti con la sua Partner

 

Dalla Punto “pistonata” al Peugeot Partner. Fabio Galletti abita ad Alagna Valsesia, località  Riva Valdobbia. Insomma, in alta montagna. E’ proprietario della Ferramenta Acero Rosso e usa l’auto per lavoro,  per rifornire il negozio e recapitare prodotti ai clienti sparsi nella valle. Da un anno ha optato per l’auto elettrica. Scoprendo che la mobilità alla spina migliora la vita, ma non la stravolge. Tanto che quasi si dimentica  di essere un automobilista “speciale”. Ecco il suo racconto.

di Fabio Galletti

Sei chilometri d’autonomia residua: primo viaggio elettrico. Anzi, no, non il primo. Facciamo un passo indietro. Tralasciamo la fascinazione giovanile per il pandino FIAT con batterie al piombo su un Quattroruote d’antàn: al punto, o meglio alla Punto, arrivai nel 2016. Trattata in lire, pagata coi primi euro, la mia FIAT Punto 1.1ES 2a serie aveva pistonato 14 anni e 160.000Km. Stava perdendo colpi.


Il concessionario di Vercelli mi prestò una LEAF full optional da provare.
22kWh di batteria, una sola colonnina per 190km + 1km di dislivello per arrivare a casa. Il Giurassico, praticamente.
Girai cautamente in elettrico tre giorni, nessun problema, ma non c’erano i soldini: la Punto passò il collaudo per grazia ricevuta e la Leaf restò laggiù.

2018, la Punto era moribonda

Intanto mi ero fatto una cultura: sul kWh e sull’antropologia fiscale. Non sono una persone normale che può guidare un mezzo normale: io sono una partita IVA e devo guidare un mezzo inerente.

“Buongiorno, vorrei un mezzo inerente.” !?!

Leaf? Zoe? Non inerenti. Sono un ferramenta, inerente al mio essere ferramenta è il furgone. Una LEAF si può immatricolare autocarro. Ma se la carrozzeria è da auto, è un’auto “non inerente” per il fisco. Quindi: un furgone nato furgone “inerente”.
Chiedo per un Kangoo ZE inerente, stava uscendo il nuovo 40kWh: finisco a parlare con uno che non sapeva niente di niente di niente e sotto sotto però un bel benzina inerente, magari… Preventivo pesante e qualche mese per la consegna.

La Punto ormai gorgoglia

Intanto, nell’usato, scopro un lotto di Peugeot Partner e Citroen Berlingò electric (identici: cambia solo il marchio): obsoleti già per lo stato dell’arte 2018, ma fiscalmente inerenti.
Batteria 22kWk, riscaldamento a resistenze. Ma connettore fast CHAdeMO, mentre il Renault aveva solo Tipo2 7kW. Chiavi in mano, Partner base a Km0 per 13.900euro + IVA. Inerente al finanziamento della banca, pure.

Com’è, come non è, il 29 marzo 2018 ero su un carro attrezzi, Pedemontana da Lecco direzione Piemonte. Mi spaventava l’idea di restare a piedi facendo il giro da Milano via le poche FAST di allora. Quindi mi accordai col concessionario: il Partner inerente me lo portava sul carro attrezzi fino al Ticino, e da lì avevo l’autonomia teorica inerente all’arrampicarmi a casa. Arrivai davanti al negozio con sei (6) chilometri d’autonomia, come si diceva all’inizio. Range Anxiety, non ti temo.

Primo viaggio elettrico col mio Partner

Da lì, è stato tutto in discesa. La cosa che ha richiesto più tempo, tipo una settimana, era non cercare la frizione ai semafori: dopo 28 anni di cambio manuale, mi veniva istintivo. Ho piantato un paio d’inchiodate schiacciando col piede sinistro il freno a fondo.
Ma dopo un paio di spaventi, che relax, senza marce e col motore che ha coppia dappertutto, pronto per accelerate da teppista. Il Partner è analogico. Ha le lancette. Uno schermino LCD con tre dati in croce. Retrò, rispetto al quadro “Enterprise” di molte EV – ma non mi sono mai impegnato a far quelle statistiche su cui mi ero fissato “prima”.

Primo viaggio: range anxiety

Ero partito esagerato anche per la ricarica casalinga. Wallbox Mennekes, alzato il contatore a 4,5kW. É un anno che ricarico la notte ad 8A sulla linea “provvisoria” che avevo fatto mettere dal quadro a una presa Schuko buona. Forse la wallbox lo metterò quest’estate, perché fa “bella figura” in negozio, attira clienti curiosi. E ormai ce l’ho, qualcosa ne devo fare.

Tutto molto easy

Lo spreco di energie mentali pre-acquisto è stato enorme. Per niente. Ed essendo il Partner niente di più e niente di meno di un berlingò inerente, nessuna sorpresa: è il classico “furgoncino bianco”, un mezzo così comune da essere invisibile. Poi, il mio Partner è inerente ai milletrée. Ho 36km “gratis” scendendo dal monte al piano, 1113 a 450m s.l.m.: arrivo al fondovalle con la lancetta nello stesso posto che aveva in cima, anche a riscaldamento acceso. Ovvio, è inerente il primo principio della termodinamica: dall’ultima colonnina del fondovalle devo ripartire con metà “serbatoio”, in teoria una cinquantina di km contro i 36 che mi servono, o non arrivo in quota – o ci arrivo, arrancando a 30km/h. Ma, niente panico: sono bastate un paio di prove per far quadrare autonomia e commissioni “solite” – e, in caso, le colonnine a valle son cresciute come funghi. Le rare volte davvero fuori raggio, alla fine sono andato e tornato senza impazzire. I piani B studiati a tavolino erano un conforto morale, poco più.

Basta farci l’occhio

Una cosa inerente a cui devo ancora fare l’occhio è l’inverno in montagna.
Batterie fredde, il riscaldamento abitacolo, l’auto pesante sulla neve.
Non ci ho fatto l’occhio perché l’inverno 2018-2019: non pervenuto.
Niente picchi veri di freddo, niente neve. La carica sembrava un po’ lenta, così, a spanne.
Vediamo se il prossimo inverno c’è un inverno, e ne riparliamo.

La sfida del pellet

É venuta fuori chiacchierando col mio fornitore di pellets a Km0: carico 30 sacchi, 450Kg, e mi sfotte se ‘sto coso a pile’ riuscirebbe a portarli a casa sua, che fa fatica col suo Berlingò (mezzo gemello del mio, ma diesel). Abita in una frazione alta, strada con pendenze del 10%. Una roba da fare in prima. Se ce l’hai, una prima. E io che ho solo un pomello PRND? Boh?


Mi trovo con 450kg di zavorra, un quintale di guidatore e un Berlingò/Partner che pesa un ulteriore quintale più del diesel. 2150Kg su quattro pneumatici. E del tempo da perdere. Provo.
Va.
Nessun rumore strano dal motore, nessuno sforzo apparente, nessuna lucina, neanche uno scricchiolio dal telaio. Pesto sull’acceleratore a tre quarti di potenza, va su lento e pulito. Arrivo, mi faccio la foto, giro e torno giù. 2 tonnellate e rotti + gravità + pendenza 10%, devo usare anche i freni a disco oltre alla rigenerazione, ma scendo come son salito.

E in realtà è tutto qui

Appena girato l’anno ed il primo tagliando a 10.000Km, l’auto elettrica è normale.
Sostituisce la vecchia auto a pistoni, costa meno di “benzina”, è più semplice da guidare.
Ma non mi accorgo di avere un mezzo diverso, non ho cambiato vita – o forse si, ma le abitudini si sono modificate senza sforzo.
Il trauma non è stato passare all’elettrico, ma a un furgone inerente senza vetri dietro per far retromarcia.

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