C’è un continente che sta installando pannelli solari a una velocità impressionante, e non è l’Europa. Con 17 GW installati nel 2026, il boom del fotovoltaico in Africa non è più una promessa; è già realtà.
Secondo i nuovi dati di Ember Energy, nel 2026 il continente ha installato 17 GW di nuova capacità solare, il 45% in più rispetto all’anno precedente. Ma il numero che forse rende meglio l’idea della trasformazione in corso è un altro: circa 100 mila pannelli solari installati ogni giorno nell’ultimo anno. E la cosa più interessante è che questa volta non stiamo semplicemente parlando di pannelli importati.

Prima arrivavano i pannelli. Ora vengono installati
Esattamente un anno fa il fenomeno aveva già fatto drizzare le antenne.Le esportazioni di pannelli solari cinesi verso l’Africa erano aumentate del 60% nei dodici mesi precedenti a giugno 2025. Il dubbio, però, era legittimo: quei pannelli erano davvero finiti sui tetti e nei campi fotovoltaici oppure stavano semplicemente accumulandosi nei magazzini?
Ora Ember ha potuto verificare che una quota consistente è stata effettivamente installata. Considerando Africa, Medio Oriente e America Latina, circa il 73% delle importazioni cinesi di pannelli risulta installato, con un ritardo medio di circa sei mesi tra l’arrivo delle apparecchiature e la loro installazione.
Insomma: il boom delle importazioni non era soltanto un gigantesco magazzino di pannelli cinesi. Era l’anticamera di una nuova capacità elettrica. E adesso quella capacità sta emergendo nei dati.
36 Paesi verso il record
Il fenomeno non è concentrato in una sola grande economia. Su 54 Paesi africani, ben 36 sono sulla strada per raggiungere nel 2026 il loro record di nuova capacità solare. E in 19 Paesi la crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente supera addirittura il 100%.
Alcuni numeri sono impressionanti:
- Repubblica Democratica del Congo: +544%
- Zimbabwe: +282%
- Egitto: +176%
- Zambia: +117%
- Sierra Leone: +97%
Sono percentuali che in Europa sembrerebbero quasi impossibili per mercati già maturi. In Africa, invece, raccontano un’altra storia: quella di Paesi nei quali il fotovoltaico sta partendo da livelli relativamente bassi e può crescere molto rapidamente.
Il fotovoltaico dove la rete non arriva
C’è poi un dettaglio fondamentale per capire perché il solare può correre così velocemente in Africa. Il fotovoltaico può essere installato direttamente vicino al luogo in cui serve l’elettricità, sui tetti, nelle aziende, nelle comunità rurali e insieme a sistemi di accumulo senza necessariamente costruire prima una gigantesca rete elettrica e poi collegarvi milioni di nuovi utenti.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Ember: circa tre quarti della nuova capacità solare africana è distribuita, cioè installata in sistemi che possono essere difficili da intercettare nelle statistiche ufficiali. Il risultato è che il boom potrebbe essere persino più grande di quello che raccontano i numeri tradizionali.
Con i pannelli cinesi, l’Africa costruisce il suo sistema energetico
Il protagonista industriale di questa accelerazione è la Cina. Le fabbriche cinesi hanno una capacità produttiva enorme e i prezzi dei pannelli hanno reso il fotovoltaico accessibile a mercati che fino a pochi anni fa avevano un accesso molto limitato alla tecnologia. Ed è una dinamica che può cambiare rapidamente il sistema energetico di Paesi dove la domanda di energia è destinata a crescere per decenni.
Inoltre il Continente dispone di limitate risorse fossili e la stragrande maggioranza dei Paesi è costretta ad importare la totalità dei combustibili tradizionali necessari ad alimentare il proprio sistema energetico. Con l’impennata dei prezzi innescata dalle crisi geopolitiche, negli ultimi anni trovare un’alternativa più economica e più sicura a petrolio e gas è diventata per molti Stati africani l’unica possibilità di mantenere una traiettoria di sviluppo.
E qui entra in gioco anche l’auto elettrica
Se l’Africa riesce ad aumentare rapidamente la produzione di elettricità da fonte solare, crea anche le condizioni per una maggiore elettrificazione dell’economia, e in particolare dei trasporti. Non necessariamente partendo dalle automobili private, come è avvenuto in buona parte dell’Europa. In molti mercati africani il percorso sta partendo da moto elettriche, scooter, tricicli, autobus e veicoli commerciali, cioè mezzi utilizzati intensamente ogni giorno e per i quali il costo dell’energia può avere un peso importante.
La diffusione di fotovoltaico e batterie può inoltre rendere possibile la ricarica anche lontano dalle grandi reti urbane. Prima ancora di chiedersi quante auto elettriche circoleranno in Africa, quindi, bisogna guardare a quanta elettricità pulita sarà disponibile. E il dato del 2026 dice che la risposta sta cambiando molto velocemente.
L’Africa potrebbe saltare una fase
Questo è forse l’aspetto più interessante del fenomeno. L’Africa non deve necessariamente replicare il percorso energetico seguito dall’Europa con grandi centrali, grandi reti, combustibili fossili peri motori termici dei mezzi di trasporto e solo successivamente una massiccia diffusione delle rinnovabili. Con pannelli sempre più economici, batterie e sistemi distribuiti può saltare alcune fasi dello sviluppo tradizionale.
Del resto questo è già successo almeno in un altro settore: quello della telefonia. Dove non esisteva una rete capillare di telefonia fissa, si è poassati direttamente alla telefonia mobile. Ora potrebbe accadere qualcosa di simile con l’energia.
- Settimana elettrica: guarda anche il VIDEO di Marco Berti Quattrini




Penso che in Africa ci siano altri problemi, altrimenti perchè arriverebbero in massa con sbarchi piu’ o meno legali a cercare la terra promessa?
Bisogna fare in modo che quella gente abbia da che vivere nella terra di origine perchè l’Africa non puo’ trasferirsi in Europa aspettando la manna dal cielo….
Altro che fotovoltaico…..
Non riesce a capire che la penuria di energia è proprio uno dei motivi per i quali milioni di africani cercano di scappare?
Ah scappano per la penuria di energia secondo lei?
I flussi migratori si dividono in due grandi categorie: spostamenti “per disperazione” e spostamenti “per aspirazione”.
Per disperazione, non so cosa pensano di trovare in europa…
Per aspirazione, la maggior parte hanno delle competenze tali che vanno a raccogliere pomodori sfruttati e sottopagati spesso da caporali loro connazionali che li svendono ad agricoltori locali senza scrupoli, oppure delinquono in ogni città italiana.
Solo una piccola parte mette in piedi qualche cosa di buono…..
Lei sa qualcosa dell’Africa o parla per sentito dire? Immagini di vivere in un villaggio senza corrente elettrica e ci dica cosa farebbe.
Immagini di non aver da mangiare…….
Esattamente quello che succede se non hai disponibilità di energia. Faccia un viaggetto in Africa, tipo Mali o Burkina faso, e forse capirà
..energia economica all’africa
..aggiungo anche dare più risorse all’Ucraina per difendersi
egoisticamente permette di evitare spese future in altre guerre a confine europa e/o che poi diventino immigrati da noi; pensa anche solo 300.000 Ucraini che vengano in Italia disponibili a fare lavori sia come badanti/infermieri che come tecnici/ingegneri ma disponibili a salari più bassi degli Italiani, sarebbe uno sconvolgimento per i nostri “nazionalisti”
— un giornalista riporta che Italia negli ultimi 3 anni ha donato risorse a Ucraina per 17 euro a persona all’anno (una pizza e una birra), e abbiamo pure la faccia tosta di farci polemiche politiche, senza mai citare le cifre;
— Danimarca e Norvegia circa 2000 euro a persona all’anno
Sicuramente molti paesi africani saranno fortissimi nello sviluppo delle rinnovabili.. ma dovranno essere altrettanto forti e veloci nelle distribuzioni di adeguati sistemi BESS altrimenti si rischia che vada sprecata gran parte dell’energia prodotta, analogamente a quanto accade anche in Italia; secondo ARERA nel 2025 abbiamo sprecato 802 GWh di energia rinnovabile per la congestione della rete e insufficienza di capacità di accumulo. (640 GWh derivano dall’eolico e 162 GWh dal fotovoltaico, nel 2026 già stati tagliati 224 GWh di energia eolica e 182 GWh di energia fotovoltaica anche se stanno aumentando gli accumuli).
Ovviamente tra gli oviettivi europei (ed italiani) ci sono anche numerosi progetti di collegamento transmediterraneo per importare grandi quantità di energia prodotta in (nord) Africa quindi la crescita delle F.E.R. anche presso i nostri “vicini di casa più a sud” può costiture una grande risorsa (ed essere realizzabile in tempi molto rapidi rispetto ai programmi nucleari).
un conoscente che è responsabile manutentore per la rete elettrica in Sardegna, un anno fa mi accennava che quando il vento è forte vengono fermati parte dei parchi eolici, perché non avevano ancora gli stoccaggi energia e allora in quel momento la potenza di picco avrebbero saturato la rete..
che però non significa che in altri momenti la produzione attuale rinnovabile sull’isola sia sufficente, sono ancora lontani da questo.. significa piuttosto che non avevano ancora accumuli di energia, e neppure abbastanza collegamenti per sfogare il picco verso l’esterno dell’isola
peccato i tanti policiti e giornalisti e capipopolo furbetti che combattono in sardegna le installazioni degli accumuli, il repowering dei parchi elici su terra, i parchi off-shore, e gli impianti fotovoltaici a terra, il potenziale ottenibile da loro sarebbe alto anche con sforzi modesti
Interessante il paragone con la telefonia dove l’Africa ha saltato il passaggio per la rete fissa