Il boom degli e-bus è certificato da Anfia: + 200% nei primi quattro mesi del 2026 rispetto all’anno precedente. Benissimo l’idrogeno con + 2.850. Ma oltre i numeri bisogna sottolineare che conta la coda finale dei finanziamenti Pnrr che scade a giugno. Sull’idrogeno si è passati da 6 autobus a 177 ma ben 127 sono quelli acquistati da Tper per il bolognese. Nel resto d’Italia poche unità. Brutti numeri per gli autocarri elettrici: da 310 a 126, vendite dimezzate. Qui il discorso è anche politico: diversi incentivi al settore, ma non molto più alti quelli per i mezzi a batteria. Rimborsi per i pedaggi? Uguali per Euro VI ed elettrici.
Crescono gli e-bus, tonfo metano e ibridi diesel
Nei primi quattro mesi del 2026 il mercato degli autobus mostra una crescita complessiva del 30,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 1.830 a 2.384 immatricolazioni. A trainare l’aumento sono soprattutto le alimentazioni a zero emissioni. Alla faccia di chi teorizza il calo delle vendite a causa dell’elettrico.

I bus elettrici a batteria (BEV) registrano un vero balzo in avanti: 707 unità contro le 227 del 2025, pari a un incremento del 211,5%. Ancora più impressionante la crescita dell’idrogeno, che passa da 6 a 177 mezzi, con un +2.850%. Ma ricordiamo il caso Bologna. Tra le alimentazioni tradizionali, il diesel rimane dominante e cresce comunque del 25,5%, salendo da 1.021 a 1.281 veicoli. In calo invece il metano, che perde il 57,4% (da 411 a 175 unità), e gli ibridi diesel (HEV), che scendono del 79,4%.
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Stabili gli autobus a GNL, mentre gli ibridi metano/elettrico mostrano una lieve flessione (-25%). Il quadro complessivo evidenzia quindi un mercato in forte espansione, con una crescita significativa delle tecnologie elettriche e a idrogeno, pur in un contesto in cui il diesel continua a rappresentare la quota principale delle immatricolazioni. Senza dimenticare la botta positiva dei fondi europei del Pnrr.
Servono nuovi fondi per il post Pnrr degli e-bus
«Il comparto autobus conferma il trend positivo, ma i risultati restano fortemente influenzati dalle risorse straordinarie del Pnrr, che in questi anni hanno generato un andamento del mercato a fisarmonica. Ricordo, infatti, che il 2025 si è chiuso con un calo per il settore di quasi il 16% rispetto al 2024». Parole di Paolo Marini, presidente della sezione Autobus di Anfia.
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«Con l’imminente fine del piano è quindi necessario implementare una nuova strategia per garantire stabilità e continuità operativa alla filiera: risorse strutturali proporzionate alle necessità di rinnovo del parco autobus, anche per assicurare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della CO₂ e la piena applicazione della clausola Made in EU, prevista anche dal nuovo codice degli appalti, a tutela della filiera industriale europea rispetto alla crescente concorrenza asiatica». C’è da capire il post Pnrr, anche se in queste settimane i bandi dedicati all’elettrico con altri fondi.
Si dimezza l’elettrico, poche misure di sostegno
Nel primo quadrimestre del 2026 il mercato degli autocarri con massa superiore a 3.500 kg mostra un andamento complessivamente positivo, con una crescita del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 (da 9.411 a 9.840 unità). Il risultato è però frutto di dinamiche molto diverse tra i vari segmenti.
Gli autocarri pesanti oltre 16 tonnellate continuano a trainare il settore: nei primi quattro mesi dell’anno crescono dell’8,3%, passando da 7.718 a 8.360 immatricolazioni. In calo invece i medi (3,5–16 tonnellate), che perdono il 12,6% rispetto al 2025.

Guardando alla tipologia, i trattori stradali confermano il loro ruolo centrale nella logistica: +17,7% nel periodo gennaio–aprile (da 4.525 a 5.326 unità). I cabinati mostrano invece una flessione del 7,6%. Segno positivo anche per il comparto rimorchi e semirimorchi, che cresce del 6,6% nel quadrimestre, raggiungendo 4.989 unità. I rimorchi aumentano del 4,5%, mentre i semirimorchi segnano un +6,9%.
Sul fronte delle alimentazioni, il mercato resta dominato dal diesel, che cresce del 7,4% e raggiunge 9.578 immatricolazioni. Fase di debolezza dei veicoli a batteria (BEV), che scendono del 59,4% (da 310 a 126 unità), e dei mezzi a GNL, in calo del 60%. In controtendenza il metano (+90,6%) e gli ibridi diesel (+87,5%), pur restando su volumi molto contenuti ovvero poche unità.
Da Anfia il messaggio: “Si renda operativo il piano da 590 milioni”
Luca Sra, Delegato Anfia per il trasporto merci, sottolinea come la situazione del settore resti complessa: «A pesare sono una congiuntura economica sfavorevole, l’aumento dei costi operativi e un quadro di mercato sempre più incerto per le imprese. In un contesto aggravato dalle tensioni geopolitiche e dal caro carburanti, è necessario un intervento immediato. Occorre dunque che il Governo valuti in maniera tempestiva di rendere operativo il piano straordinario da 590 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare, annunciato lo scorso dicembre».
Allo stesso tempo l’associazione chiede altre misure: dalla reintroduzione di incentivi fiscali per gli investimenti in beni strumentali ecologici e nell’impiego di carburanti alternativi, fino al riconoscimento del ruolo strategico del noleggio a lungo termine nella diffusione delle tecnologie a zero emissioni. «Senza interventi rapidi, concreti e strutturali, il rischio è quello di rallentare drasticamente il percorso di rinnovamento e decarbonizzazione dell’autotrasporto italiano, compromettendo competitività e sostenibilità del settore». Posizione simile è espressa da Massimo Menci, presidente della sezione rimorchi di Anfia.
C’è da aggiungere che spesso gli interventi, compresi i bandi regionali, rispetto ad altri Paesi europei non danno un vantaggio significativo alla scelta elettrica. Senza dimenticare che si sono investiti centinaia di milioni di risorse pubbliche sulla ricarica per le auto mentre siamo a zero per i camion.
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